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21/08/18 ore

Il Lunedì dell'Angelo del Campidoglio: intere famiglie buttate in mezzo a una strada



di Camillo Maffia e Gianni Carbotti

 

Il Lunedì dell'Angelo voluto dal Campidoglio per le 380 persone di etnia Rom residenti nel centro d'accoglienza di via Salaria si profila particolarmente distante dalle radici della festività. L'annuncio che le famiglie hanno ricevuto nelle scorse settimane porta infatti ai poveri una notizia tutt'altro che confortante: saranno buttati per strada senza pietà. È il Lunedì dell'Angelo del commissario Tronca: ancora una volta, Roma sembra decisa a immolare la sua Pasqua sulla pelle di chi non ha mezzi.

 

Contro lo sgombero del Centro di via Salaria, annunciato proprio per il 28 marzo prossimo, è nata una mobilitazione trasversale, che vede in prima fila la portavoce della comunità, Eva Maruntel, e la ricercatrice Maria Rosaria Chirico che ha seguito dall'inizio la vicenda, insieme ad altri rappresentanti delle comunità Rom romane, attivisti come Dijana Pavlovic, associazioni nazionali e internazionali come la International Romani Union, Cittadinanza e Minoranze, Nazione Rom, e non ultima l'on. Giovanna Martelli (SI), che ha presentato un'interrogazione parlamentare. La Pavlovic, insieme al prof. Marco Brazzoduro, a membri della comunità e a chi scrive, ha incontrato il sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali Franca Biondelli, la quale ha promesso la massima attenzione.

 

Tuttavia, monitorare le condizioni del Centro e l'evolversi della situazione è piuttosto difficile. L'ingresso alla stampa è vietato; non si entra senza accredito: e perfino all'assessore alle politiche sociali del III Municipio, Eleonora Di Maggio, è stato proibito l'accesso alla struttura. L'assessore ha annunciato che prenderà provvedimenti, e ha ribadito la necessità di chiudere il Centro, anziché tramite provvedimenti di sgombero non risolutivi, applicando la Strategia d'inclusione per Rom, Sinti e Caminanti, ratificata dall'UE nel marzo 2012.

 

 

Il divieto nei confronti dell'assessore non deve stupire, perché l'ex cartiera di via Salaria è gestita con regole simili a quelle di un istituto di pena: un ordinamento simile a quello del DAP, applicato però a cittadini liberi, che subiscono restrizioni illegittime alla propria libertà personale. Una segregazione su base etnica degna di ben altre epoche storiche: i Rom sono rinchiusi in un regime di ordinamento speciale all'interno di un edificio per soli Rom.

 

Per risolvere questi problemi, l'Italia ha varato appositamente la suddetta Strategia. Il documento consentirebbe di cessare l'enorme flusso di denaro pubblico che ha generato “Mafia Capitale”, attingendo direttamente ai fondi strutturali europei; ma il commissario Tronca non ci pensa neppure. Anzi, ha fatto riferimento a tali fondi una volta soltanto, a proposito di un progetto per la chiusura del campo nomadi “La Barbuta”, cui attingerebbe non tramite la Strategia con cui l'Italia ha assunto responsabilità internazionali, bensì mediante il PON Città Metropolitane, aggirando di fatto le procedure previste dal documento, che vorrebbero collegialità e trasparenza.

 

La Strategia nazionale d'inclusione, infatti, che dal 2012 a oggi s'è tentato di aggirare in ogni modo per i motivi emersi grazie alla operazione “Mondo di mezzo”, richiede l'apertura di appositi Tavoli amministrativi, che vedono la partecipazione di soggetti istituzionali, associazioni e rappresentanza Rom, al fine di poter accedere, mediante l'Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali, al Quadro di sostegno finanziario messo a disposizione dall'UE: tuttavia, politici e associazioni ne hanno inventata una al giorno per continuare a spendere il denaro comunale, prima e dopo lo scandalo.

 

 

Se le ordinanze ricevute dalle famiglie dell'ex cartiera non quadrano certo con i percorsi previsti dalla Strategia nazionale d'inclusione, sono ancor meno compatibili con la normativa nazionale e internazionale. Il preavviso è insufficiente; non c'è alternativa d'alloggio: e il più scalzacani degli azzeccagarbugli rimarrebbe perplesso nello scorgere come agli abitanti regolarmente residenti nella struttura siano pervenuti avvisi non di sfratto, come logica vorrebbe, bensì di “dimissioni”, come se si trattasse di pazienti ospedalieri.

 

Insomma, roba che neanche Alemanno e Marino: con la retorica ormai vecchia dei commissari, che gli italiani sorbiscono dall'epoca del governo Monti, si mettono in campo procedure e prassi che la partitocrazia più cinica non si è mai permessa d'intraprendere. E questo non vale solo per l'illegittima brutalità con cui le famiglie vengono buttate in mezzo a una strada, ma anche per i contorni sempre meno chiari delle politiche che il Campidoglio, oggi in gestione commissariale, sta portando avanti in relazione alla minoranza Rom nella Capitale.

