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19/05/24 ore

È morta Lucy Salani, l’unica donna transgender sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti



di Giulia Anzani

 

Nella notte tra 21 e 22 marzo, quando la primavera sta timidamente esplodendo in questa parte di mondo, muore Lucy Salani: l’unica donna transgender sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti. Avrebbe compiuto 99 anni ad agosto. La sua intera vita è esempio di caparbietà, resistenza, orgoglio.

 

Nacque nel 1924 in Piemonte e vive la sua giovinezza sotto il nome assegnatole alla nascita: Luciano. La sua famiglia, fortemente antifascista e trasferitasi a Bologna, rifiuta l’essenza di Lucy che viene percepita come “ragazzo differente”… erano altri tempi. Basti pensare che, alla sua nascita, Mussolini era da appena due anni diventato Presidente del Consiglio del Regno d’Italia.

 

Dichiarandosi omosessuale, Lucy tenta la diserzione alla chiamata alle armi nel 1942, ma raggiunge l’esito sperato solo dopo l’armistizio dell’8 settembre. Torna a Bologna e vuole proteggere i suoi genitori: abbandona quindi la clandestinità e si trova costretta a unirsi all’esercito nazista. Pur di disertare questo ruolo, si getta nell’acqua gelida causandosi la polmonite e fuggendo dall’ospedale in cui era ricoverata.

 

A questo punto, rientra a Bologna dove lavora come prostituta. Tra i suoi clienti, diversi ufficiali tedeschi. Proprio durante uno di questi incontri, la polizia irrompe e scopre la diserzione. Lucy viene rinchiusa in un casolare nei pressi di Padova, da cui ancora una volta riesce a fuggire usando a suo favore il difetto della serratura.

 

Viene catturata ancora una volta a Mirandola e incarcerata prima a Bologna e poi a Modena. La portano a Verona per subire il processo dei nazisti che la condannano a morte, ma chiede la grazia al generale tedesco Albert Kesselring che gliela concede, condannandola ai lavori forzati in un campo di lavoro nella Germania meridionale. Lucy però, in gabbia non ci sa stare: scappa anche da qui insieme ad un altro prigioniero, per essere nuovamente catturata al confine tra Austria e Italia.

 

Finisce infine a Dachau marchiata con il triangolo rosso - simbolo dei prigionieri politici - in quanto disertrice dell’esercito tedesco.

 

Sopravvive sei mesi nel lager, fino alla liberazione del 1945. Viene trovata viva tra i cadaveri. A questo punto, Lucy, ha quasi 21 anni e la sua vita è già un patchwork di tante vite; un capolavoro di resistenza e forza interiore.

 

Dopo la liberazione, lavora tra Roma e Torino come tappezziera e frequenta l’ambiente trans parigino. Si trasferisce a Londra nel corso degli anni ’80 per sottoporsi all’operazione di riattribuzione del sesso rifiutandosi però di cambiare nome all’anagrafe. “Il mio nome è Salani Luciano, originale, però nella vita ho preso mille nomi, ma io mi chiamo Luciano. Quante volte me lo hanno chiesto di cambiare nome. Io ho detto no, me lo hanno dato i miei genitori. Perché una donna non può chiamarsi Luciano?”. Sempre negli anni ’80 torna a Bologna per occuparsi dei genitori, dove trascorrerà il resto della sua vita.

 

Lucy è stata “bambino, figlio e figlia, soldato, disertore e prigioniero, madre, prostituta e amante. Ma qualsiasi persona sia stata, posso dire con convinzione di essere sempre stata me stessa”, come ha raccontato in diretta TV a Geppi Cucciari in occasione del Giorno della Memoria lo scorso anno.

 

La sua intera esistenza rappresenta un monito a chi rimane: non dimenticare la storia, non dimenticare la sua storia e tutte le storie di chi, come lei, ha combattuto anche per noi e per la nostra libertà.

 


 

 


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