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25/02/18 ore

La crisi dell’SPD in quella della socialdemocrazia europea


  • Silvio Pergameno

Lo scorso 21 gennaio al congresso dell’SPD di Bonn ha vinto Martin Schulz con il voto favorevole al ritorno alla grande coalizione con La CDU/CSU, l’unica possibilità di formare un governo in Germania dopo le elezioni di settembre, sempreché si raggiunga un accordo, che poi sia poi accettato dal partito e in Parlamento, evitando così il ritorno a una nuova consultazione elettorale.

 

Nonostante si sia trattato di una vittoria risicata, è arrivata in Europa una boccata di aria fresca, sia perché un “no” avrebbe messo in crisi il rilancio europeo e in particolare la spinta che Macron sta cercando di imprimere nella prospettiva di arrivare alla creazione un ministro delle finanze europeo, ma non meno perché il periodo di instabilità tedesca che altrimenti si sarebbe aperto avrebbe avuto riflessi finanziari negativi per l’euro e per le economie di tutti paesi del continente.

 

Anche Berlusconi – sinora molto sulle sue in materia - si è precipitato con un sorriso da un orecchio all’altro alla Commissione Europea, dove il Presidente Juncker che lo ha accolto con un abbraccio… mentre che in casa Salvini e in casa Di Maio nessuno certamente gode in vista del 4 marzo e in ragione… del clima venutosi a creare. E il PD troverà nell’ormai avviata campagna elettorale le strade per profittare dell’(insperata?) occasione?

 

Il risultato del congresso di Bonn è stato positivo, ma i problemi, comunque, non sono finiti, perché anche in caso che le prossime trattative vadano in porto, il risultato dovrà essere sottoposto al giudizio degli iscritti, il cui esito non appare scontato in senso favorevole.

 

Né sembra si possa dare un giudizio sicuro sul ruolo che al riguardo sarà in grado di svolgere il partito, perché proprio il dibattito al congresso di Bonn sembra essersi sostanzialmente concentrato – e accentuatamente ad opera dell’opposizione e dei giovani - sul rapporto con la CDU e Angela Merkel e su temi di politica sociale, se  si eccettuano gli interventi di Martin Schulz e della battagliera Andea Nahles, astro nascente del partito che ha praticamente determinato il positivo risultato finale.

 

Senza trascurare il fatto che su questo risultato ha certamente influito il pericolo delle elezioni anticipate in caso di fallimento delle trattative per il governo di coalizione, unitamente ai risultati degli ultimi sondaggi, che danno il partito in ulteriore calo di altre due punti  rispetto a quelli – già deludenti - delle elezioni di settembre(dal 20,5 al 18,5).

 

È quest’ultimo un elemento che mancherà quando saranno interpellati gli iscritti, verso i quali occorrerebbe una chiara e decisa battaglia per l’avanzamento nell’integrazione dell’Europa, che è l’unica strada che può dare nuove e dinamiche prospettive a un rinnovamento della socialdemocrazia. E la questione non riguarda soltanto la Germania….

 

E l’emersione di Macron e del suo Movimento “En Marche” è decisamente illuminante, ma quanto è trasferibile in Germania un percorso analogo? E quali tempi può richiedere?

 

 


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