 

Anzitutto, un dato curioso: il Comune ha emesso un bando per l'apertura di ben sei nuovi centri d'accoglienza. Il costo, per le casse dei contribuenti romani, si aggirerebbe intorno ai tre milioni e mezzo di euro l'anno per ospitare solo 600 persone, quelle cioè attualmente residenti nei centri. La domanda sorge spontanea: se il Comune progetta di aprire sei nuovi centri nel prossimo futuro, perché manda via le famiglie di via Salaria ora, senza alternativa d'alloggio?

 

 

Non è la sola contraddizione. Il Documento unico di programmazione 2016-2018, che avevamo analizzato tempo fa su queste pagine, prevedeva già un ampio dispendio di fondi pubblici destinati al terzo settore per la gestione dei campi nomadi, tanto che prima ancora di conoscere i progetti per la scolarizzazione il testo annunciava una spesa non inferiore a 1.106,32 euro annui ad alunno. Nei mesi scorsi, il Comune ha poi varato un bando per la gestione dei campi, destinato alle cooperative, a cui associazioni come ARCI Solidarietà hanno deciso di non prendere parte, chiedendo invece l'annullamento della gara in favore dei percorsi previsti dalla Strategia nazionale d'inclusione.

 

Sì, perché il bando da 5 milioni di euro voluto da Tronca è destinato alla gestione, vigilanza e manutenzione dei “villaggi attrezzati”, con buona pace del “superamento dei campi” sbandierato sulle principali testate a proposito della rottura col sistema di “Mafia Capitale”. Il bando infatti, che affida ancora una volta i campi nomadi a società e cooperative, è relativo a sei lotti per 21 mesi di gestione: altro che superamento, i campi saranno in mano alle coop fino al 2017!

 

Due bandi difficilmente compatibili con le direttive espresse dall'Autorità Nazionale Anti-Corruzione, che con delibera n. 32 del 20 gennaio 2016 disciplina i meccanismi di affidamento al terzo settore mediante criteri di maggiore collegialità e trasparenza. Sulla base della delibera, Nazione Rom chiede il ritiro di entrambi i bandi e che la programmazione sia ridiscussa, com'è specificato nel testo dell'ANAC, “in una logica di governance (con il coinvolgimento degli attori della società civile)”.

 

 

E intanto, si sgombera. Le ordinanze hanno già raggiunto 85 famiglie residenti nel centro di via Salaria; di qui a giugno, sembra che il Comune intenda allontanare un po' per volta tutti i residenti della struttura. Se da un lato non c'è conferma ufficiale di questa volontà da parte dell'amministrazione, dall'altro si riscontra come l'attuale contenzioso tra il titolare della struttura e Roma Capitale sia sfociato di fatto in un allontanamento dei residenti, ragion per cui è piuttosto irrazionale sperare che le ordinanze si limiteranno agli attuali 85.

 

Benché la soluzione non sia certo mettere le famiglie a dormire per strada, il centro andrebbe, in ogni caso, chiuso d'urgenza. La struttura si è sovraffollata in seguito agli sgomberi dissennati voluti da Alemanno prima e Marino poi, fino a raggiungere quota 380 persone. Per capire quali sono le condizioni interne, basti dire che i suddetti 380 hanno a disposizione unicamente 8 sanitari.

 

Ma, lungi dal voler concedere a queste persone un'accoglienza umana, l'amministrazione avrebbe invece reagito male alle lamentele dei residenti: le prime famiglie che hanno ricevuto l'ordinanza sarebbero proprio quelle che per prime hanno protestato per via delle terribili condizioni del centro. Le quali protestano ora contro le ordinanze, con motivazioni più che legittime: non vogliono ricominciare tutto da capo. Messi fuori dalla struttura, dovranno nuovamente accamparsi, essere inevitabilmente sgomberati, finire in un nuovo centro d'accoglienza...

 

La contestazione era iniziata a febbraio e sfociata in una battitura delle pentole. Alle donne è stato infatti proibito di cucinare: i bambini vorrebbero mangiare i cibi preparati dalle loro mamme, ma l'utilizzo dei fornelli è stato loro vietato, e le famiglie si ritrovano a digiunare per non nutrirsi, a quanto riferiscono, di cibi avariati. Mentre un bambino mostra le braccia mezze mangiate dalle pulci, una donna racconta la sua preoccupazione in merito a un intervento chirurgico che dovrebbe affrontare entro pochi giorni: sarà invece buttata fuori, senza un posto in cui ripararsi.

 

 

Tutto questo, però, non deve stupirci: è solo il Lunedì dell'Angelo di Roma Capitale. Nei giorni scorsi, papa Francesco ha paragonato certi politici che si rapportano col problema dell'accoglienza e dei migranti a Ponzio Pilato: il pontefice si riferiva evidentemente all'ignavia con cui vengono affrontate queste questioni, ma nel caso di Roma, ancora una volta, si va oltre, e si assiste all'ennesima crocifissione dei più disperati nel giorno dell'annuncio della Risurrezione.

 

Foto di Gianni Carbotti

 

 


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