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21/09/20 ore

Giornalisti 1.0, il Caso Ilva su Twitter


  • Adil Mauro

Con la missione governativa di venerdì 17 agosto a Taranto guidata dai ministri Passera (Sviluppo Economico e delle Infrastrutture) e Clini (Ambiente, Tutela del Territorio e del Mare) la settimana appena trascorsa ha rappresentato, dal punto di vista mediatico, il momento di maggiore “copertura” dedicata all'Ilva dai principali mezzi di informazione.

 

Il resoconto di quelle ore concitate ha infatti occupato le prime pagine dei quotidiani e le scalette di tutti i telegiornali. La necessità di conciliare (imposta anche dall’attuale situazione economica del paese) l'attività produttiva di uno dei maggiori centri della siderurgia europea con la salvaguarda della salute dei lavoratori e la tutela dell’ambiente cittadino, oltre ad innescare una complessa e articolata indagine giudiziaria della Procura di Taranto, ha scatenato sul web un dibattito virtuale nella forma ma assai acceso nei toni, in particolare sulla piattaforma di micro blogging Twitter.

 

Fra i contributi più interessanti e rivelatori di come l'opinione pubblica tenda a dividersi in vere e proprie “tifoserie” su questioni delicate come questa, non è forse inopportuno segnalare quelli di alcuni importanti giornalisti.

 

A chi suggeriva di “chiudere (dopo l'Ilva) anche la Fiat e di proibire l'uso delle auto, visto che sono una delle prime cause di morte in Italia” il direttore del Giornale Vittorio Feltri lo scorso 14 agosto replicava altrettanto cinicamente con la proposta di “chiudere tutto, anche la vita visto che a forza di vivere si muore”.

 

Un filone, quello polemico nei confronti della magistratura (non solo tarantina), seguito con meno veemenza dall'ex direttore del Riformista Antonio Polito (“ Peccato che l'Ilva non sia di Berlusconi. Sarebbe tutto più facile”) e del tutto ignorato su Twitter da Franco Bechis e Maurizio Belpietro, rispettivamente vicedirettore e direttore di Libero. I loro tweet dell’ultima settimana erano quasi tutti per il presidente della Camera Gianfranco Fini.

 

Il vicedirettore del Fatto Marco Travaglio, che a fronte di soli 108 tweet può tuttavia vantare la ragguardevole cifra di 130mila follower, ha detto la sua sull'Ilva il 16 agosto rinviando ad un suo articolo assai critico nei confronti del ministro Clini dall'eloquente titolo “Decreto Salvakiller”.

 

Sull'Ilva va infine segnalato il silenzio pressoché assoluto dei due direttori Ezio Mauro (La Repubblica) e Ferruccio de Bortoli (Corriere della Sera). Nella settimana che va dal 13 al 19 agosto, hanno entrambi condiviso con i rispettivi follower (più di 81mila per de Bortoli e quasi 45mila per Mauro) riflessioni e articoli vari su Julian Assange, la strage di minatori in Sudafrica, il processo alle Pussy Riot a Mosca e la crisi economica. Ilva non pervenuta.

 

Questa veloce ricognizione, senza alcuna pretesa di rilevanza statistica, è una fotografia (mossa, ma realistica) di un mondo dell'informazione che annovera molti giornalisti della “vecchia scuola” per i quali i social network sono ancora oggi poco più che un passatempo. E tuttavia i passatempi possono dirla molto lunga, in tema di direzione di un giornale, su quale peso debbano avere alcune notizie rispetto ad altre.


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