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03/07/22 ore

Il Pd e gli intellettuali di complemento


  • Ermes Antonucci

L’avvio delle consultazioni al Quirinale è previsto per il 19 marzo e il rischio, molto concreto, è che l’incertezza emersa dalla tornata elettorale si trasformi ufficialmente in stallo politico, cioè in ingovernabilità. E’ in questo clima di insicurezza che il Pd, ancora stordito, ha deciso di fare ricorso ad una delle armi classiche con cui il centrosinistra è solito affrontare periodicamente – ed inutilmente – i propri fallimenti: l’appello degli intellettuali.

 

Soggetto di riferimento, in linea con l’originaria concezione “attivista” del suo fondatore, è il quotidiano La Repubblica. La sfilata dei richiami illuminati inizia sabato 9 marzo: La Repubblica lancia un appello – dal titolo, iper-inflazionato, “Se non ora quando?” – rivolto a Beppe Grillo e firmato da Remo Bodei, Roberta De Monticelli, Tomaso Montanari, Antonio Padoa-Schioppa, Salvatore Settis e Barbara Spinelli, in cui si invita il M5S a una presa di coscienza e a contribuire alla nascita di un nuovo governo con il Pd.

 

Il leader del Movimento risponde dalle pagine del blog con ironia, citando un successo di Giorgio Gaber: “Quando il pdmenoelle chiama, l’intellettuale risponde. Sempre! In fila per sei con il resto di due”. Così, sempre Repubblica decide il giorno dopo, domenica 10 marzo, di ospitare un altro appello, questa volta dal titolo “Facciamolo!”, promosso da Roberto Benigni, Roberto Saviano, don Luigi Ciotti, Michele Serra, Oscar Farinetti, don Andrea Gallo, Lorenzo Jovanotti, Carlo Petrini, Salvatore Settis e – l’immancabile – Barbara Spinelli.


 

Passano solo due giorni ed è la volta di Adriano Celentano, ormai celebre sostenitore del blogger genovese. Il cantante invia, sempre attraverso Repubblica, una lettera al segretario del Pd Pierluigi Bersani affinché “dica sì a una parte del programma a 5 Stelle”. Il segretario, naturalmente, risponde con una contro-lettera, affermando di condividere molti punti del programma del movimento di Grillo.

 

Ciò che sorprende, osservando il sistematico ricorso a questa "superiore" mobilitazione intellettuale, è la mancanza della reale volontà di intraprendere la tanto sbandierata via del cambiamento. Si tratta di un’attività riformatrice solo in apparenza? Parrebbe di si essendo naturale che una ipotesi è tale solo a risultati ottenuti, non prima.

 

Un tentativo di intervenire sugli effetti di un fallimento, senza indagarne minimamente le cause, non sembra una ipotesi di cambiamento credibile. Per di più proponendo, paradossalmente, gli stessi errori del passato. L’invito, con cui si conclude il primo appello, a portare avanti la “richiesta di ineleggibilità di Berlusconi” (vista come la panacea di tutti i mali), è da questo punto di vista emblematico.

 

Si tratta a nostro avviso di un'incapacità strutturale a costruire una vera alternativa democratica come Quaderni Radicali Agenzia Radicale sottolineano da tempo.

 


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