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13/12/19 ore

Riforma elettorale, quale modello per la partitocrazia?


  • Andrea Spinelli Barrile


Si è decisamente riaperto il dibattito sul Porcellum, l'attuale legge elettorale così rinominata dal suo autore Roberto Calderoli: collegi, preferenze, spartizioni, poltronismi, dal Presidente Napolitano a Beppe Grillo ognuno dice la sua su come dovrebbero votare gli italiani alle prossime elezioni.


I veri attori sono coloro che alle scorse elezioni si sono spartiti gli scranni parlamentari, gli stessi che dovranno ridisegnare l'attuale sistema elettorale fortemente iniquo ed democraticamente opinabile; e così, mentre la Lega deve ancora decidere se presentarsi o meno ad aprile, è caccia aperta alla notizia su cosa e come vorrebbero (i partiti) che il “popolo sovrano” votasse in aprile (se realmente si voterà ad aprile, che dovrebbe essere un primo aspetto del dibattito).

 

Secondo la Presidente del gruppo senatori del Pd Anna Finocchiaro il suo Partito “Democratico” eviterebbe le preferenze “per varie ordini di ragioni: innanzitutto fanno lievitare i costi della campagna elettorale in maniera incredibile, basta seguire qualche campagna elettorale per le comunali per capire cosa significa impegnarsi a ricercare la preferenza”; parole, quelle della Finocchiaro, che suonano alle orecchie dei più attenti più simili a: “del finanziamento pubblico da spartire ci rimarrebbe poco e niente”.

 

Non paga (chi paga sono i cittadini italiani) la senatrice del Pd (ed ex ministro delle pari opportunità) ha aggiunto: “il controllo delle preferenze garantisce, poi, in alcuni settori del Paese i tentativi della criminalità organizzata di inquinare la campagna elettorale”; eppure, i casi più eclatanti di condannati, conniventi ed inquisiti (non per suonare la campana dell'antipolitica, ma è cronaca, purtroppo, giudiziaria degli ultimi anni) risultano eletti proprio in questa legislatura. Per la Finocchiaro, perciò, un sistema di “Porcellum con preferenze” non è un buon modo di innovare la legge elettorale.

 

Insomma, la proposta avanzata già qualche settimana fa, e ribadita giusto ieri, da Lorenzo Cesa (segretario dell'Udc) viene rispedita al mittente da Anna Finocchiaro; il segretario centrista ieri aveva parlato dell'appello di Napolitano che “non può cadere nel vuoto” (come invece è caduto l'appello sulla battaglia radicale sulla giustizia, che fa apparire la prima carica dello Stato come il Presidente delle pacche sulle spalle).

 

Cesa, con l'obiettivo di “far tornare protagonisti i cittadini attraverso le preferenze”, fa saltar pulci nelle orecchie quando afferma che “è già stato fatto un lavoro tra i partiti e ci sono tutte le condizioni per fare una nuova legge elettorale”, parole che hanno fatto tremare i polsi a molti ad una settimana dalla vera e propria “porcata” fatta nell'ennesima spartizione partitocratica della Rai.

 

Ha rincarato la dose Casini, che parla di “convergenza tra noi e il Pd” (un po' ad orologeria questa convergenza) sulla necessità di una nuova legge elettorale, e della “divergenza” con gli stessi “democratici”, che sognano primarie ma non le preferenze. Dopo una riunione plenaria del Pdl nelle famigerate stanze di Palazzo Grazioli, la posizione di Berlusconi (e quindi del partito) è semplice: ripristino delle preferenze e premio di maggioranza per il partito vincente in una legge elettorale proporzionale (cui si aggiungerebbe la “riforma presidenziale”); una proposta che, leggendo il blog di Beppe Grillo, piacerebbe anche al comico genovese.

 

In verità una traccia già esisterebbe, ma viene taciuta: nel 1993 gli italiani si espressero a favore del “collegio uninominale”, nel referendum più ignorato della storia italiana e che, con il senno di poi, avrebbe evitato parecchie malformazioni democratiche della seconda Repubblica; la proposta radicale, sulla quale si può discutere ma che come al solito è osteggiata dall'arma peggiore che la politica ed i media possano avere, il silenzio, è quella di una riforma uninominale e maggioritaria della legge elettorale, ispirato ai modelli anglosassoni “che si sono rivelati i più affidabili e adatti a garantire i diritti, la sicurezza e il benessere dei cittadini”.


