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26/08/19 ore

Turchia in Europa, per riprendere quel filo mai rotto


  • Antonio Marulo

“…Occorre impedire che demagogia e pretesti prevalgano, anche se le obiezioni poste all’ingresso turco sono non solo legittime ma reali. Il punto politico è proprio questo: la somma delle obiezioni pertinenti non sfiora nemmeno lontanamente la somma delle ragioni, delle opportunità e delle esigenze strategiche che l’adesione della Turchia nella UE contiene...”. Così scriveva, fra l’altro, il direttore Giuseppe Rippa, introducendo il tema in Primo piano del numero 86 di Quaderni Radicali dal titolo “Turchia: Europa oltre l’Europa”.

 

Da allora sono passati esattamente dieci anni e i motivi per volere la Turchia integrata nel processo di costruzione di un’Europa federale restano validi. Nel 2004 si era alla vigilia della decisione di avviare i negoziati per l’adesione e il Paese della Mezza luna rossa aveva lo sguardo rivolto con decisione e convinzione verso Occidente.

 

Il processo è proseguito positivamente. Poi, strada facendo, “a un certo punto si è congelato, bloccato per ragioni – ha sottolineato Emma Bonino durante una Conferenza dibattito promossa sul tema dalla rivista Diritto e Libertà - "dovute al mutamento della visione della Germania e della Francia alcuni mesi dopo aver dato l’assenso".

 

E se da un lato l’Europa richiudeva le porte, dall’altro il premier Erdogan e la classe dirigente del paese, spinti anche dai mutamenti geostrategici nella regione, hanno iniziato a guardare altrove. Le cose però non sono andate come previsto e oggi i turchi ripensano a un futuro europeo, malgrado la crisi in cui versa l’intero progetto del Vecchio Continente.

 

Nel frattempo, “l’evoluzione interna turca ha preso la forma dell’involuzione con rischio di una dittatura della maggioranza”. Il che si verifica – ha spiegato sempre Bonino – “quando le istituzioni preposte all’equilibrio dei poteri sono troppo deboli o troppo frammentate”.

 

La Turchia così vive oggi un difficile periodo di transizione e - come ha affermato l’ex ambasciatore italiano ad Ankara, Carlo Marsili - “non può essere lasciata sola”. Occorre pertanto riprendere il filo mai rotto, riformulando nuove proposte, "ri-delineando paradigmi e priorità”.

 

Per la presidenza italiana in Europa può essere quindi un’occasione importante per promuovere “uno scatto in avanti nel negoziato di adesione” della Turchia nell’Unione Europea. Il processo è ancora lungo. Se tutto va bene si conta in 9 anni la fine positiva del percorso. Almeno questa è la dead line fissata dalla neonata associazione Turchia in Europa 2023, “organizzazione transazionale di cittadini e parlamentari con lo scopo di imprimere un’accelerazione al negoziato”.


Commenti   

 
0 #1 ilSocialista 2014-07-01 12:43
Ecco un'altra Alice nel paese; La deadline è quella dell'Europa e non solo; la crisi del 2008 continua e nessuno ci vuole seriamente mettere riparo; l'hanno solo sommersa di liquidità come si nasconde la polvere sotto il tappeto; la situazione non stimola afflati unitari; lo sviluppo è bloccato e ognuno pensa a salvarsi il culo da sè perchè l'individualism o è un concetto che i ceti dominanti spargono ai quattro venti come fondamento del loro sistema; ne consegue che solo la successiva crisi potrà smuovere le cose.
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