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20/09/18 ore

M5S/Pd, il dilemma grillino


  • Luigi O. Rintallo

A 45 giorni dalla formazione di un Parlamento dove la maggioranza è dei partiti che si opposero al Rosatellum (Lega, M5S e Fratelli d'Italia), nessuno di loro si è impegnato per proporre una nuova legge elettorale. L'opposizione di prima era una finta?

 

Il Rosatellum ha raggiunto l'obiettivo che si erano prefissati i suoi promotori (il PD di Renzi e FI di Berlusconi), cioè impedire che dal voto uscisse una maggioranza in grado di governare. Ora il M5S potrebbe promuovere in aula, stante anche il ruolo rivestito da Fico, un provvedimento nel senso di una riforma del sistema elettorale. Non farlo significa che in realtà preferisce dedicarsi alla bassa cucina politicante, alternando veti a finte aperture. A gingillarsi con due forni, però, si finisce per scottarsi.

 

Il Pd di Renzi, per entrare in alleanza con il M5S, chiederà contropartite consistenti. Se il M5S dirà di no, vorrà dire che è più attratto dalla lotta che non dall'idea di governare per migliorare il Paese e tradirà i suoi elettori. Se dirà di sì dimostrerà che accetta di stare con chi ha varato i provvedimenti che ha sempre criticato (dal salvataggio delle banche sulla pelle dei risparmiatori al jobs act e alla disastrosa gestione degli immigrati) pur di ritagliarsi una quota di potere e tradirà lo stesso chi lo ha votato.

 

Eppure Casaleggio e Grillo dovrebbero tener conto di quanto accaduto a Renzi, che nell'arco di tre anni è passato da un consenso del 40% al 18%. Per il M5S potrebbe bastare meno per dilapidare i suoi voti.

 

 

- Pd, l'alleanza suicida intervista a Biagio de Giovanni (da Il Dubbio)

 

 


Commenti   

 
0 #5 ilSocialista 2018-04-19 21:51
la condizione umana odierna è sotto molti aspetti privilegiata da un punto di vista marteriale eppure mai si è avuta in passato una tale disintegrazione ed individualizzaz ione, liquefazione culturale, esistenziale, sociale; individui singoli ed alienati da ogni senso collettivo e ogni speranza sociale; prigionieri di un mondo globale che sembra funzionare "da sè" automaticamente in base a leggi intrinseche e preordinate, ad algoritmi finanziari ed economici su cui non sarebbe possibile agire in nessun modo, senza il senso di un costrutto senso e senza una prospettiva modificabile.
Se non si capisce il senso profondo della trappola morale in cui l'umanità si è ficcata, il significato del presente (obbligato ed imposto come sola possibile dimensione) non si può minimamaente afferrare.
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0 #4 ilSocialista 2018-04-19 21:41
però si deve dire che la crisi culturale ed umana attuale ha veramente pochi precedenti nel passato; veramente l'uomo di inizio XX secolo non ha passato, non ha futuro, è incapsulato in un perenne presente problematico privo di visione e di speranza reale; sicuramente gli uomini hanno vissuto peripezie materiali molto peggiori delle nostre, carestie, guerre, rivoluzioni, calamità, ecc. .Però in queste vicissitudini conservavano un senso di se stessi, della propria Storia, del proprio passato, delle proprie tradizioni, della popria gente, della propria terra, del proprio pensiero, che poteva sorreggerli anche nelle prove peggiori;
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0 #3 ilSocialista 2018-04-19 21:32
appaiono e sono uomini di basso livello culturale in una epoca in cui la cultura è ritenuta inutile sia in politica come fuori di essa; inutile pensare se il pensiero dominante ed unificante è UNO; si privilegia invece vantaggio della praticità nel rappezzamento febbrile di problemi economici e sociali pesanti che tutti sanno bene insconciamente essere irrisolvibili in quanto connaturati intimamente al pensiero unico di cui sopra ed al sistema che logicamente ne consegue;
la ideologia monetarista-lib erista ha mutato il sentimento del tempo e la percezione della Storia in modo deliberato; di certo questa epoca ha anche aspetti positivi, come tutte le epoche precedenti del resto;
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0 #2 ilSocialista 2018-04-19 21:22
i salvini, i berlusconi, i grillo, i dimaio condividono potenti elementi comuni; sono degli oligarchi a volte eletti con delle votazioni, altre volte senza; se sono eletti con delle votazioni, questi hanno caratteri di plebiscito e di investitura personale "a prescindere" da un serio programma che nasca da una vera dialettica partecipata o dalla sintesi tra posizioni differenti; si definiscono tutti più o meno "del fare" in una locuzione infelice che da Berlusconi si è espiantata un pò a tutti, come se in politica il fare potesse prescindere da un pensiero e da un progetto; il fare poi diventa in pratica la ordinaria amministrazione amputata di ogni reale visione riformistica, perchè in una umanità privata di speranze, carica di debiti programmaticame nte per i prossimi decenni o secoli come mai prima accaduto in qualsiasi altra epoca storica, non ci può essere nessuna visione, nessuna missione
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0 #1 ilSocialista 2018-04-19 21:12
se analizziamo le caratteristiche comuni delle forze politiche attuali per come si configurano nell'assetto ufficiale del sistema socioeconomico monetarista-lib erista-globalis ta e le confrontiamo con le forze politiche di epoca keynesiana, possiamo notare i segni evidenti di peggioramento ed asfissia che sono propri dei tempi odierni; il sistema attuale ha scientemente una desertificazion e culturale ed umana che puntualmente si è riverberata nelle forze politiche; nelle forze politiche di un tempo non è che mancassero i difetti, però il dibattito aveva un diverso grado di coinvolgimento popolare, di integrazione collettiva, di ariosità dialettica; che oggi sono spente del tutto
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