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16/06/24 ore

Le conquiste tedesche sulla strada verso l'Unione Bancaria Europea


  • Silvio Pergameno

E' il terzo governo della Germania presieduto da Angela Merkel, che quindi è dal 2005 che lavora nella cosiddetta Bundeswaschmaschine (lavatrice federale: è il nomignolo, anzi uno dei nomignoli, appiccicati alla sede del governo federale a Berlino per via dell'enorme oblò che connota la facciata superione dell'enorme nuova sede dell'enorme governo tedesco) e la cancelliera è alla sua terza grande coalizione: la prima con i socialdemocratici (di Gerhard Schröeder), poi con i liberali e adesso di nuovo con i socialdemocratici.

 

Novità? Non eccezionali, ma qualcosa è venuto fuori dopo tre mesi di trattative tra la Kanzlerin e Sigmar Gabriel (attuale segretario SPD), il quale ha ottenuto alcuni vantaggi sul piano sociale: il più importante è forse il salario garantito di € 8,50 ora lavorativa e non sembri cosa di poco conto, perché nella ricca e potente Germania i lavoratori con salario sui cinque euro orari (e molti anche meno) sono diversi milioni.

 

Quindi questa conquista dell’SPD assume un valore di rilievo come provvedimento di carattere non soltanto sociale, ma anche macroeconomico, perché comporterà un aumento dei consumi e rappresenta quindi una forse non grande ma comunque significativa svolta nella politica economica del paese (e non crediamo che si scatenerà l’inflazione, se non altro perché Wolfgang Schläube – con in testa l’elmetto con il chiodo antispendereccio - resta vigile a capo del suo ministero tradizionale).

 

E se i tedeschi consumeranno un po’ di più qualche briciola dei loro maggiori acquisti arriverà pure agli altri europei, che sapranno approfittarne. L’Italia, per esempio, potrà mandare in Germania Ana Damian, la bella moldava, immigrata a Parma e regina del porta a porta, che in questo 2012 pur di crisi pesante ha venduto – come ci informa Repubblica - più di 1500 aspirapolvere, cioè mediamente cinque al giorno, se non si considerano i giorni festivi…

 

Un po’ di novità quindi c’è, perché il rigore tedesco, avviato già dall’ultimo governo socialdemocratico di Gerhard Schöder nei primi anni duemila, era stato applicato prima di tutto proprio alla Germania; adesso con il salario minimo arrivano anche altri provvedimenti, come il miglioramento delle pensioni più modeste e, per i lavoratori che hanno versato almeno 45 anni di contributi, la riduzione dell’età del pensionamento a 63 anni dai 6, limite generale applicabile per tutti.

 

E c’è poi una un’altra novità, che viene da Bruxelles (dove comunque le sinfonie tedesche vengono, come è noto, suonate più ancora che nella stessa madrepatria) ed è l’accordo raggiunto all’ECOFIN (che riunisce i Ministri delle Finanze) sull’Unione Bancaria Europea, che si può considerare avviata. Certo, in linea di principio il passo è grosso, anche se la completa attuazione degli accordi viene largamente diluita nel tempo, soprattutto per quanto riguarda gli interventi per affrontare le possibili crisi di istituti di credito.

 

Ma il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto? Bèh, certamente non assomiglia a tante leggine della nostra Repubblica, che riempiono i primi articoli di bellissimi principi, destinati però a entrare in vigore in tempi indefiniti mentre le regole vere sono contenute nelle norme transitorie… Infatti, avviso di chi scrive, il passaggio importante negli accordi raggiunti all’ECOFIN è che la vigilanza sugli istituti di credito viene ancorata alla BCE, e questo dovrebbe ridurre i rischi di operazioni avventate, cioè delle fonti dei guai.

 

Prima di gridare vittoria, comunque, occorre soprattutto aspettare le conclusioni della riunione di oggi dei Capi di Governo a Bruxelles, che si occuperanno delle conclusioni dell’ECOFIN. Di più era difficile potersi aspettare, nonostante l’incalzare degli eventi sul piano della politica internazionale, dove Angela Merkel appare sempre più decisa a darsi da fare da sola, nella direzione orientale.

 

Il leader ucraino Yanukovic, dopo aver rifiutato l’accordo economico con l’Europa, ha accettato quello con la Russia, lasciando l’Europa con un palmo di naso e gli ucraini in piazza, ai quali si offre come leader potenziale il campione di pugilato Wladimir Klitschko, che ha rinunciato al ring per dedicarsi tutto alla politica e si è già sottoposto a corsi accelerati per la formazione indispensabile.

 

Arriveremo a uno scontro tra il Vladimir polacco e quello russo? Ma intanto Klitschko dove va a studiare? ma a Berlino, naturalmente: a tutto ci pensa  Angela Merkel, che pensa pure a dargli una mano perchè in Polonia possa concretamente organizzarsi..


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