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16/10/19 ore

Fiat, travolti da un prevedibile destino


  • Antonio Marulo

La Panda non è un’automobile in via d’estinzione. Anzi, è l’unica Fiat prodotta in Italia che gode di discreta salute. Gli altri modelli, un po’ ammuffiti, pagano la dura legge del mercato e della crisi. Per questo l’ad del Lingotto Sergio Marchionne ha rivisto i suoi programmi d’investimento: il progetto Fabbrica Italia, datato 2010, è stato superato dagli eventi. In soldoni, la multinazionale, sempre meno italiana, non ha più tanta voglia di bruciare denari nel Belpaese.

 

C’è chi si è sorpreso di questa retromarcia. Eppure, i segnali in tal senso ci sono stati, eccome, in questi mesi: dal rinvio del lancio di nuovi modelli, alle dichiarazioni “perdenti” di Marchionne ad ogni risultato negativo nelle vendite, compreso l’attacco sulla concorrenza “sleale” dei tedeschi.

 

Ma se si va non troppo indietro nel tempo, la strategia poco italiana del manager italo-canadese già si scorgeva nel 2011, quando dichiarò che “il cuore della Fiat era e resterà in Italia, ma la testa deve essere in più posti: in Italia per il mercato europeo, in Brasile, a Detroit, in Asia nel futuro...”.

 

Ora, si dà il caso sfortunato, ma prevedibile, che il mercato europeo va disastrosamente. Di qui il rischio che la testa italiana cada quanto prima: un’ipotesi che col passare del tempo si fa più concreta. Del resto, i vertici di Fiat-Chryisler seguono gli istinti animali del mercato, lasciando poco spazio ai sentimentalismi e alle convenienze di una nazione in declino. Chi si era illuso del contrario ha sbagliato, chi ha pensato che la Fiat potesse essere plasmata ancora su misura dello Stivale e viceversa non ha considerato che una certa stagione è finita.

 

Cesare Romiti, deus ex machina del passato non troppo lontano, ha detto che “quando un’azienda automobilistica interrompe la progettazione vuol dire che è destinata a morire”. Un po’ quello che stava accadendo negli anni Novanta, quando con modelli vecchi si tentava di reggere la concorrenza, contando sull’aiuto dello stato e sulle inutili e controproducenti rottamazioni, mentre - e Romiti ne sa qualcosa - la dirigenza cavalcava la cosiddetta finanziarizzazione dell’economia.

 

Ma quelli erano altri tempi, bei tempi si può dire, se è vero che la famiglia Agnelli vantava senatori a vita (Gianni) e per un periodo addirittura un ministro degli Esteri (Susanna). Oggi, invece, degli Agnelli in Fiat è sparito anche il cognome. Il rampollo Elkann, dal canto suo, sembra fatto apposta per accompagnare l’uscita definitiva dall’auto della famiglia blasonata, in concomitanza, forse, con la perdita completa per l’Italia dell’industria automobilistica.


Commenti   

 
0 #5 Maurizio Navarra 2012-09-17 11:40
Come finisce questa favola? Finalmente, dopo tanto penare, questa fata cattiva dell'industria italiana sarà relegata in un esilio lontano, condannata a fabbricare per sempre soltanto tappi e carta da caramelle. Le fate buone e oneste Germina, Francesina, Merichina potranno ampliare il loro mercato ed i loro magici utili. E l'Italia, chiederete voi? A suonare mandolini e mangiare pizza e pastasciutta!
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0 #4 franco 2012-09-17 10:52
SOLO LA CONOSCENZA DELLA VERITA' PUO' LIBERARCI DA QUESTA CASTA DI MARAMALDI PARASSITI!
senza considerare inoltre che le politiche aziendali sono di fatto commissariate dalla cricca sindacale; e la demagogia imperante di questa italiota di ladri e cialtroni, non fa altro che denigrare uomini d'azione come Marchionne che generano lavoro e ricchezza x il paese.
difatti ora sta assumendo altri 600 operai in Brasile, dove è benvenuto e rispettato, come in tutti gli altri paesi dove è possibile esprimere attività di impresa, a differenza di questa italiota alla deriva, dove si esaltano solo i guitti delle loro salsicciate, ciarlatani e demagoghi di regime, come codesta logorroica cricca, accodata ai riciclati vetero komunisti: gli 'utili imbecilli' così definiti dal loro compare Stalin!
W L'AUSTRIA FELIX!
AFF.... PAPPONIA LADRONIA CON LA SUA LUGUBRE DITTATURA DI POLIZIA FISCALE DEI TOVARICHS, COMPLICI E SOTTO CODE!
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+1 #3 ilSocialista 2012-09-16 02:28
..e allora FORZA GRILLO, non c'è altra strada.
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0 #2 ilSocialista 2012-09-16 02:24
purtroppo è tutta l'Europa e l'occidente che viene travolto da un prevedibile destino almeno da vari anni; per fortuna in Italia non esiste sono il Tecnico della caldaia, che c'ha il paraocchi ideologico come due cosce di prosciutto di parma, ed è stato messo là proprio per quello; esiste pure gente SERIA E PREPARATA come il Prof. Brancaccio che sono dei tecnici veri, non degli sfasciacarrozze ; inutile dire se le politiche proposte da Brancaccio si affermassero, Grillo sparirebbe nel giro di poco; ma tanto non frega nulla a nessuno.
http://youtu.be/nRT5ymnGbW8
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0 #1 franco 2012-09-15 21:45
in codesta dittatura di polizia fiscale in atto, è impossibile fare impresa, dove oltre il 70% del ricavato viene depredato da questa fiscalità di rapina, soffocati da una burocrazia assurda, senza le infrastrutture necessarie, le banche speculano sui mercati finanziari invece di svolgere il loro compito di finanziare le attività produttive.
non ultimo, in questo italiota è venuta a cadere ogni certezza di diritto, come è stato con la demagogia dei vetero comunisti di ritassare i capitali fatti emergere dagli sprovveduti ( e alle volte furfanti) che si sono fidati del condono tombale promesso da queste istituzioni cialtrone: per poche centinaia di milioni si è compromessa irrimediabilmen te la credibilità del paese, e queste m...e si ripropongono alla guida di Papponia-Ladronia.
NON PUò CHE DERIVARE una contrazione del pil e così delle entrate fiscali: la luce in fondo al tunnel , del rigor Monti-s, non sono che le fiamme del default!
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