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24/08/19 ore

Testamento biologico, a Roma tutti in coda per autenticare le firme


  • Silvia Soligon

 Due ore. E' questo il tempo che ho dovuto trascorrere in coda, ieri sera, a Roma, a largo Argentina. Per una volta, non a causa di automobili e mezzi pubblici intasati nel traffico del centro città, ma perché lì, a due passi dal luogo dove Giulio Cesare si spense sotto alle pugnalate di Bruto, ho espresso la mia volontà, quando sarà il momento, di “morire in pace” compilando il mio testamento biologico di fronte ad un notaio che, a titolo completamente gratuito, ha autenticato la mia firma.

 

Due ore, a dimostrazione del fatto che non sono pochi gli Italiani che vogliono sottoscrivere le proprie volontà riguardo ai trattamenti sanitari cui saranno sottoposti nel momento in cui non saranno più in grado di intendere, di volere, di comunicare. In effetti alle 19 e 59 minuti, ora in cui il notaio ha autenticato la mia “dichiarazione di volontà anticipata per i trattamenti sanitari”, i cittadini le cui firme erano state autenticate dalle 17 erano più di 70. In coda, dopo di me, è rimasta un'altra trentina di persone.

 

Soddisfatti i promotori dell'iniziativa. “Non pensavo che ci sarebbe stata tanta gente – mi ha confessato Mina Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni -, ci sono anche persone che non si erano annunciate”. Infatti dopo che, nei giorni scorsi, l'associazione ha pubblicizzato la possibilità di far autenticare gratuitamente la firma posta sul proprio testamento biologico, una cinquantina di persone aveva comunicato all'Associazione che sarebbe arrivata a largo Argentina fogli e penna alla mano.

 

Alla resa dei conti, però, le firme poste sono state almeno il doppio. Anche se l'età media di chi ha fatto la fila con me era decisamente al di sopra dei 50 anni, i giovani non hanno fatto sentire la loro mancanza. “Il testamento biologico e le scelte di cura non sono solo per le persone anziane – ha sottolineato Welby – anche i giovani devono pensarci perché non succeda come nel caso di Eluana Englaro”.

 

I residenti nel comune di Roma hanno potuto cogliere l'occasione anche per firmare i referendum promossi da “Roma Sì Muove”, che includono anche quello per l'istituzione di un registro dei testamenti biologici. La speranza è che tutti questi sforzi portino il comune a deliberare l'istituzione del registro. “Una volta che avremo una legge – ha spiegato Welby – i testamenti biologici dovranno essere depositati in un database nazionale e il comune dovrà inviarli a questo database”.

 

Se questo obiettivo dovesse essere raggiunto, ieri a largo Argentina si sarebbe contribuito a scrivere un'altra importante pagina della storia del nostro Paese.


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