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16/07/24 ore

Germania, il miracolo liberale dell'Agenda 2010


  • Silvio Pergameno

Nel buttar giù ieri un primo commento alle elezioni tedesche, è capitato di dover citare l'"Agenda 2010", che rappresenta un passaggio fondamentale della storia della Germania di questi anni, per il ruolo determinante che essa ha rappresentato nel percorso del "secondo miracolo economico tedesco", così come viene chiamata la grande ripresa economica di questo paese nel decennio che va grosso modo dal 2003 al 2013.

 

Il primo miracolo fu quello degli anni cinquanta, la grande ricostruzione dopo le immani distruzioni belliche; ma in un certo senso questo secondo è forse anche più significativo. Negli anni cinquanta del secolo scorso, infatti, la grande ripresa economica resta legata al piano Marshall, all’enorme aiuto prestato dagli Stati Uniti all’Europa; nei primi anni 2000 la Germania ha agito da sola e si è costruita un processo di sviluppo, mentre gli altri paesi europei hanno subito la grande crisi dalla quale non siamo ancora fuori.

 

A dire il vero però, l’aspetto più interessante dell’”Agenda 2010” non è quello dei risultati economici, ma quello politico, che quei risultati ha reso possibili. Nei primi anni del nuovo millennio la Germania, che versava in cattive condizioni, era governata dalla coalizione rosso-verde, Partito socialista e Gruenen, sotto la guida di Gerhard Schroeder. Il cancelliere ebbe allora l’intelligenza e soprattutto il coraggio di proporre un piano di riforme di stampo liberale (in Italia noi diremmo liberista), una serie di tagli molto incisivi alle tasse, all’assistenza sanitaria, alle pensioni e ai sussidi di disoccupazione, oltre che ad altre provvidenze in questa materia: ed era in sintonia con le direttive del trattato di Lisbona.

 

Ecco l’”Agenda 2010”: un duro taglio contemporaneo di tax e di spending (contenti naturalmente i liberali, gli industriali e in sostanza anche i democristiani, nonostante la parte più conservatrice vedesse colpito lo stato sociale che essa aveva costruito). E, infatti, mai in Germania era stato inferto un colpo di tale portata allo stato sociale, come questo che Schroeder suggeriva e sosteneva con tutte le sue forze e naturale fu quindi la prima opposizione proprio del partito del cancelliere, il quale però tenne duro e vinse la sua battaglia.

 

La vinse perché le dirigenze SPD e verdi capirono, anche se ci furono defezioni di rilievo negli iscritti, centinaia di migliaia dimostranti di piazza e soprattutto il colpo di una sconfitta elettorale nel 2005 dalla quale l’SPD a tutt’oggi si è ripresa solo in parte (il partito si era ridotto a poco più del 20%); e l’”Agenda” fu tenuta ferma anche se nei primi anni della “cura” gli effetti sull’occupazione e sulla povertà furono negativi.

 

Dopo le elezioni del 2005 ci fu la grande coalizione CDU-CSU con l’SPD, il primo governo di Angekla Merkel, nel quale, peraltro, Peer Steinbrueck, l’attuale esponente dell’SPD che ha concorso al cancellierato, è stato Ministro delle finanze… Diciamo la verità, è una storia che parla da sola a tutte le spiagge europee sulle rive delle tiepide acque del mare nostrum, dove in massa stiamo aspettando che l’SPD vada al governo in una nuova grande coalizione nella speranza che proprio il partito che ha più pagato per la propria lungimiranza e il proprio coraggio tolga qualche zanna alla feroce dentatura di Frau Merkel…

 

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