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13/11/19 ore

Mogherini, nemmeno l'Europa ce lo chiede


  • Ermes Antonucci

Settimana decisiva per la designazione dei nuovi responsabili dell'Unione europea. Mentre domani il Parlamento Europeo deciderà se confermare o meno la nomina di Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione, mercoledì prossimo in Consiglio europeo i capi di stato e di governo saranno chiamati a definire la composizione degli incarichi apicali, tra cui quello di Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza, per il quale il premier Matteo Renzi ha da tempo lanciato la candidatura del ministro degli Esteri italiana Federica Mogherini.

 

A frenare la corsa della titolare della Farnesina, tuttavia, sarebbe ora un gruppo di nazioni dell’Est Europa, infastiditi dall'atteggiamento filo-russo mostrato fino ad oggi da Mogherini. Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso sarebbero state l'incontro del ministro degli Esteri con il suo omologo russo, Sergei Lavrov, e l'appoggio da lei espresso nei confronti della costruzione del gasdotto South Stream, che dovrebbe collegare direttamente Russia e Ue. A guidare il gruppo dei paesi "ribelli", non a caso, è la Polonia, molto vicina agli Usa di Barack Obama e con i suoi vicini restia, per ovvie ragioni storiche, ad ogni ipotesi di rafforzamento dell'ex potenza sovietica.

 

A prescindere, comunque, dalla fondatezza delle ragioni di questo malumore, la vicenda ha il merito di segnalare la persistenza di forti interrogativi attorno alla figura e alle capacità di Federica Mogherini, peraltro già circolate nell'ambito dei confini nazionali. Catapultata nell'ufficio della Farnesina per volere di Renzi e nello sconcerto generale (in primis del presidente della Repubblica, che auspicava, in nome della continuità, la conferma di un soggetto di ben altro ed indiscutibile spessore come Emma Bonino), il ministro Mogherini non ha smentito, con la propria apatia ed assenza di ogni minima forma di autorevolezza, le aspettative pessimistiche che hanno accompagnato la sua nomina.

 

Ad ostacolare infatti ora la "promozione" europea di Mogherini, al di là dell'opposizione espressa dai paesi dell'Est, è in realtà − come ha dichiarato un alto responsabile comunitario al Sole 24 Ore − soprattutto la mancanza di esperienza di Mogherini nel campo delle relazioni internazionali (carenze puntualmente manifestatesi in occasione di alcune vicende di prim'ordine, dalla crisi ucraina all'infinta querelle sui marò).

 

Quella di Mogherini, insomma, appare paradossalmente come la figura meno idonea per poter ambire a dare una svolta reale alla politica estera dell'Unione, definendo una linea omogenea e, insieme, provando a rilanciare il ruolo di Alto rappresentante. Un ruolo che, secondo alcuni osservatori, implicherebbe al suo interno compiti e poteri potenzialmente di rilievo ma ad oggi ancora inesplorati, anche in virtù dell'inconsistente attività svolta dalla semi-sconosciuta Catherine Ashton (di fronte alla quale Mogherini dovrebbe costituire una discutibile "rottura").

 

Le ragioni dell'energico attivismo di Matto Renzi a sostegno della candidatura di Mogherini, dunque, sono ancora poco chiare. A muovere il premier sembrerebbe essere più che altro la logica di mera conquista del potere che fino ad ora ha costituito il presupposto della propria azione politica: la convinzione che per determinare cambiamenti occorra semplicemente occupare le sedi chiamate a produrre decisioni, per poi aspettare che tutto il resto venga da sé.

 

 


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