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29/01/20 ore

Eni-Finmeccanica, attenti a non svalutare gli ultimi gioielli di famiglia


  • Antonio Marulo

Nelle ultime settimane si è fatta complicata la vita di Eni e di Finmeccanica. Due inchieste per corruzione internazionale hanno messo i vertici aziendali nei guai. La situazione però non può essere trattata alla stessa stregua di tante altre di ordinario malaffare seguendo logiche di beghe interne. In gioco non ci sono solo la carriera e la libertà personale di qualche manager in odore di tangenti, ci sono anche il destino e le fette di mercato di due aziende che fanno gola a tanti avvoltoi d’oltreconfine, pronti a lanciarsi sugli animali feriti. 

 

Lo scenario in cui ci si muove è complesso e l’interesse nazionale è sempre dietro l’angolo. Si dà il caso infatti che Eni e Finmeccanica siano gli ultimi gioielli di famiglia che l’Italia può vantare, per giunta in due settori strategici: l’uno energetico, vitale per un paese totalmente dipendente dall’estero per il suo approvvigionamento, l’altro meccanico e aerospaziale, molto legato ad affari di difesa militare.

 

C’è da considerare, inoltre, che per Eni e Finmeccanica competere sul fronte internazionale non è facile. Basti pensare che per le fonti energetiche si scatenano guerre, si fanno spesso patti col diavolo, senza tanti scrupoli i governi chiudono affari con dittatori sanguinari, salvo poi contribuire a eliminarli per salvaguardare i propri segreti di Stato (vedi Francia-Gheddafi).

 

In contesti così torbidi, quindi, l’utilizzo di dazioni improprie di denaro sembra essere solo uno dei modi, seppur discutibili, per battere la concorrenza e accaparrarsi le commesse di governi e di Stati il cui livello di corruzione politica è spesso molto elevato.

 

Il nostro braccio della legge si è mosso e vuole in proposito fare giustizia. L’intento è nobile, col rischio, però, che operando in questo modo si spiani la strada a chi da tempo pensa di spolpare l’ultimo tesoretto italiano, completando il lavoro (non sempre pulito) iniziato con le pseudo-privatizzazioni degli anni novanta del secolo scorso.

 

Come allora, anche oggi c’è l’esigenza di fare cassa. Le due aziende controllate dal Tesoro potrebbero risultare pertanto utili allo scopo. Ma nel caso specifico l’interesse nazionale potrebbe albergare altrove. Ciò imporrebbe maggiore prudenza e forse una lungimirante strategia.

 

Diversamente da quanto sanno fare abilmente altri Paesi, l’Italia invece pecca spesso di autolesionismo e una quinta collana, sia essa in veste togata o in veste di cosiddetti operatori dell’informazione, potrebbe agire chissà quanto inconsapevolmente per agevolare l’azione del nemico.

 

La corruzione va combattuta con la legalità, di cui l'area radicale ha fatto un preciso riferimento della sua azione, finendo per subire la più dura marginalizzazione ed eliminazione. Quello che però andrebbe tenuto in conto è un’azione autenticamente indipendente, che non sempre si avverte, e un interesse nazionale che non può essere difeso solo con l’inno di Mameli.


Commenti   

 
0 #3 Maurizio Navarra 2013-02-13 10:43
E così, "in nome della legge", si sta distruggendo la nostra Patria, il suo assetto economico e politico, il suo equilibrio istituzionale.
Verrebbe da pensare se veramente chi ha mosso questo attacco mortale al nostro Paese lo ha fatto e lo fa in nome della legge e dell'interesse comune ovvero nell'interesse di più o meno palesi interessi economici decisi a distruggerci per poi spartirsi le nostre spoglie.
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0 #2 franco 2013-02-13 08:59
La spoliazione di ogni italica risorsa, sia pubblica che privata, posta in atto da codesto governo fantoccio delle universali mafie bancarie e del satrapo vetero stalinista dei papponi, sta proseguendo fino all'inevitabile e previsto default italiota!
Oltre l'ILVA si prosegue con queste politiche di svilimento del valore di risorse come ENI e FINMECCANICA, x la prevista predazione a vantaggio di dette mafie.
Come se la prassi di tangenti, quando si opera su certi mercati non fosse regola generale!
Della perdita di decine e decine migliaia di posti di lavoro a questi biechi BURATTINI servi e complici dei BURATTINAI di dette mafie bancarie, non gliene può fregar di meno! basta che prevalgono i loro privilegi e prebende: il prezzo del tradimento contro il popolo e la nazione!
W L'itaGlia E LA SUA PROSTITUZIONE, LA MIGLIORE DEL MONDO X QUESTI CRIMINALI PAPPONI!
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0 #1 ilSocalista 2013-02-12 19:57
effettivamente Enrico Mattei avrebbe dovuto essere incarcerato una ventina di volte; però quella era gente di altra tempra, che aveva fatto la guerra; più che ai bonus e all'arricchimen to sfrenato davano già per molto buono e comunque sempre provvisorio, di aver salvato la pelle.
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