Commenti   

 
0 #6 Jeremy 2014-10-26 23:39
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0 #5 franco 2012-07-12 07:42
"SOLO LA CONOSCENZA DELLA VERITA' CI RENDE LIBERI"
(frase riferibile alla + eccelsa Guida dell'intero genere umano!)
ora che anche la cosca dex...za si è prostituita a quella sinix...za, la fazione degli sprechi, di feroci tasse e patrimoniali per i sudditi, a solo loro beneficio e delle cupole dei BURATTINAI che con i loro dictat dirigono tutta codesta consociazione partitokratika a delinquere (così ben definita da un loro affiliato storico!) dei PAPPONI BURATTINI: l'unico strumento di reale scelta democratica che rimane a noi sventurati sudditi, dovrebbero essere i ......forconi!
AFF.....: €, BCE, FMI, BILDERBERG, DEMONI BURATTINAI E LORO PICCIOTTI-PAPPO NI BURATTINI!
ribelliamoci contro tutta questa maramalderia istituzionale-p artitokratika, riscattiamo la svenduta sovranità monetaria!
LA SOVRANITA' MONETARIA APPARTIENE AL POPOLO, NON AI DEMONI BURATTINAI E AI LORO SERVI PAPPONI BURATTINI!
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0 #4 franco 2012-07-12 06:56
RIBELLIAMOCI AL DOMINIO DEI DEMONI BURATTINAI E LORO SERVI PAPPONI BURATTINI!!
parlare di libere elezioni, dove ormai la scelta si limita fra cosche di partiti canaglia, che sono le facce della stessa medaglia di maramaldi è solo una 'bulgarata'!.
infatti, con l'attuale governo golpista-libert icida di sicari finanziari delle suddette mafie di banchieri, il consolidato regime partitocratico, reale consociazione a delinquere, ora è degenerato nell'attuale dittatura fiscale finanziaria, ben + oppressiva e cruenta della precedente fascio-savoiard a: che di certo non aveva indotto tanti sventurati sudditi alla disperazione, fino al suicidio!
Aff.... tutto codesto pattume istituzionale-p artitocratico!, riprendendoci la perduta dignità di uomini liberi e coscienti e la svenduta sovranità monetaria!
LA SOVRANITA' MONETARIA APPARTIENE AL POPOLO!
NON A QUESTI DEMONI BURATTINAI E AI LORO SERVI PAPPONI BURATTINI!
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0 #3 ilSocialista 2012-07-12 01:30
8. Growing political divisions within the world’s “monolithic” powers (USA, China, Russia)
9. Lack of “miracle” solutions as in 2008 /2009, because of the growing impotence of many of the major Western central banks (Fed, BoE, BoJ) and States’ indebtedness
10. Credibility in freefall for all countries having to assume the double load of public and excessive private debt (8)
11. Inability to control/slow down the advance of mass and long-term unemployment
12. Failure of monetarist and financial stimulus policies such as “pure” austerity policies
13. Quasi-systemati c ineffectiveness henceforth of the alternative or recent international closed groups, G20, G8, Rio+20, WTO,… on all the key topics of what is no longer in fact a world agenda absent any consensus: economy, finances, environment, conflict resolution, fight against poverty
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0 #2 ilSocialista 2012-07-12 01:28
I punti del collasso prossimo venturo, la tragica fine del trentennio reaganiano:
1. Global recession (no engine of growth anywhere / end of the myth of the “US recovery”)
2. Growing insolvency of the Western banking and financial system and henceforth partially recognized as such
3. Growing frailty of key financial assets such as sovereign debts, real estate and CDSs underpinning the world’s major banks’ balance sheets
4. Fall off in international trade
5. Geopolitical tensions (in particular in the Middle East) approaching the point of a regional explosion
6. Lasting global geopolitical blockage at the UN
7. Rapid collapse of the whole of the Western asset-backed retirement system
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0 #1 ilSocialista 2012-07-12 00:24
Si parlerà nei libri di Storia dei secoli a venire della Grande Crisi 2008-2012; certamente anche la Partitocrazia italiana ne sarà sconvolta.
http://economyincrisis.org/content/19-warnings-about-a-coming-global-financial-catastrophe
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