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28/01/23 ore

Letta bis


  • Silvio Pergameno

Emerge una certa spavalderia, non ingiustificata, dietro la fattiva modestia con la quale Enrico Letta si dichiara sicuro del fatto proprio e fa mostra di non temere le minacce del Cavaliere quando fa la voce grossa: se mi cacciate, faccio cadere il governo e si va alle elezioni.

 

Ma forse le cose non stanno proprio così, perché se è vero che senza l’appoggio del PdL il governo cade, trarne automaticamente la conseguenza che si vada alle elezioni è per lo meno azzardato, e non soltanto perchè il Presidente della Repubblica è assolutamente contrario a sciogliere le Camere, ma perché un “Letta bis” una maggioranza in Parlamento se la può trovare.

 

Ma non nella prospettiva di un possibile governo PD – 5 stelle, molto burocraticamente coltivata da Pierluigi Bersani sullo scorcio dello scorso anno, sibbene tra le pieghe della frantumazione che erode centrodestra e grillini. Alla camera non ci sono problemi, stante l’esito del Porcellum, ma anche al Senato per un Letta bis le carte da giocare non mancano: e non è certo il caso di fare gli schizzinosi.

 

Oltre alla coalizione di sinistra ci sono gruppi e gruppetti tutt’altro che alieni all’idea di considerare la possibilità…Scelta civica in primo luogo, dissidenti orellanensi da 5 stelle e altri che si sono già tirati fuori, il gruppetto di Tremonti con le Grandi autonomie, la Suedtiroler Volkspartei, un po’ di socialisti, e un po’ di esuli dallo stesso PdL più altri disponibili sparsi, dieci di qua venti di là quattro o cinque da un’altra parte…i conti li ha fatti Guglielmo Vaccaro, deputato del PD molto vicino ad Enrico Letta, che ne ha parlato al Corriere della Sera sabato scorso (vedi il lungo articolo di Tommaso Labate).

 

Berlusconi con le spalle al muro? Sul piano dei numeri, dei pouparler, delle manovre emergenziali sembra difficile che possa andare lontano, e poi il PD non sembra disposto a perdere l’occasione della sua vita; il Cavaliere può tentare la strada del consolidamento di una nuova destra, a partire proprio dalle battaglie che tenta di avviare alla Consulta e alla Corte Europea, e proprio sui temi profondi della divisione dei poteri e dei diritti politici: ma si tratta di un discorso su un piano a lunga scadenza, e anche se difficoltà e guai non mancano neanche nel PD.

 

Un PD esso pure esposto a rischi gravi, il rischio di uscire dalla confusa situazione di questi ultimi mesi con le ossa rotte, in particolare la componente ex comunista che, cacciato Berlusconi, è destinata a restare priva dell’unica battaglia disponibile, sulla quale è vissuta negli ultimi venti anni, non un giorno (con il tempo cioè di svegliarsi).

 

E c’è infine un corollario tutt’altro che trascurabile, e cioè la prospettiva di una pressoché sicura vittoria di Matteo Renzi al prossimo congresso del Partito: i sondaggi danno un gradimento di oltre il settanta per cento alla candidatura del sindaco di Firenze a segretario del PD, con il conforto di un ottimo successo di popolo alle feste ex-Unità svoltesi in questi giorni e senza trascurare il favore di cui il governo Letta gode nell’opinione pubblica, anche moderata.

 

Non sarà certo una battaglia facile per Renzi conquistare il partito, ci saranno i soliti opportunisti pronti a salire sul carro del vincitore, ci saranno le manovre di apparato, ci saranno i sostegni con mire ricattatorie…ma l’impressione è che allo sbando nel PD sia proprio l’iniziale asse portante postcomunista, mentre oggi l’ex Margherita si insedia al governo e al partito…e non è da escludere che i soliti previdenti comincino a tirar fuori dalle cantine, dove erano stati gettati vent’anni fa, vecchi scudi crociati da spolverare e da tirare a lustro.


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