20/08/22 ore

Fabio Viglione: Le condizioni carcerarie siano priorità


  • Fabio Viglione

Una recente segnalazione del Garante Nazionale dei detenuti ripropone una problematica acuta quanto antica che riguarda le condizioni delle carceri italiane.

 

La segnalazione offre un quadro desolante di un ambiente in cui vengono ospitati alcuni detenuti in una struttura di reclusione. Si tratta di criticità igienico sanitarie che non è infrequente vengano segnalate in tanti istituti.

 

Ritengo che questi spaccati debbano essere motivo di riflessione collettiva e di intervento immediato ed a lungo raggio per quanti, soprattutto in questo periodo, propongono agende programmatiche per governare al meglio il nostro Paese.

 

È il momento degli spot e delle frasi ad effetto con le quali si tenta di toccare la corda giusta del consenso. Spesso del consenso facile e demagogico in cui non c’è spazio per questi temi che, al contrario, rischiano di essere finanche impopolari.

 

Non è in alcun modo tollerabile, a mio avviso, che tra le priorità negli investimenti e nella programmazione per il miglioramento della qualità del servizio giustizia non si dia massima attenzione alle strutture nelle quali vengono reclusi i condannati e molto spesso semplici indagati assistiti dalla “presunzione di innocenza”, nell’ambito della cosiddetta carcerazione preventiva. 

 

È bene parlar chiaro: non è accettabile considerare le problematiche di costoro come questioni di rango inferiore o “di serie B” in virtù di un giudizio di riprovevolezza delle loro azioni per le quali sono chiamati a pagare. Al netto, come è noto, di quanti sono ospiti delle strutture in corso di processo (e poi, talvolta assolti ed indennizzati dallo Stato per l’ingiusta detenzione patita), l’unica restrizione dovrebbe riguardare la libertà (un valore tutt’altro che marginale) con esclusione di ogni altra forme di patimento.

 

Anzi, c’è ben di più. La pena dovrebbe principalmente assolvere, Costituzione alla mano, ad una funzione riabilitativa e risocializzante. In questo senso, non è possibile rimanere indifferenti a fronte di situazioni nelle quali appare indifferibile un vero cambio di passo. Certamente chi lavora e quotidianamente affronta le problematiche organizzative e gestionali nelle strutture è chiamato a svolgere un compito difficile e delicato.

 

Non può essere combattuta questa battaglia “a mani nude” senza la necessaria immissione di risorse adeguate che rendano le carceri rispondenti a standard idonei quanto meno a non consentire la permanenza delle persone in violazione del loro diritto alla salute ed alla loro dignità. Una dignità che non può subire mai retrocessioni e che è connaturata al rispetto dell’uomo e va salvaguardata sempre.

 

Ci sono dei parametri di vivibilità che vanno rispettati, peraltro stabiliti anche dalla Convenzione Europea dei diritti umani. Il sovraffollamento continua ad essere un tema sempre attuale che non consente di normalizzare e proseguire un piano di adeguamento virtuoso con i parametri di spazio vitale. In Italia ci sono circa 55.000 detenuti rispetto ai 47.000 posti disponibili.

 

Nel rapporto dell’Associazione Antigone si legge che dalle visite effettuate in 85 strutture carcerarie nell’ultimo anno, in quasi un terzo delle celle non sarebbero garantiti i tre metri quadri calpestabili per persona. C’è tanto lavoro da fare e proprio nei giorni scorsi, sempre Antigone ha acceso i riflettori sul grande dramma dei suicidi che si consumano nelle carceri.

 

Sono già 42 i suicidi registratisi nell’anno in corso. Proprio in relazione ai dati sul suicidio, il rapporto con il carcere offre un incremento dell’evento di sedici volte maggiore. È davvero una situazione che merita uno sforzo importante e indifferibile. Il carcere non può essere confinato ad un immaginario distante e separato dal mondo esterno, è parte della comunità.

 

Quando si chiude la porta e si gira la chiave non è certo possibile volgere lo sguardo dall’altra parte per nessuno. Quella porta che si chiude conduce in una dimensione nella quale lo Stato deve essere in grado di dispensare legalità e rispetto dei diritti. Di tutti. Deve contrapporre legalità all’illegalità. Ed in questa chiave il disagio di uno solo dei detenuti dovuto al mancato rispetto delle condizioni di effettiva umanizzazione della pena è un fallimento di tutti.

 

L’Italia deve ricordare di essere il Paese di Cesare Beccaria e non riflettersi e riconoscersi in quello censurato dagli organismi sovranazionali per il malfunzionamento cronico del sistema penitenziario. Diceva Voltaire, “non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri perché da esse si misura il grado di civiltà di una Nazione”.

 


 

 


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