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02/03/24 ore

Brexit? Passata 'a nuttata...


  • Silvio Pergameno

Brexit? Mah…?! Ma fatemi il piacere: Mi dispiace per gli inglesi, un popolo per il quale la mia stima è sempre stata profonda. Ma questa volta l’hanno fatta grossa. Si vota e il “leave” (lasciare) prevale: le borse perdono centinaia di miliardi, i mercati finiscono sottosopra, le istituzioni europee sono in preda al tumulto e poi il giorno dopo i vincitori sono costernati, sono in tanti a lasciar intendere di non aver capito nulla, e tutti a dire che non bisogna avere fretta e bisogna fare le cose per benino, a cominciare da Boris Johson gran sostenitore dell’uscita ed esponente conservatore, possibile successore di Cameron a Downing street….e la sterlina che va a picco e l’United Kungdom che rischia di sfasciarsi perché Scozia e Ulster non ne vogliono sapere di abbandonare l’Europa (il Galles non si sa)… mentre si scopre che Cameron aveva improvvidamente voluto il referendum nella speranza di risolvere questioni interne di partito….

 

Ma come si fa…!? La sensazione è che questa volta tutto finisca nel ridicolo e certo che Tusk e Junker dovrebbero chiede il risarcimento dei danni…. La storia del rapporto, sempre conflittuale, tra Inghiltrerra e processo di integrazione europea è lunga a cominciare dall’agosto 1954, quando il Parlamento francese discuteva il trattato istitutivo dell Comunità Europea di Difesa, che avrebbe segnato una svolta, perchè apriva la strada alla sovranazionalità. E Anthony Eden, al tempo Ministro degli Ester inglese, si precipitò a Parigi per persuadere Pierre Mendès France, Capo del governo francese, a non fare sciocchezze. E l’Assemblea nazionale rifiutò il trattato al canto della Marsigliese….

 

Così il sogno della Federazione europea è stato messo in soffitta e lì è rimasto; siamo andati avanti, i federalisti delusi, perché restava di fatto archiviata l’intuizione di Luigi Einaudi, forse ricordato più per le sue posizioni di liberale avanzato e convinto della necessità di interventi dello stato proprio per salvare il liberismo da… se stesso che per esser stato il primo ad aver intuito la necessità di una federazione europea proprio nel momento in cui si constatava il fallimento della società delle nazioni perché, ben ispirata a criteri di pace, era però priva di poteri per farsi ascoltare e si capiva – conseguentemente - la necessità di una federazione europea.

 

Einaudi ispirò Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, e i due confinati a Ventotene scrissero il famoso “Manifesto”, la cui lettura dovrebbe essere resa obbligatoria in tutte le scuole e la cui tesi centrale stava nella più che facile previsione che se dopo la vittoria degli “Alleati” (di cui non si dubitava minimente, nonostente le potenze dell’Asse fossero al momento al massimo dell’espansione) si fossero ricostituiti gli stati nazionali come erano e dove erano prima della guerra si sarebero avute conseguenze analoghe a quelle verificatesi tra le due guerre: rischi gravi per la democrazia. Tesi che si è rivelata esatta, se interpretata con un briciolo di senso storico e politico. Basta vedere quanto sono malate le democrazie europee nelle quali viviamo, quanto sono lontane dalla capacità di essere soggetti attivi nel panorama politico mondiale, quanto sono incapaci di assicurare sicurezza, prospettive di libertà.

 

Si dirà che la Germania ha superato bene la crisi, il che è vero, ma occorre analizzare tutti gli aspetti: intanto resta aperta la faccenda delle violazioni delle norme dell’Unione…quando esse erano ammesse e poi occorre valutare il costo che l’Europa sta pagando con la modernizzazione della Russia alla quale la Germania ha ben contribuito. Quanto pesano i legami a doppio filo che si sono in corso d’opera necessariamente stabiliti con una Russia tutta tesa a ripristinarsi un ruolo mondiale e un Putin sostenuto da consenso nazionalistico sempre maggiore nella popolazione? Una Russia con la quale però appare sempre più indispensabile stabilire una convivenza attiva in un tempo in cui gli USA obamiani tirano i remi in barca e all’orizzonte si profila… Donald Trump… e tra Roma, Berlino, Parigi, Londra e Washington i famosi populismi imperversano. E meno male che almeno in Spagna “Podemos” ha riportato nelle elezioni di domenica scorsa un esito del tutto deludente.

 

Io credo che, passata 'a nuttata del 23 giugno, con relativi fuochi di artificio, tutto tornerà su per giù come prima, anche perché la Gran Bretagna proprio dentro quell’Unione catastrofica dalla quale era indispensabile scappar subito via, aveva ottenuto uno status particolare che sicuramente non le sarà consentito conservare adesso che è fuori. A Bruxelles e dintorni sono furenti ed è ovvio, perché il tassello inglese era parte integrante della consociazione…. Ricucire, ricucire…ago, filo e tanta buona volontà…

 

 


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