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03/07/22 ore

La crisi di coscienza politica del Partito democratico


  • Ermes Antonucci

Nell’intervista rilasciata ieri a Che tempo che fa, il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha duramente criticato il modo con cui il Partito Democratico starebbe affrontando la questione dell’accordo con il Movimento 5 Stelle di Grillo per la costruzione di una maggioranza in vista del voto di fiducia. 

 

L’errore da evitare, secondo Renzi, sarebbe quello di acquisire il consenso dei grillini attraverso “lo scambio di poltrone alla vecchia maniera”, un metodo denominato per l’occasione “scilipotismo”, in (dis)onore dell’ex parlamentare Idv, neoeletto nel centrodestra, Domenico Scilipoti : “Spero che lo ‘scilipotismo’ non diventi la caccia al grillino: ‘adotta anche tu un grillino che passa’. Lo abbiamo contestato quando lo facevano altri”.

 

Il richiamo di Renzi ha il merito di sottolineare la gravità di una tendenza ormai classica all’interno del centrosinistra, cioè quella di provare a colmare il proprio vuoto programmatico attraverso la formazione di alleanze tanto improduttive quanto precarie. Fondate, quindi, più su una spartizione di cariche ed uffici – nella miglior consuetudine partitocratica – che sulla condivisione di reali contenuti politici.

 

E per avere conferma di come questo problema sia ormai radicato, endemico e non contingente, all’interno del centrosinistra, basta osservare il piano B che Bersani e i suoi starebbero elaborando nel caso fallisse l’accordo con Grillo. Ciò a cui si pensa, nell’eventualità di un presto ritorno alle urne, è la creazione di una vasta “coalizione dei responsabili”, che vada dal Pd a Scelta civica, con o senza il sostegno di Vendola. Insomma, un rimescolamento delle carte assolutamente incoerente con il percorso realizzato, bene o male, negli ultimi sei mesi. Un’inversione a U dettata da considerazioni meramente elettorali.

 

D’altronde a manifestare questo approccio – e quindi l’assenza di una concreta riflessione politica – è stato Dario Franceschini, mercoledì scorso, alla Direzione del partito: “Se fossimo stati insieme a Monti avremmo preso il 40% e avremmo vinto le elezioni” ha detto Franceschini. Un’uscita, quella di Franceschini, che mette ancora una volta in luce tutta la profondità della crisi del centrosinistra, incapace non solo di ammettere la necessità di una svolta liberale, ma persino di elaborare autonomamente una qualsivoglia coscienza politica.


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