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29/11/23 ore

Rimestare, la vera tradizione dell'informazione italiana


  • Roberto Granese

Sono anni che i vizi da Malebolge insiti dal Trecento nell’antropologia culturale del popolo italiano tendono a creare una fame spasmodica, prontamente saziata dai media, nei confronti di polemiche, polemicucce, scismi, spaccature, critiche unilaterali e ricerca del vizio di fondo che unifica nel comune destino di ruffiani, adulatori, ipocriti, ladri, seminatori di discordia e falsari un po’ tutti, dal vicino di pianerottolo, al Cardinale o al Presidente della Repubblica; se poi si può far leva sul lato “umano” di personaggi che della loro “rigida” condotta fanno una bandiera, il gossip dell’inciucio all’italiana è soddisfatto pienamente.

 

Questo spiega, al di là degli eventi ultimi, il parlare, lo sparlare, l’accentuare ed il suggerire, a volte non a torto (del resto i vizi culturali dell’italiano medio non sono alieni alla cosiddetta classe dirigente), scismi e divergenze anche nei gruppi politici più sparuti o settari.

 

È accaduto a destra a Sinistra, al Centro e nelle aree più estremiste e periferiche del quadro politico italiano, compresi i Radicali. È storia antica il “diverbio” che ogni tanto si ricrea tra i personaggi dell’attuale sparuto mondo che gravita intorno al Partito Radicale di Pannella ovvero Pannella stesso e l’attuale ministro degli Esteri Emma Bonino. In realtà il “caso” ultimo è stato ridimensionato dallo stesso creatore, Pannella, che, nel suo consueto discorso sullo stato delle cose nell’universo mondo che occupa la trasmissione pomeridiana della domenica di Radio Radicale, aveva, il 5 gennaio, rilevato alcune “mancanze” del ministro degli Esteri nello spendersi per la campagna, ormai pluriennale, che i Radicali stanno compiendo per l’amnistia ed il ritorno nella legalità dello Stato Italiano.

 

Il “J'accuse”, se così si può dire, pannelliano è stato ripreso da un articolo del 10 gennaio, a firma Dimitri Buffa, in cui si riportava la vicenda inserendo il particolare che il non forte contributo della leader radicale poteva essere imputabile al fatto  che, l’essere del ministro Bonino vicino a determinati ambienti “dalemiani” le aveva consentito di percepire una irremovibile indisponibilità di quella pur rilevante parte politica a trattare la “questione giustizia”(cosa di cui, conoscendo la storia e gli equilibri di potere dello stato corporativo partitocratico, non ci si meraviglierebbe affatto).

 

A mettere la parola fine sulla questione ci ha pensato, come anticipavo, lo stesso Pannella che ieri ha dichiarato che il ministro Bonino poteva usare il patrimonio accumulato dal PRNTT come base preziosa ed esclusiva per la sua attività di governo, che non esisteva in realtà una contrapposizione tra le posizioni del partito e le attività del ministero anzi c’erano le basi per un fecondo contributo alla definizione della politica estera e infine che, che Emma avesse commistioni con quello lì (D’alema) era una “stronzata” e la sua partecipazione a certe riunioni era perfettamente compatibile con il suo status di ministro.

 

Un’altra bolla di sapone e un doversi destreggiare del leader radicale per ridimensionare un, forse eccessivo, casus belli che, nel fiume domenicale “abilmente diretto” da Massimo Bordin aveva forse straripato.

 

Al di là di tutto questo già Eraclito qualche migliaio di anni fa diceva  “Polemos è padre di tutte le cose, di tutte re” quindi la meraviglia rimane estranea a questa faccenda mentre non rimane estranea la ricerca di una sintesi di superamento del confitto tramite delle considerazioni che possano arricchire il quadro interpretativo: se è indubbiamente vero che il ministro Bonino si sta spendendo più e meglio di tanti suoi predecessori nell’attendere al compito istituzionale attribuitole e anche vero che lo si deve anche a Pannella  se esiste una rappresentanza radicale nel governo Letta-Napolitano.

 

Se è altresì vero che la “non fiducia” della rappresentante radicale nell’esecutivo nei confronti della possibilità dell’amnistia era stata pubblicamente rivelata, è vero anche che, almeno per come lo ricordiamo dalle battaglie su divorzio ed aborto, il “metodo” radicale consiste nell’aggregare intorno ad un tema terremotante che crea contraddizioni fino ad innestare il seme del cambiamento…non a verificare una indisponibilità ed incassare la sconfitta dirottando su una mera esecuzione puntuale e credibile dei compiti assegnati.

 

Detto questo si sa che la situazione politica attuale non è certamente quella della metà degli anni settanta del secolo scorso e che anche i personaggi sopravvissuti a quell’epoca non possono essere gli stessi. Inutile dire quanto siano state essenziali all’epoca determinate analisi della società in cambiamento e le azioni politiche che ne sono, o non ne sono, scaturite… inutile aggiungere che ci sono stati anche all’epoca errori di cui ancora oggi si paga il fio.

 

Quello che oggi sfugge è probabilmente uno scollamento delle interpretazioni da quella società che è oggi il frutto di decenni di appestamento… ma questa è un’altra storia.

 

 


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