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23/08/19 ore

Sovranismo: in Italia e in Europa


  • Silvio Pergameno

Si avvicina la fine di maggio, la data in cui saremo chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento europeo, una consultazione verso la quale questa volta l’attenzione è maggiore che nelle precedenti, ma che non sembra aver suscitato un vero dibattito sulla presenza del sovranismo, una rivendicazione di sovranità nazionale diretta proprio contro lo sviluppo dell’integrazione europea. E il dibattito invece sarebbe indispensabile affrontarlo, proprio in questo momento, perché, ad avviso di chi scrive, questa mancanza di attenzione può avere conseguenze di grande rilievo.

 

E può essere utile affrontarlo proprio muovendo da una considerazione abbastanza diffusa, cioè che oggi non si possa più parlare di una distinzione tra destra e sinistra. Non è, invece, così.

 

Anche oggi esiste una distinzione tra destra e sinistra: cambiate sono invece le ragioni il di questa distinzione, o, meglio, contrapposizione. Occorre infatti tener presente che, specialmente nel sentire comune, destra è sempre stato sinonimo di conservazione e, nella versione estrema, di reazione, mentre la sinistra ha sempre significato il progresso, l’avanzamento sociale e politico: problema sempre aperto…

 

Intanto il sovranismo di casa nostra, dopo la vittoria dell’anno scorso ha perso lo smalto. E il meeting europeo organizzato da Salvini a Milano ha pienamente registrato questo calo, con la modesta partecipazione registrata e con i sondaggi che danno ancora largamente vincente alle prossime elezioni europee i popolari e i socialisti, che, insieme, dovrebbero raggiungere la maggioranza assoluta nel Parlamento europeo rinnovato, come la hanno in quello attuale. D’altra parte in Europa non può esistere un sovranismo “europeo”, ma solo tanti sovranismi nazionali, per forza di cose tante debolezze in competizione tra di loro.

 

E questo mentre l’attuale governo sembra cercare di trovare un modus vivendi con l’Unione europea, non ha raggiunto risultati in Libia ecc. ecc. Cioè il famosocambiamento, ampiamente promesso dai vincitori delle elezioni in Italia l’anno scorso e sempre portato come carattere principale dell’attuale governo, sembra destinato a restare nel limbo delle buone intenzioni. E del resto nell’attuale momento storico e qui in Europa è assai difficile concepire un cambiamento radicale, complessivo, realizzato tutto di un colpo.

 

Vediamo, infatti, che anche su quello di un (sia pur lento e meditato) ridimensionamento dello stato nazionale ci stiamo accanendo da tre quarti di secolo e siamo ancora agli inizi, nonostante le motivazioni profonde che lo sostengono. Criticare Salvini e Di Maio, cioè, può esser molto facile, ma l’opposizione alla “Lega” e ai “5 Stelle” viene considerata fiacca.

 

Sarà senz’altro così, ma si tratta comunque di un giudizio sommario. Il problema di fondo, infatti, è quello di comprendere quali sono le ragioni per le quali Salvini e Di Maio l’anno scorso hanno hanno vinto le elezioni e anche quest’anno – alle regionali, - mentre Di Maio perde consensi, Salvini ne acquista, nonostante la performancedi governo sia tutt’altro che eccezionale. Questo significa – è abbastanza chiaro – che almeno un grossa aliquota del voto per “Lega” e “5 Stelle” non è tanto un voto convinto in favore dei programmi di questi due movimenti politici, ma un voto di protesta per qualcosa che nell’opera dei governi precedenti, nelle loro idee, nei loro convincimenti, nei loro programmi è stato giudicato sbagliato, dannoso, non condivisibile. Giusti o sbagliati che siano questi giudizi.

 

Abbiamo detto “un voto di protesta”, ma forse sarebbe necessario precisare che si è trattato della somma di più proteste, insoddisfazioni, interessi lesi, diverse conseguenze della lunga crisi economica dalla quale il paese fa fatica a uscire … mentre poi l’Unione europea non possiede un vero governo, con una vera maggioranza che governa e una vera minoranza che fa l’opposizione. E poi, vuoi vedere che l’opposizione è fiacca, perché è fiacco il governo?

 

 


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