Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

23/06/24 ore

Grillo, le stelle non brillano più


  • Ermes Antonucci

Il calo del 15% registrato dal Movimento 5 Stelle nelle elezioni in Basilicata (rispetto alle elezioni politiche del febbraio scorso) ha spinto nelle ultime ore i grillini più ortodossi ad aggrapparsi alla classica distinzione tra elezioni nazionali ed elezioni locali. Un distinguo certamente da non sottovalutare, ma che in questa occasione appare più che mai inadeguato a spiegare le ragioni del declino pentastellato.

 

Il tentativo disperato – espresso, per esempio, dal vicepresidente grillino alla Camera Luigi Di Maio – di evocare la bassa affluenza alle urne (47,6%) per rivalutare il risultato ottenuto dal proprio partito nelle regionali lucane, contiene al suo interno una serie infinita di contraddizioni. Rappresenta innanzitutto una giustificazione imbarazzante, per un movimento che si prefigge di rilanciare l’interesse dei cittadini nei confronti della politica, attraverso meccanismi di partecipazione (teoricamente) rivoluzionari e non più fittizi come quelli propri di una Casta partitica ormai composta solo da “ladri e corrotti”.

 

In Basilicata non è successo niente di tutto ciò. Nessuna sollevazione popolare con a capo un ex comico. Anzi, a far notizia è stato un altro 15%: quello relativo al calo dei votanti rispetto alle precedenti elezioni regionali del 2010 (62,8%). Lungi dal poter essere considerata la causa principale del cattivo esito elettorale, è stata proprio l’alta astensione ad aver manifestato l’effetto della crisi del M5S. A dare uno schiaffo ulteriore allo spirito rivoluzionario dei grillini, poi, ci ha pensato anche un incredibile 8,85% di schede nulle o bianche (quindi da sottrarre al già misero 47% di votanti). Un segnale di disaffezione politica forte e chiaro, che ha preferito passare attraverso il canale dei voti nulli piuttosto che quello del M5S, sottratto così del suo fondativo ruolo di catalizzatore antipolitico.

 

Il mini-tour di Beppe Grillo nelle terre lucane questa volta non ha funzionato. Ma mente i difensori d’ufficio del Movimento evidenziano la brevità della campagna elettorale “sul campo” del loro leader (dipingendo, indirettamente, il proprio candidato governatore come un fantoccio incapace di emettere voce in modo autonomo), il dubbio di molti stavolta è che ad aver determinato l’insuccesso pentastellato sia stata una valutazione negativa, da parte degli elettori, dell’azione politica portata avanti finora dalla compagine grillina.

 

Non saranno state credibili, inoltre, le parole pronunciate da Grillo in piazza sul funzionamento interno del movimento (“Le leggi che presentiamo in Parlamento le discutiamo online tutti insieme”), in particolar modo dopo le espulsioni dei vari parlamentari/consiglieri per mano sua (e di Casaleggio), e della vicenda che visto coinvolto, proprio in Basilicata, Giuseppe Di Bello, colui che nelle primarie online era stato indicato dagli attivisti come il proprio candidato alla presidenza della regione, ma che poi è stato escluso dallo stesso Grillo per l’emergere di una sentenza in primo grado legata alle sue lotte ambientaliste (della quale, però, l’ex comico sembra fosse già a conoscenza).

 

Insomma, troppo è accaduto negli ultimi mesi per credere che il fallimento in Basilicata del M5S non sia stato dettato da riflessioni più generali sull’intero progetto politico di Grillo. Un’osservazione che ha trovato d’accordo persino il candidato governatore del Movimento (quello “vero”, presentato dopo il caso Di Bello), Piernicola Pedicini: “Crollo M5S? Hanno pesato anche le vicende nazionali. Colpa anche della pubblicità negativa sull’alleanza con il Pd e sulle espulsioni”.

 

Mentre sul suo blog ammette che “i fuoriusciti del M5S potrebbero aumentare”, Beppe Grillo si prepara per il terzo V-Day del prossimo 1 dicembre, dopo i primi due tenuti nel 2007 e nel 2008. Se, tuttavia, i primi due V-Day erano stati organizzati dal blogger genovese per specifici obiettivi politici (legge elettorale e Parlamento Pulito nel primo caso, libera informazione nel secondo), stavolta il V3-Day è stato lanciato con un generico appello alla mobilitazione: “Dobbiamo vedere la realtà con nuovi occhi, aprirci la strada verso il futuro. Noi non molleremo mai, è bene che loro lo sappiano. Vogliamo vincere le prossime elezioni, a iniziare da quelle europee. La prossima volta per impedirci di andare al governo dovranno mandare i carri armati. In alto i cuori. A Genova!”.

 

Il tono da “marcia su Genova”, come è possibile notare, conferma quanto alla base di questo appuntamento si collochino interessi meramente elettorali piuttosto che politici.


Aggiungi commento