26/03/26 ore

Iran pericolo reale: c’è chi vuole che abbia il nucleare? Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa



L’attacco degli Stati Uniti e di Israele in Iran, al di là di perplessità legittime, non attenua una verità di fondo: il paese degli Āyatollāh è o no di fatto un pericolo reale non solo in Medio Oriente, il finanziatore e l’ispiratore di tutti i gruppi terroristici di quell’area e non solo (Hamas, Hezbollah, Huthi, Jihad islamica e altro), catalogati in varia misura come organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti e da Israele; che dal 2013 l’Unione europea ha inserito nella sua ala militare nel novero delle organizzazioni terroristiche; e dal 2016 è stata dichiarata terroristica anche dal Consiglio di cooperazione del Golfo… 

 

L’intervento ha indubbiamente devastato l’arsenale iraniano, anche se non pochi commentatori sembrano negarlo, ma un dato di fatto resta: qual è l'obiettivo degli Stati Uniti e qual è la narrazione dell'attuale guerra in Iran? Questa potrebbe essere la chiave della guerra in questa fase…

 

“L'America ha bisogno di una narrazione - scrive Francesco Scisci -  per dire a se stessa e al mondo cosa sta facendo. Non ne ha uno, e l'idea di ‘l'America lo fa, e tu lo accetti’ potrebbe perdere trazione con i mercati mentre l'obiettivo finale della guerra svanisce ogni giorno che passa. Israele potrebbe continuare una lunga guerra a Gaza perché si trattava di sopravvivenza. La sua narrazione era autoesplicativa. Allo stesso modo, l'Ucraina riguarda l'esistenza di una nazione…”.

 

“A tre settimane dall’inizio della guerra nel Golfo analizza L’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), le conseguenze economiche del conflitto hanno già superato i confini regionali per diffondersi a livello globale. Gli economisti delineano due possibili traiettorie: la prima, nel caso in cui il conflitto si esaurisca in tempi brevi, prevede una normalizzazione dei prezzi di petrolio e gas entro l’estate, limitando l’impatto su crescita e inflazione; la seconda, più critica, ipotizza invece un conflitto prolungato capace di interrompere stabilmente le forniture energetiche… e l’inflazione aumenterebbe di quasi un punto percentuale”.

 

“L’impatto del conflitto iraniano sulla Cina - scrive l’analista Filippo Fasulo - va letto sul piano economico e politico. Nel primo caso c’è una concreta dipendenza energetica a cui si aggiungono i rischi di un rallentamento globale della domanda, che colpirebbe un’economia export-oriented come quella cinese. Sul piano politico, il quadro è più ambivalente. L’indebolimento americano e il ridimensionamento della pressione sull’Indo-Pacifico favoriscono Pechino, ma l’inazione cinese di fronte agli attacchi all’Iran espone una contraddizione strutturale: la Cina appare impotente nel proteggere i propri partner, e si trova ad affrontare un conflitto che coinvolge paesi che fanno parte dei BRICS, il pilastro della sua strategia multipolare”.

 

E la Russia? “… Il bilancio di Mosca - riporta sempre l’ISPI - era in crisi all’inizio di marzo e, per il Cremlino, prolungare la guerra in Ucraina avrebbe significato prendere decisioni difficili. Le entrate derivanti da petrolio e gas erano crollate a causa delle sanzioni, del calo degli acquisti da India e Cina e del crollo dei prezzi dell’energia. Poi, il conflitto con l’Iran ha offerto un’ancora di salvezza inaspettata. L’allentamento, anche temporaneo, delle restrizioni sul greggio russo non solo porta ossigeno alle casse del Cremlino, ma segnala che la coesione occidentale è meno solida di quanto dichiarato…”.

 

Ma è tutto così? “…la valutazione più difficile resta: qual è l'intelligence che rende l'America o Israele sicuri che un cambio di regime avrà luogo presto? Di quale lasso di tempo stiamo parlando, poiché i mercati potrebbero diventare nervosi per un restringimento delle forniture di petrolio che si muovono attraverso lo Stretto?…”.

 

In uno scenario confuso “… il mio timore è che questa storia dell’Iran - aggiunge telefonicamente Sisci diventi una specie di seconda Gaza. Più passa il tempo più si accumulano voci incontrollate e senza senso per cui anche se l’Iran è completamente distrutto comunque l’America avrà perso. Come allora Israele non ebbe una strategia di comunicazione così oggi questa strategia di comunicazione manca all’America con in più stavolta segnali molto confusi su perché si sia fatta la guerra e quando dovrebbe finire…”.

 

Per provare a dare una lettura, così come sono oggi sul tappeto, di questi avvenimenti, Francesco Sisci, analista politico, sinologo, giornalista e scrittore, discute con Giuseppe Rippa direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale nella conversazione che segue in audiovideo…

 

Iran pericolo reale. C’è chi vuole abbia il nucleare? Conversazione con Francesco Sisci di Giuseppe Rippa

(Agenzia Radicale Video)

 

 


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