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16/10/19 ore

Il piano senza soldi di Matteo Renzi


  • Ermes Antonucci

“E io pago, finalmente”. Così recitava, nell’annunciare lo sblocco dei pagamenti della P.A., una delle slide proiettate ieri da Matteo Renzi durante la conferenza stampa sul pacchetto di provvedimenti economici adottato dal governo. Sciorinando la lunga e ricca lista della spesa, però, il premier ha dimenticato di rispondere ad una semplice domanda: con quali soldi? 

 

Domanda quanto mai lecita. La novità più importante delineata dal segretario democratico nella sua “televendita” economica è certamente la riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori con stipendi netti fino a 1.500 euro al mese. Una misura che dovrebbe riguardare circa 10 milioni di italiani e che avrà una portata di 10 miliardi di euro.

 

Sulle coperture di tale manovra, tuttavia, è buio pesto. Il dettaglio dei numeri sarà nel Def che sarà presentato nei prossimi giorni, ma già ieri il premier ha cercato di dare un’idea delle possibili fonti di raccolta della somma necessaria. Secondo Renzi circa 7 miliardi arriveranno dalla spending review: uno scenario che contraddice quanto detto dal commissario straordinario Carlo Cottarelli, che ha parlato di 3 miliardi di risparmi possibili per il 2014. Alti 6 miliardi dovrebbero giungere dalla possibilità di ampliare il deficit pubblico, attualmente previsto al 2,6% del Pil contro un limite europeo del 3%.

 

“Ne verrà fatto un uso parsimonioso” ha subito precisato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, al quale pare esser toccato, assieme a Cottarelli, il compito di riportare l’estroverso Renzi con i piedi per terra. Un quadro peraltro, quello del premier, bocciato anche dalla Bce, che proprio oggi ha strigliato l’Italia per non aver fatto “tangibili progressi” sulla riduzione del deficit e sull’adozione delle misure necessarie ad assicurare l’osservanza del Patto di stabilità e crescita.

 

Tra le altre fonti cui attingere per sostenere il piano, Renzi ha poi indicato i risparmi legati al calo dello spread e il maggiore gettito possibile in relazione allo sblocco dei debiti della P.A. Ma se sul primo fronte sono possibili risparmi (nonostante permanga, per lo spread, un ineliminabile elemento di imprevedibilità), sul secondo il rischio è quello di determinare un ulteriore e pericoloso aumento del rapporto debito/Pil.

 

Il premier, infatti, ha garantito lo sblocco “immediato e totale” dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese: ai 22 miliardi già pagati andranno ad aggiungersi entro luglio altri 68 miliardi di euro. Una cifra astronomica, soprattutto coi tempi che corrono, ma anche per questo provvedimento Renzi ha evitato di spiegare da dove verranno attinte le risorse necessarie. Ed eccezion fatta per la diminuzione del 10% dell’Irap per le aziende – che verrà finanziato con l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26% –, riferimenti a possibili coperture sono mancate anche per le altre misure annunciate da Renzi: l’estensione della Garanzia giovani fino a 29 anni (1,7 miliardi), del Fondo di garanzia per il credito (500 milioni) e del credito d’imposta per i ricercatori (600 milioni), l’introduzione del fondo per le imprese sociali (500 milioni), il varo del piano casa (1,7 miliardi) e di quello per l’edilizia scolastica (3,5 miliardi).

 

Il clima che si respira, in definitiva, è da vera e propria campagna elettorale. Pur di fronte ad una manovra shock da almeno 90 miliardi di euro, infatti, il comportamento del neo-presidente del Consiglio sembra non discostarsi molto da quello, fatto solo di slogan ed annunci a effetto, da lui tenuto negli ultimi mesi per spianare la propria ascesa politica.

 

 


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