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02/03/24 ore

Stato-Mafia, Napolitano e le intercettazioni da 'distruggere'


  • Silvio Pergameno

 E così presso la Corte costituzionale il Presidente della Repubblica ha avuto partita vinta nella faccenda delle intercettazioni in cui era stato indirettamente e involontariamente coinvolto nel corso delle indagini della Procura di Palermo sui rapporti stato-mafia, per una conversazione poi finita di pubblico dominio.

 

Nella mia personale convinzione che le intercettazioni siano uno strumento da usare sempre con estrema cautela (nei confronti di tutti i cittadini perché le vie dell’inferno sono sempre lastricate di buone intenzioni, in particolare poi quando in gioco vengono i rapporti tra poteri dello stato) resto comunque dell’idea che i commenti alle sentenze si debbano formulare dopo averle lette.

 

Pur tuttavia mi aveva colpito sin dall’inizio una specie di contraddizione che era insita, a mio modesto avviso, nel comportamento degli inquirenti, quando ritenevano che le bobine registrate dovessero essere sì distrutte (almeno nelle parti oggetto delle contestazioni, si ritiene), peraltro solo dopo un pubblico confronto tra accusa e difesa.

 

E le mie perplessità erano dovute non a considerazioni di ordine giuridico, ma a una constatazione di mero fatto. Già, perché la distruzione dopo un pubblico confronto diventava inutile, in quanto le ragioni dell’eliminazione risultavano, in concreto, già vanificate.


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