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16/10/19 ore

Lavoro, Ichino: con la sindacalizzazione una Sinistra per "vecchi"


  • Ermes Antonucci

 In un incontro organizzato dall’università Luiss Guido Carli dedicato alla questione generazionale in Italia, e più in generale alle sfide che i giovani si trovano ad affrontare nell’attuale sistema lavorativo, è intervenuto il senatore Pietro Ichino.

 

Noto per le sue posizioni social-liberali e riformiste – largamente distanti dalla condotta dominante del Partito Democratico, tirato per la giacca dal massimalismo di Vendola e dal corporazionismo della Cgil – il giuslavorista ha espresso un concetto molto interessante sulla relazione tra l’approccio tradizionale della sinistra con il mercato del lavoro e l’assenza di riforme nel settore.

 

Ichino definisce il fenomeno che ha interessato la sinistra italiana “sindacalizzazione”: “La sinistra italiana ha assunto questa posizione teorica e pratica che l’ha portato a identificare come di sinistra ciò che costituisce normalmente l’obiettivo di un sindacato, cioè la difesa degli interessi di un lavoratore regolare”.

 

“Ma il sindacato – aggiunge Ichino – è per sua natura un’organizzazione conservatrice, perché tutela appunto gli interessi di una categoria. Quello che è grave è che questa funzione – la tutela degli interessi di una parte – è assurta a interesse strategico dei progressisti e di coloro che dipendono dall’etichetta di essere la sinistra nel Paese”.

 

Il risultato del processo di sindacalizzazione è stato che la sinistra, invece di farsi portatrice degli interessi dei cosiddetti outsider, “si è indotta a difendere il diritto dei quarantenni, cinquantenni, sessantenni di continuare ad andare in pensione col vecchio sistema, a conservare le strutture (avete mai sentito una sola volta, su un’azienda in crisi, che il sindacato e la sinistra abbiano detto sì, effettivamente è il caso di chiuderla?), tutto a spese delle nuove generazioni”.

 

Di questa sindacalizzazione della sinistra fa parte anche la difesa a oltranza (“aldilà di ogni ragionevolezza”) dell’articolo 18. Una norma che, secondo Ichino, “aveva un senso nel tessuto produttivo dei primi anni ‘60 o ‘70, quando si entrava in fabbrica a 16-18 anni con l’idea di passarci tutta la vita, ma oggi che è assolutamente normale che un lavoratore cambi azienda 4,5,10 volte prima di arrivare alla pensione, l’articolo 18 è di per sé fuori dal tempo”.

 

“È chiaro ed evidente – conclude Ichino – che la sicurezza economica e professionale del lavoratore va costruita non sul legame con il primo posto di lavoro ma nel passaggio tra il vecchio e il nuovo lavoro”.

 

Un intervento lucido e pieno di spunti di riflessione, che ha il merito di riportare a galla il tema della questione liberale nel centrosinistra italiano, sollevata con costanza su Agenzia Radicale.


Commenti   

 
0 #7 giorgio 2012-10-07 11:15
Per il "professore" la perfezione del progresso si raggiungerà col ripristino della schiavitù
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+1 #6 Attilio 2012-10-06 09:49
Senatore Ichino,
Il sindacato, e l'articolo 18 in particolare, hannp avuto il merito di DIFENDERE i lavoratori iscritti alla CGIL dalle discriminazioni criminali di Valletta e della Fiat. Quanto sta avvenendo oggi è la replica, con modalità diverse, di quanto fatto allora. Perciò: grazie all'unico sindacato che sta dalla parte dei lavoratori e che Lei qualifica come 'retrogrado'. P.S. Ora sono pensionato ma per anni sono stato un manager di una multinazionale americana seria dove vigeva vera democrazia e premio al merito. Quando incontravo i colleghi di torino inorridivo al pensiero di come erano trattati lavoratori onesti. Mi piacerebbe sentire i suoi commenti su ciò.
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+1 #5 tonino 2012-10-06 04:51
grazie signore,ho votato sempre sx,sono fiom non condivido tutto,ho lavorato di notte ,a due turni,a tre turni,ho svolto mansioni diverse x34 anni nella stessa azienda, sempre con lo stesso livello paga,la speranza di una maggiore giustizia mi ha fatto superare ogni ostacolo; ma lei signore... le mie otto ore di lavoro e le otto ore dei miei figli ,le otto ore dei miei colleghi e dei giovani assunti che ancora hanno bisogno di un minimo di dignità x andare avanti, lei signore ci toglie il respiro;non siamo confusi, non lo creda,signore,n oi studiamo,la nostra società civile,SIGNORE, spesso agguerrita arrivista egoista incurante degli umili-ultimi.si gnore,tutta questa festa che si vede in tv ,nei convegni,nei partiti,nelle aziende-banche- sindacati DURA DA TANTI ANNI TROPPI ANNI ,signor,a. 18 è stato adulterato come le vivande-aliment i contraffatti... .,le cose buone per tutti pian piano sono infettate da idee di chi non ha idea di sacrifici silenziosi di giovani e famiglie S.P.I.DIGnITA'|
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+1 #4 lorenzo d. 2012-10-06 00:44
"oggi che è assolutamente normale che un lavoratore cambi azienda 4,5,10 volte prima di arrivare alla pensione,"Allor a Ichino è anormale visto che fa sempre lo stesso lavoro, ovvero dire fesserie sul lavoro degli altri..
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0 #3 ilSocialista 2012-10-05 02:58
http://www.corriere.it/salute/12_ottobre_04/medici-famiglia-crisi_e12e474c-0e24-11e2-a908-14f31466de5c.shtml
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0 #2 ilSocialista 2012-10-05 01:44
piuttosto la metterei come "questione del welfare universalistico " già suona meglio e come "prima vedere cammello" per certi strati socio-generazio nali; e anche come "questione dell'uguaglianz a minima di base"; il termine "uguaglianza" è stato nefastamente trascurato nel trentennio reaganiano e le conseguenze si vedono.
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0 #1 ilSocialista 2012-10-05 01:44
Il discorso sarebbe logico in linea teorica, solo che si deve valutare, come in tutte le cose, il contesto storico-antropi co; proporre il welfare universalistico in Italia è come proporre l'abolizione della pena di morte in America; sono concetti razionali che in determinati contesti umani divengono bizzarrie esotiche scontrandosi con consuetudini ataviche del luogo.
Comunque se la spacci per "questione liberale" difficilmente la cosa può sfondare tra le masse, per ovvi motivi se non altro nominalistici; nemmeno puoi metterla come giovani contro vecchi, perchè uno scontro sociale fra generazioni non funziona in un paese antropologicame nte familista e comunque un giovane non si sente bene a sottrarre il pane ai vecchietti;
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