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23/08/19 ore

Libertà di ricerca a tutto tondo al congresso dell'Associazione Luca Coscioni


  • Silvia Soligon

 

Libertà di ricerca a tutto tondo, fatta dall'uomo per l'uomo. E' questa l'aria che si è respirata alla due giorni milanese del congresso dell'Associazione Luca Coscioni, dove non si è parlato solo di cellule staminali, hot spot della medicina moderna, ma anche di sperimentazione animale, della ricerca sull'uso della cannabis a scopo terapeutico e di come gli avanzamenti scientifici giochino un ruolo sempre più preponderante non solo nella vita, ma anche nella morte degli individui.

 

Nonostante la centralità della ricerca nella vita dell'uomo moderno, sono ancora tanti gli ostacoli e i fraintendimenti. Maria Antonietta Farina Coscioni, co-presidente dell'Associazione, ha ricordato, ad esempio, come venga fatta spesso confusione tra sperimentazione animale e vivisezione. Dal canto suo Cesare Galli, consigliere generale dell'Associazione, ha sottolineato che “nonostante  tutti i progressi della scienza, ancora oggi la sperimentazione animale è necessaria”. Una necessità spesso non riconosciuta perché troppo di frequente a parlare dell'argomento sono “persone disinformate mosse solo dall'emotività”.

 

La questione della ricerca scientifica sugli animali è delicata e importante, ma occorre difendere i dati”, sottolinea Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione. “Si può essere contrari alla sperimentazione sugli animali, ma non si può affermare che non funzioni”. Ma la sperimentazione è importante anche in un altro campo in cui si intersecano economia, salute ed ecologia: gli organismi geneticamente modificati. Anche in questo caso una politica seria avrebbe dovuto prevedere ricerche i cui dati fossero diffusi ai cittadini prima di prendere decisioni.

 

Altro campo di battaglia dell'Associazione Luca Coscioni e dei Radicali è quello della cannabis terapeutica. “Credo” ha dichiarato Alessandro Frezzato, Consigliere Generale dell'Associazione, “che sia importante che manteniamo una posizione estremamente pragmatica che sappia apprezzare i vantaggi, ma anche gli svantaggi che questa sostanza ha per l'organismo”. Come ha ricordato Rita Bernardini, ci sono moltissimi studi che si possono contrapporre, ma resta una realtà: “la legge italiana consente l'accesso alla cannabis terapeutica”.

 

“Il problema”, ha continuato Bernardini, “è che in realtà è un accesso sulla carta. Ci sono tantissime persone malate di glaucoma, malate di sclerosi multipla, in trattamento chemioterapico, malati di aids che potrebbero avere beneficio da questo farmaco e che non riescono ad accedervi. Centralmente lo stato deve regolamentare l'accesso a questo farmaco e dare l'accesso a tutti i malati”.

 

Il primo risvolto è che la situazione attuale porta a distinguere malati di serie A e malati di serie B. Secondo poi, il paradosso di una normativa secondo cui chi coltiva cannabis ad uso personale rischia da 1 a 6 anni di reclusione, mentre chi si rivolge agli spacciatori per l'acquisto è passibile solo di sanzioni amministrative. Per questo la stessa Bernardini sta portando avanti una sorta di guerra bianca coltivando delle piante (http://goo.gl/kh94D). “Denuncerò per omissioni di atti d'ufficio chi non mi porterà in galera, perché non c'è nessuna immunità. Devono comportarsi con me come si comportano con i giovani che sbattono in galera”.

 

A proposito del testamento biologico, Gianni Baldini, docente di Biodiritto dell'Università di Firenze, ha sottolineato che “è l'innovazione tecnologica che determina l'esigenza di stabilire paletti chiari su come la volontà del soggetto deve essere espressa” e quali sono i limiti. “L'innovazione tecnologica diventa paradossalmente una restrizione della libertà di scelta” nel momento in cui si trasforma nell'imposizione dell'uso delle più moderne tecnologie a prescindere dalle volontà dell'individuo, così come vorrebbe il ddl Calabrò.

 

Baldini ha sottolineato questa confusione: chi si oppone alla legittimità del testamento biologico usa fra le sue argomentazioni quella della corrispondenza tra il suo riconoscimento e una presunta legalizzazione dell'eutanasia. Secondo Baldini, “il nostro Paese è troppo arretrato per arrivare a questo dibattito oggi”, ma rimane il fatto che quello del medico non è né un obbligo, né un diritto a curare, ma “una facoltà che presuppone il consenso di chi deve essere curato. Allo stesso modo il malato non ha l'obbligo a curarsi, ha diritto di scegliere”.

 

- IX Conresso dell'Associazione Luca Coscioni (radioradicale.it)

- IX Congresso dell'Associazione Luca Coscioni - seconda giornata (radioradicale.it)


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