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14/10/19 ore

Taglio dei deputati (tre) al Parlamento europeo: c’è silenzio e silenzio


  • Enrico Rufi

Al di là dei Pirenei, dove - notava Blaise Pascal - è errore quel che è verità al di qua,  non c’è attesa solo per la sentenza del Tribunal Supremo sulla sorte dei prigionieri catalani, che dovrebbe arrivare da un momento all’altro. C’è attesa anche per il pronunciamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, previsto per il 14 ottobre, chiamata a stabilire se centinaia di migliaia di cittadini catalani hanno diritto di aver voce a Strasburgo come tutti gli altri cittadini europei oppure no.

 

Deve stabilire, cioè, se il prigioniero politico Oriol Junqueras, detenuto da quasi due anni nelle carceri spagnole, prima in attesa del processo e adesso della sentenza, gode o no dell’immunità parlamentare di cui godono tutti gli altri eletti al Parlamento europeo. 

 

Certo, se quel che resta dei compagni dell’eurodeputato Enzo Tortora – nel frattempo diventati addirittura transnazionali - si fossero fatti sentire un minimo, i giudici sarebbero stati aiutati a orientarsi meglio. 

 

Su Tortora-il-capo-camorrista i radicali puntarono tutto, inventando in Italia e in Europa una battaglia di giustizia e di civiltà. Adottare Junqueras-il-capo-golpista sarebbe stata un’occasione d’oro per quei pannelliani che accusano quelli dell’altra osservanza di lavorare per l’Europa ‘‘reale’’, non per quella federale. 

 

Perché un’occasione d’oro? Non solo perché c’è di mezzo quella pretesa burocratico-nazionalistica da parte dello Stato-Nazione spagnolo di far giurare preliminarmente, e a Madrid, fedeltà alla Constitución  ai ‘‘suoi’’ eletti al Parlamento europeo (tenendo cosí fuori dal Parlamento europeo anche gli altri due eletti catalani in esilio in Belgio, Toni Comín e Carles Puigdemont). 

 

Non solo perché intanto il prossimo commissario alla Giustizia, il belga Didier Reynders ha fatto una dichiarazione che un tempo sarebbe suonata molto irritante ad orecchie federaliste: «Va rispettato totalmente l’ordine costituzionale degli Stati».

 

È un’occasione d’oro, federalisticamente parlando, perché è in situazioni come questa che appare in tutta la sua equivocità l’Europa reale, cioè un club esclusivo di Stati-Nazione concentrati solo sulle proprie prerogative e sulla propria sovranità. 

 

Ebbene, è accaduto, sta accadendo, che tutti gli Stati azionisti di questa Unione europea, nessuno escluso, hanno rinunciato alla facoltà di dire la loro sulla vicenda intervenendo nel dibattimento davanti ai giudici. 

 

Un silenzio che naturalmente non è imparzialità, ma avallo alla tesi che Junqueras non può e non deve godere di alcuna immunità e che centinaia di migliaia di cittadini europei possono tranquillamente rimanere senza rappresentanza al Parlamento di Strasburgo. Messaggio corale per i  giudici che devono prendere una decisione.

 

Il silenzio dei federalisti spinellian-pannelliani, invece, non è un messaggio per nessuno. È solo il segno, l’ennesimo, che la loro spinta propulsiva è ormai finita.