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14/07/24 ore

Liste Pd, la fotografia di vecchi schemi


  • Ermes Antonucci

Con la stesura definitiva delle liste, il Partito Democratico è ormai pronto ad affrontare la competizione elettorale di febbraio. “Siamo noi la lepre da inseguire” ha dichiarato Bersani, manifestando la sicurezza di un partito che ora, ad eccezione di un opaco Monti, non vede rivali attorno a sé.

 

Ma se la vera sfida arriverà all’indomani delle elezioni, dalla necessità di dar vita ad una maggioranza vagamente stabile, non è da escludere che alcune difficoltà possano emergere dall’interno della stessa “macchina da guerra” piddina. Non si può dire, infatti, che il gran pastone messo su da Bersani sia in grado di esprimere una linea politica ben definita.

 

Da un lato, per esempio, si alimenta il fronte anti-montiano, attraverso l’alleanza con Vendola, il protagonismo di Fassina, e le candidature dell’ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani e della sindacalista (sempre Cgil) Valeria Fedeli. Dall’altro si mantiene in vita un flebile filone moderato, rappresentato da Giorgio Tonini, Paolo Gentiloni e dalle new entry Giampaolo Galli, ex dg di Confindustria, e Giorgio Santini, numero due della Cisl. Insomma, il tradizionale contrasto tra una visione di stampo (pseudo)-liberista e un approccio keynesiano-statalista, che rischia di creare non pochi grattacapi.

 

E ancora, da una parte si mostra attenzione alle istanze presunte progressiste e laiche, soprattutto mediante il patto con Sel e i socialisti “marginali” di Nencini. Dall’altra si decide di portare a bordo quattro noti esponenti del mondo cattolico: Emma Fattorini, della comunita di Sant’Egidio, Edoardo Patriarca, esponente del volontariato e organizzatore delle settimane sociali dei cattolici italiani, Ernesto Preziosi, ex vicepresidente dell’Azione cattolica e attualmente direttore dell’istituto Toniolo (Università Cattolica del Sacro Cuore), e Flavia Nardelli Piccoli, segretaria generale dell’istituto Sturzo.

Un modo per strizzare l’occhio all’ambiente cattolico, che però può complicare l’azione su importanti tematiche di rilievo etico.

 

A queste ambiguità di fondo, poi, vanno aggiunte alcune scelte che sembrano dettate più da esigenze di “marketing elettorale” che da concreti progetti politici. Ci riferiamo alle candidature del procuratore antimafia Pietro Grasso e della giornalista anti-camorra Rosaria Capacchione, con le quali il Pd prova a fornire l’immagine di un partito impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, e a quelle dei giornalisti Massimo Mucchetti (vicedirettore del Corriere) e Corradino Mineo (direttore di RaiNews), con le quali si cerca di mostrare un non chiaro interesse per il mondo dell’informazione italiana.

 

Un miscuglio forse eccessivamente eterogeneo, in grado di rappresentare un pericolo per le sorti del largo partito costruito da Bersani. La tensione già scoppiata con il Psi, così, rischia di essere la prima di una lunga serie. In questo contesto la drastica scelta di non-dialogo con i Radicali. Anche ciò a conferma di una volontà chiara di proporre vecchi schemi (un barcamenarsi tra indipendenti di sinistra -già noti come dipendenti di sinistra -) e dialogo con i cattolici come se il Pd non fosse nato e cresciuto come propagine del vetusto consociativismo compromissorio.

 

Insomma la conferma di  non volersi confrontare con la questione liberale che resta il vulnus di questo partito nato sui pilastri di due forze decisamente poco liberali e democratiche …

 


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