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12/08/22 ore

Identikit del nuovo presidente della Repubblica


  • Luigi O. Rintallo

In vista dell’elezione del Presidente della Repubblica, si è spesso sentito ripetere dalle forze politiche la necessità di concordare i criteri della scelta e del voto. Quasi che sia necessaria una speciale interpretazione del dettato costituzionale. Da nessuno viene, invece, indicata la priorità di delineare le qualità del candidato alla massima carica dello Stato. Eppure non sarebbe male soffermarsi su questo aspetto.

 

Cosa occorre oggi ai vertici della Repubblica? Una persona che non sia in stato di soggezione rispetto al debordare delle corporazioni; a tutte le corporazioni che spopolano in Italia.

 

Importante è l’emancipazione delle cariche politiche dai condizionamenti della finanza, come pure dalle linee guida di un malinteso europeismo all’insegna di una visione esclusivamente tecnocratica. Occorrerebbe una figura capace di imprimere una svolta anche di tipo culturale, circa la prospettiva europeista che da sempre contraddistingue la nostra politica internazionale.

 

Il prossimo presidente dovrebbe scegliere di firmare o non firmare i suoi atti senza chiedersi prima cosa è stato scritto sul «Corriere» o su «Repubblica», espressione di poteri che non coincidono certo con gli interessi generali del Paese.

 

E sempre a proposito delle pressioni corporative, per fare un esempio, si pensi ad alcuni settori della magistratura, che tendono a farsi unici “decisori” dell’attività politica e legislativa del Paese. In questo senso, negli ultimi vent’anni gli inquilini del Quirinale hanno dovuto sovente fare i conti con pressioni che scaturivano da svariati uffici giudiziari.

 

Dallo Scalfaro dei famosi “non ci sto”, pronunciati all’indomani delle ventilate inchieste sui fondi riservati del Ministero dell’Interno, sino al Napolitano “intercettato” dalla procura palermitana, abbiamo assistito a tensioni e condizionamenti per lo più troncati e sopiti ma che hanno lasciato una ferita sull’ordinamento istituzionale.

 

Di qui la necessità che il prossimo presidente sia non solo incensurabile, ma anche in grado di invertire una tendenza alla tracimazione dei poteri che ormai minaccia la sopravvivenza stessa delle istituzioni democratiche.

 

Per quanto contrastata e difficile sia la fase attuale, non dovrebbe però essere impossibile individuare una personalità capace di soddisfare queste tre esigenze. Certo, non siamo la Repubblica Ceca che ha potuto valersi di un poeta come Havel e purtroppo non disponiamo più di figure intellettuali come Sciascia, che univa l’impegno civile a un pensiero critico, lucido e non omologato insieme. Possiamo ancora sperare?

 

 


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