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14/06/24 ore

Renzi e Alfano: coppia di non fatto


  • Roberto Granese

Ancora una volta sui modi operativi della politica italiana si deve mestamente notare che i modelli culturali sopravvissuti a tutte le tristi storie di cui è fatta la storia di questo paese sono è rimangono collocati all’interno di quella inadeguatezza e di quell’immobilismo che quelle storie hanno contribuito a determinarle.

 

È fra il vicepremier e leader del NCD Angelino Alfano ed il Neosegretario del PD Matteo Renzi la nuova sviante bega che agiterebbe un rilassatissimo (forse troppo) governo italiano appoggiato sull’imbarazzante equivoco della riduzione dello spread da una Germania che incomincia a pagare sempre di più i costi di una posizione in Europa e nel mondo che risulta molto difficile da mantenere.

 

Il bandolo della matassa, la discussione sulle unioni civili, è, come al solito,  un cosiddetto argomento sensibile, uno di quelli su cui si parla tanto per essere un po’ più sicuri che non si faccia niente altro che giocare al rialzo e spingere sul movimentismo della lotta non si sa bene a che; un altro modo per ridiscutere e riassestare gli equilibri di potere nella migliore tradizione post democristiana. 

 

Se Renzi conferma nelle sue azioni un modus operandi che abbiamo analizzato e continueremo ad approfondire e che abbiamo delle difficoltà a definire innovativo; la posizione più imbarazzante e difficile rimane quella del ministro dell’interno.

 

Rappresentante di non si sa bene quale base sociale il partito del vicepremier, nel bisogno esistenziale di non rinunciare alla posizione nel governo e nel parlamento che è attualmente unico garante della sua esistenza, minimizza, dichiara che la “questione unioni civili” non è prioritaria,  bisogna pensare alle famiglie…

 

Si potrebbe obiettare un fiume di considerazioni più o meno condivisibili, fra cui quella banalissima che sono famiglie anche quelle, attualmente non regolamentate per legge, che le stesse unioni civili generano; quella (peraltro evidenziata dallo stesso PD) che, durante la sua pluriennale partecipazione a varie compagini governative, lo stesso Angelino non si sia intensamente dedicato a quelle priorità che ora dovrebbero, secondo lui e i suoi, monopolizzare o oligopolizzare, tutte le forze legislative e di governo.

 

Un gran parlare che non mette e non toglie nulla; Letta seraficamente dichiara che in un modo o nell’altro un accordo si troverà, basterà rinunciare a qualcosa… e Formigoni chiede di rimandare le questione etiche al 2015.

 

La dichiarazione della Serracchiani sulla disponibilità del Partito Democratico di lavorare con chi ci sta indipendentemente dalla sua presenza o no nella maggioranza in appoggio al governo Letta riaccende una nuova puntata di questa fiction  che riporta sulla ribalta il più volte riesumato Silvio con i Suoi club, il Suo partito, la sua stabile crescita a cui sia il Pd che il Ncd collaborano intensamente e devotamente.

 

Mentre i media in inutile trepidazione attendono alla realizzazione della prossima puntata nella conferenza stampa in uscita alla riunione di segreteria dello stesso PD, la “opinione pubblica” viene fatta appassionare e viene nutrita di un “dovremmo fare” grande indefinito e oscuro come il futuro di questo paese e la distanza tra le parole e le cose.

 

 


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