I negoziati previsti in Svizzera tra Iran e Stati Uniti, volti a raggiungere un accordo per porre fine al conflitto in Medio Oriente, sono stati rinviati a tempo indeterminato. Dopo a cancellazione del viaggio del vicepresidente statunitense JD Vance nel Paese alpino. "I colloqui previsti tra Stati Uniti, Iran, Qatar e Pakistan sono stati rinviati - così l’agenzia Ansa scriveva a proposito dei colloqui tra Stati Uniti e Iran erano previsti per oggi al Bürgenstock, nei pressi di Lucerna…
Trump attacca la premier italiana Meloni, con il suo tradizionale e sgradevole approccio (“… mi ha chiesto, più e più volte, di fare una foto con me durante il vertice del G7 in Francia. Sta andando male in Italia con il suo livello di popolarità, forse perché ha detto no agli Stati Uniti d'America, un Paese che ama e protegge veramente l'Italia, quando si è trattato di impedire all'Iran di ottenere o sviluppare un'arma nucleare…). Il presidente americano non manca poi di aggredire i “cosiddetti alleati della Nato” e i leader dell’EU avvertono il sospetto di un piano della Casa Bianca di voler investire con durezza l’Europa.
“… La questione dell'accordo di pace tra Stati Uniti e Iran è piena di trappole e insidie - scrive il prof. Francesco Sisci -. Presenta delle falle che potrebbero creare problemi nella regione per l'America e i suoi alleati, tra cui Israele e i Paesi del Golfo, per anni. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto in Iraq oltre 20 anni fa e in Vietnam oltre 60 anni fa, ha evitato il pericolo maggiore. Non è rimasto impantanato in una situazione di stallo che avrebbe prosciugato forze e risorse per anni per una questione globale di minore importanza, quando l'America si trova ad affrontare problemi ben più ampi e di vasta portata.
La colpa più grande della guerra è che non avrebbe dovuto essere iniziata, soprattutto considerando i tempi e la mancanza di un obiettivo chiaro. Non avrebbe dovuto essere iniziata poco prima di un incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Ciò ha creato delle tensioni tra il Golfo e la Cina che avrebbero dovuto essere attentamente evitate…”.
In questo contesto in ogni caso la narrazione di un Iran vincente è poco attendibile… l’Iran è in una brutta situazione. I suoi alleati regionali sono in ritirata, la sua economia è a pezzi e il ricatto petrolifero non ha funzionato. In altri tempi, con quella guerra e il blocco dello Stretto di Hormuz, ci sarebbero state code ai distributori di benzina e prezzi del petrolio superiori ai 300 dollari al barile. Non è successo… La forza dell’Iran degli ayatollah deriva dal sostegno della Russia e da un tiepido appoggio da parte della Cina.
“ … La Russia non sta vincendo e non vincerà - sottolinea ancora Sisci - … La Russia sta incontrando crescenti difficoltà in Ucraina; la Cina potrebbe iniziare a esitare di fronte a tutta la serie di problemi in cui è stata trascinata. La Corea del Nord si è avvicinata alla Russia e questa vicinanza sta alimentando una corsa agli armamenti in Asia che ha solo conseguenze negative per la Cina. Se la Corea del Sud e il Giappone spendessero di più per la difesa e chiedessero a gran voce armi nucleari, ufficialmente contro la Corea del Nord ma in realtà contro la Cina, Pechino perderebbe gran parte della sua influenza regionale e la situazione si complicherebbe ulteriormente.
Il presidente cinese Xi Jinping si è recato in Corea del Nord l'8 giugno per valutare la situazione, ma a quanto pare non ha ottenuto alcuna concessione dalla sua controparte, Kim Jong-un, che sta portando avanti il suo programma nucleare. L'Iran stesso è un alleato spinoso…”.
“Penso che si stia andando verso una nuova fase del confronto tra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica. Gli Stati Uniti applicano una strategia in che in questo momento vuole portare a una pressione forte che faciliti il crollo del regime dall’interno. Questo però lo stanno facendo provando a dare tempo 60 giorni all’ultima oligarchia militare economica rimasta al potere nella Repubblica islamica per vedere se si può costruire una situazione all’interno con la quale facilitare il crollo. Nelle modalità si sta passando a una nuova fase…”.
“… È chiaro - ribadisce il prof. Pejman Abdomohammadi in una intervista al quotidiano il Riformista -, ognuno rivendica di essere uscito vincitore. Nei fatti possiamo dire che la Repubblica islamica esce molto indebolita ed è sopravvissuta fino ad ora grazie soprattutto al sostegno della superpotenza cinese. La Repubblica islamica esce fortemente indebolita sul piano militare e logistico e altrettanto indebolita sul piano del consenso. Come sappiamo, oltre l’85% della popolazione iraniana le è contraria. Tuttavia l’oligarchia cercherà di sopravvivere probabilmente sacrificando anche una parte degli ideali che le hanno dato vita”.
Il direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale Giuseppe Rippa conversa con il professor Francesco Sisci sulla miscela unica di radicalismo e pragmatismo che costituisce l’Iran proprio perché molti nella regione e negli Stati Uniti non sono soddisfatti dell'accordo di pace, e di come i prossimi mesi potrebbero essere cruciali…
- Pollice verso per Trump, ma … è poi vero che l’Iran ha vinto? Conversazione con F. Sisci di G. Rippa (Agenzia Radicale Video)
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