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16/06/24 ore

Diario di una zillennial. Uscire da una bolla … analisi generazionale sulla campagna elettorale



di Giulia Anzani

 

A volte capita di guardarmi indietro e di vedere un’adolescente prima e una neo adulta poi, piena di paure. La vedo arrabbiata nei confronti di un mondo ingiusto, ma per niente interessata a provare a cambiarlo. La vedo con una testardaggine che sarà smussata dal tempo, e la vedo sprecarla in inutili rancori e fatti irrilevanti.

 

In parallelo, vedo la Generazione Z tentare di riprendere un mondo lasciato allo sbando. Testardi e arrabbiati proprio come lo ero io, ma volenterosi di guardare oltre il proprio naso. Non credo siano dei supereroi, ma solo ragazzi e ragazze con molte più consapevolezze.

 

Ovviamente è una generalizzazione e di certo ci sono le dovute eccezioni, ma ho spesso la sensazione che noi Zillennial in questo siamo molto più vicini ai Millennial: tutto quello che ci è sempre interessato, si trovava dentro di noi. Quello che succedeva fuori, non ci smuoveva più di tanto. Siamo cresciuti dentro una bolla da cui pian piano stiamo uscendo, con la vista offuscata e le orecchie tappate dalla densa e vischiosa inconsapevolezza.

 

Siamo stati quelli dei diari segreti, cresciuti con la consapevolezza di non poter parlare di certe cose. Abbiamo manifestato e fatto occupazioni solo per saltare giorni di scuola. I rappresentanti d’istituto sono stati votati per simpatia. Ci siamo divertiti, ma non abbiamo lasciato il segno

 

Ho guardato con ammirazione la nuova generazione fare quello che, ad oggi, credo avremmo dovuto fare anche noi. Ed è con una consapevolezza nuova che scrivo queste righe, lasciandomi alle spalle quell’antico disinteresse, ormai immersa in un nuovo modo di pensare.

 

Nei due mesi scarsi dalla caduta del Governo, mi sono domandata tante volte quali fossero le mie sensazioni a riguardo. Ho deciso di confrontarmi con due amiche, anche loro Zillennial, per fare il punto della situazione: sono solo io ad essere tanto confusa? O è un sentire comune della nostra “generazione di mezzo”?

 

Il mondo della politica mi sembra essere così poco chiaro, pulito e delineato che ho perso interesse nel seguirlo, mio malgrado… perché so quanto questo danneggi anche e soprattutto me”, mi dice una delle due, classe 1994. “Ma non so interessarmi a qualcosa che non stuzzichi in me la curiosità. Sono molto combattuta, ci provo e ci riprovo ma ogni volta sembra un tentativo inutile. Sono anche sconfortata perché sono consapevole di vivere in un Paese che è arretrato e preferisce rimanere ancorato a schemi rigidi, senza avere voglia di provare ad approcciarsi a idee diverse”.

 

Da quello che ho capito in questi anni di presa di coscienza, quello che stuzzica il nostro interesse dobbiamo trovarcelo autonomamente. Non dobbiamo aspettare che qualcuno ci stimoli, nonostante questa sia una realtà desolante.

 

Secondo la Treccani: “L’etimo della parola, e la sua stessa struttura, racchiudono il significato della politica e mostrano il segno dell’ambito cui essa specificamente afferisce: la sfera pubblica e comune”. Dunque, tutto ciò che riguarda la comunità, e anche noi stessi, è politica. Non trovare stimolante questa cosa è un’assurdità che rappresenta esattamente quel sentimento di cui ho scritto poco su: l’assuefazione al disinteresse, perché se non ci interessiamo è facile stare tranquilli.

 

L’altra amica con cui ho parlato, classe 1996 e fuori sede, avverte molto poco interesse nei confronti dei votanti più giovani. “I votanti “anziani” sono tanti, i giovani molti di meno. Questo capita perché studenti e lavoratori fuori sede non possono votare in un comune diverso da quello di residenza… nel 2022, quando tutto si fa online! È assurdo perdere per questo motivo il diritto di votare. Ci sono sconti su treni e pullman, ok, ma chi non può per altri motivi come fa? Io impiego 10 ore solo per il viaggio di ritorno… ma evidentemente le priorità sono altre”. Il motivo di questo disinteresse è strettamente legato alla volontà di sedare i nostri pensieri, perché è sempre più facile tenere a bada un popolo che non pensa

 

Qual è la medicina per questo? La cultura e la conoscenza, sicuramente. È fondamentale spiegare l’importanza della storia, delle lotte combattute per noi dai nostri antenati, ascoltare le testimonianze delle generazioni passate e fare di tutto per non dimenticare.

 

Non possiamo recuperare gli anni passati, né la rabbia e la testardaggine ormai smussate. Possiamo però tenere a mente l’importanza di tramandare questi sentimenti e di insegnare ad usarli nel modo migliore, per piantare semi in terreno fertile, dimenticando il sonno collettivo e svegliandoci tutti insieme.

 

 

- Diario di una zillennial. Cosa significa nascere a cavallo tra due generazioni? di G.A.

 

 


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