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22/09/19 ore

La crisi umanitaria nella Repubblica Centrafricana


  • Francesca Pisano

Una situazione diventata ormai fuori controllo, una crisi umanitaria che travolge 2,3 milioni di abitanti sotto il peso schiacciante dell’emergenza. Si tratta della metà della popolazione della Repubblica Centrafricana, paese protagonista di un conflitto che proprio nelle ultime settimane peggiora e declina sempre più nel caos.

 

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, OCHA, parla di 400.000 sfollati e 68.000 rifugiati nei paesi vicini, soprattutto nella Repubblica democratica del Congo, mentre si inaspriscono le condizioni di insicurezza alimentare.

 

La RCA, ex colonia francese e da oltre 60 anni in preda ai conflitti e all’instabilità politica, ha vissuto durante lo scorso marzo la deposizione del presidente Bozizé per mano dei gruppi ribelli di Seleka che provengono dal nord del paese e che professano la fede musulmana, mentre l’80% della popolazione è di religione cattolica.

 

L’area a nord da cui provengono i ribelli non è mai stata realmente soggetta al governo della capitale, d’altronde lo stesso Bozizé, ”corrotto, autocratico e nepotista”, come Le Monde lo definisce, ha raggiunto il potere nel 2003 in seguito a un colpo di stato.

 

Il conflitto si è in questi mesi cristallizzato e se da una parte Seleka si è ufficialmente sciolto a metà settembre, dall’altra gruppi di autodifesa cristiani, sapientemente addestrati dall’ex presidente Bozizé, sono riapparsi prendendo di mira a loro volta la popolazione musulmane.

 

Conseguenza di questa deriva sempre più caotica e pericolosa è l’incessante attuazione di crimini contro i civili, quali torture, esecuzioni, stupri, razzie. Altro aspetto sconvolgente è rappresentato dal fenomeno dei bambini soldato che riguarda 3500 minori, secondo i dati riportati da Amnesty International.

 

Diventa sempre più difficile accedere alle cure degli ospedali o dei centri sanitari, molto spesso le famiglie attraversano centinaia di chilometri nell’insicurezza più totale per raggiungere una possibilità di salvezza.

 

Non è ammissibile che la popolazione continui a subire e per questo è necessario che la Repubblica centrafricana si attenga alla Convenzione di Ginevra e ai suoi Protocolli, in base ai quali tutte le parti coinvolte nel conflitto hanno l’obbligo di rispettare il diritto umanitario internazionale e di proteggere i civili. Inoltre, in seguito alla ratifica dello statuto della Corte Penale Internazionale, la Repubblica centrafricana deve garantire che i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità non rimangano impuniti. Sussiste poi l’obbligo di attenersi alla Carta Africana dei diritti dell’uomo e dei popoli che rimane in vigore anche nelle situazioni di conflitto armato.

 

Proprio per sorvegliare sulla condizione dei civili e sulle violazioni dei diritti umani che sono costretti a subire, delegazioni dell’Unione africana, delle Nazioni Unite e della comunità internazionale hanno visitato il Paese in seguito alla deposizione di Bozizé, ma è difficile stabilire quanto questi attori si stiano coordinando con le autorità locali in maniera efficace.

 

Nel frattempo, si attende per i prossimi giorni una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che autorizzi l’intervento della Francia nel Paese. E così a meno di un anno dall’ingresso nella guerra in Mali, i soldati francesi si preparano a varcare nuovamente il continente africano, con le inevitabili accuse di neocolonialismo pienamente a carico del governo di Hollande.


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