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21/05/19 ore

Divorzio collaborativo, un'altra chimera italiana


  • Serena Guerrera

Nonostante in Italia ci sia 1 separazione ogni 6 minuti e 1 divorzio ogni 10, con l’aumento esponenziale del fenomeno che ha visto dal ’95 al 2010 le separazioni (88.191) cresciute di oltre il 68% e i divorzi (54.160) raddoppiati, facendo di conseguenza aumentare e scatenare la guerra dei figli contesi, aspettando le norme sul divorzio breve, anche il divorzio collaborativo stenta a prendere forma.

 

Il divorzio collaborativo, nato negli Usa (diffondendosi poi anche in Europa, dalla Germania alla Francia, al Regno Unito), negli anni 90 per merito di Stuart G. Webb, un matrimonialista di Minneapolis, permette di separarsi in maniera “soft” ,ovvero, trasformando il momento della separazione da rissoso e vendicativo in rispettoso e gentile.

 

“Ci si è finalmente resi conto di quanto sia importante separarsi da persone per bene, e che la non conflittualità è un grande segno di civiltà”, spiega a "la Repubblica" l’avvocato Carla Marcucci. “Ed è per questo – continua - che stanno portando avanti l’idea del divorzio collaborativo circa 200 professionisti formati dall’Aiadc (Associazione italiana di avvocati di diritto collaborativo, con sede a Milano) e dall’Iicl (Istituto Italiano di Diritto collaborativo, a Roma). Con la speranza quindi che anche il nostro Paese possa iniziare a modernizzarsi nel campo delle discipline legislative per lo scioglimento del matrimonio.

 

Con il divorzio collaborativo, come poi spiega anche l’avvocato, “i coniugi non delegano agli avvocati il procedimento rimanendo nelle retrovie, come succede nella separazione consensuale, ma si fanno loro stessi protagonisti assistiti dai legali ma anche da psicologi e commercialisti”.

 

I due ex coniugi quindi si ritroveranno riuniti tutti insieme attorno a un tavolo extragiudiziale “per parlare di bisogni ed esplorare diverse soluzioni invece di chiederle a un giudice, che magari è oberato di cause, ha fretta e decide in cinque minuti procedure che creano più danno che aiuto” spiega Cristina Mordiglia, “collaborativista” di Milano.

 

“Per scegliere questo percorso i coniugi devono essere persone piuttosto illuminate e responsabili, che hanno intenzione di scindere i propri sentimenti di rivalsa e di mettere da parte i rancori per raggiungere il bene comune. Per questo si firma un accordo di partecipazione in cui ci si impegna all’onestà, alla trasparenza e alla riservatezza” conclude Mordiglia.

 

In Italia, come si evince ed evidenzia anche dagli ultimi fatti di cronaca, sono sempre più numerosi i casi in cui i minori vengono contesi tra genitori, che, a volte, sembrano dimenticare la cosa più importante, ovvero, è l’interesse e la tutela del bambino. Il divorzio collaborativo, potrebbe sostanzialmente diminuire questo problema portando il minore ad avere un rapporto equilibrato e costante con entrambe le figure genitoriali.


Commenti   

 
0 #1 Maurizio Navarra 2012-11-11 12:26
Eppure i coniugi dovrebbero, per prima cosa essere più maturi PRIMA di sposare. Dopo fatti i cocci, raccoglierli è sempre difficile anche perché nessuno è maturo (spesso) al punto tale da addossarsi la responsabilità del fallimento.
Perché, invece della marcia nuziale non si ascolta il compianto Carosone? Come diceva la canzone? "T'è piaciuta t'è piaciuta tenetilla cara cara .... " Il matrimonio è come 'o mellone: può uscire anche rosso!
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