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19/06/19 ore

Stop all'embargo sulle armi in Siria, Bonino: 'L'Italia dice no'



E' stato un “momento non glorioso” quello in cui Bruxelles ha deciso di far cadere l'embargo sulla fornitura di armi all'opposizione siriana. E l'Italia dirà 'no'. Non ha nascosto la sua delusione, la ministra degli Esteri Emma Bonino nel constatare nuovamente l'incapacità dell'Ue di raggiungere una posizione comune sulle sanzioni alla Siria in scadenza il primo giugno.

 

Nonostante dopo 12 ore di negoziati queste ultime siano state infine rinnovate e la vendita di attrezzature militari congelata fino al primo agosto prossimo, le “rigidità veramente notevoli” dei vari 'schieramenti' contrapposti - Francia e Gran Bretagna favorevoli alla vendita di armi ai ribelli, Russia pro-regime e Austria, Svezia, Finlandia, Romania e Repubblica Ceca convinte della necessità di un'Europa portatrice di pace – non hanno aiutato nell'elaborazione di una “proposta su cui lavorare” affinché si arrivi pronti alla conferenza di pace sulla Siria da tenersi, secondo le intenzioni, a Ginevra.

 

Per Bonino si è davanti all'ennesimo rinvio su cui pesano inesorabilmente le continue divisioni tra i 27 che, avverte la ministra, rischiano così di essere “vittime in più” del conflitto siriano. Responsabile di questo fallimento sarebbe inoltre l'atteggiamento poco incisivo dell'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Catherine Ashton, rea di non aver presentato una proposta da sostenere con fermezza per rimediare alle divisioni strategiche all'interno del Consiglio.

 

Di questo passo – ha avvertito ieri Bonino – la strada per Ginevra 2 sarà “tutta in salita”. La conferenza in questione, secondo la titolare della Farnesina, è l'ultima opportunità per trovare una vera soluzione al conflitto che da pià di due anni sta devastanto la Siria: “Se durerà un giorno, vorrà dire che è fallita”.

 

Intanto a Istanbul i rappresentanti dell'opposizione siriana non si sono ancora accordati su chi dovrà partecipare al secondo round dei negoziati di pace: “Notizie non buone”, spiega Bonino, che mettono ancora più in dubbio le già poche garanzie sugli effettivi destinatari finali del materiale bellico europeo.


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