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04/07/22 ore

Il Partito Democratico è preoccupato, cerca la compattezza. Ma non risolve la “questione liberale”


  • Ermes Antonucci

Nel disperato tentativo di evitare il ribaltone, a 72 ore dal voto il Partito Democratico cerca di compattarsi e di sfruttare tutte le armi a propria disposizione. Tre giorni fa è toccato all’ex premier Romano Prodi salire sul palco al fianco di Pierluigi Bersani in piazza Duomo a Milano, per invitare tutti a “votare uniti” e per assicurare che “il centrosinistra ha imparato la lezione e stavolta resterà unito”.

 

Prodi in quell’occasione ha tenuto anche a sottolineare che le primarie “sono l’unica garanzia di democrazia”. “Certo – ha aggiunto – quando sono vere fanno spargere sangue, ma quando il sangue si coagula inizia la corsa vera”, ammettendo, insomma, che le primarie che lo videro trionfare nel 2005 non fossero poi così “vere”, e smentendo inconsapevolmente l’idea di una loro democraticità a priori.  

 

Ieri invece è stato il sindaco di Firenze Matteo Renzi a dare manforte allo smacchiatore di giaguari – sic! – in quel di Palermo. “Da lunedì tornerò a fare il sindaco, ma ora sto dando una mano a Bersani: costruiremo l’Italia giusta con la stessa lealtà con la quale abbiamo affrontato le primarie” ha dichiarato Renzi. Un comportamento molto gradito da Massimo D’Alema che, dopo aver aggredito e demonizzato il rottamatore democratico durante le primarie in pieno stile post-stalinista, oggi riconosce addirittura la sua “maturità da leader politico”.

 

Lo stesso presidente del Copasir oggi ha deciso di rilasciare una lunga intervista all’Unità dove attacca la “battaglia disperata, all’insegna della demagogia, della menzogna” di Silvio Berlusconi, che ora “fa finta di non aver governato il Paese per dieci anni”. E prospettando “il crollo della Borsa, l’aumento dello spread, uno scenario da Grecia” nel caso di ingovernabilità del Paese dopo le elezioni, D’Alema ha fermamente proclamato: “L’alternativa al Pd non c’è, è soltanto il caos”.

 

In realtà, ciò che l’ex dirigente del Pci avrebbe dovuto dire non è che “l’alternativa non esiste”, ma che invece questa non può e non deve esistere, proprio perché – come abbiamo ricordato recentemente – è la stessa logica dell’asfissiante regime partitocratico a negare la formazione di qualsiasi proposta alternativa democratica.

 


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