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20/09/18 ore

Cannabis light, il Consiglio Superiore di Sanità si mette di traverso



E' il piccolo business del momento, ma rischia di vedere esaurita la sua spinta prima che lo decida la legge del mercato, se verrà dato corso al parere del Consiglio superiore di Sanità, richiesto dal ministero della Salute in riferimento alla cosiddetta cannabis o marijuana light.

 

Il Css non esclude infatti la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, venduti come un prodotto da collezione, dunque non destinato al consumo, nei 'canapa shop' diffusisi ormai in tutta Italia.

 

Il Css raccomanda pertanto che “siano attivate nell'interesse della salute individuale e pubblica misure atte a non consentire la libera vendita".

 

In particolare, come riportano le note di agenzia, il Css ritiene che: "La biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni (sono di 0,2%-0,6%, le percentuali consentite dalla legge, ndr) non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine".

 

Il Css sottolinea che "non appare in particolare che sia stato valutato il rischio al consumo di tali prodotti in relazione a specifiche condizioni, quali ad esempio età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci, effetti sullo stato di attenzione, così da evitare che l'assunzione inconsapevolmente percepita come 'sicura' e 'priva di effetti collaterali' si traduca in un danno per se stessi o per altri (feto, neonato, guida in stato di alterazione)".

 

Il Css ritiene inoltre che "tra le finalità della coltivazione della canapa industriale" previste dalla legge 242/2016 che ha 'aperto' al commercio della cannabis light - "non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di 'cannabis' o 'cannabis light' o 'cannabis leggera', in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione".

 

 


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