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20/09/20 ore

Aborto, lo scontro di libertà



E’ stato il Policlinico Umberto I di Roma a liquidare dal 17 novembre le richieste di interruzione di gravidanza con un discusso "Le prenotazioni sono temporaneamente sospese". Dopo il pensionamento dell’unico ginecologo non obiettore della struttura, il più grande ospedale universitario d’Italia ha rimandato ad altri il compito "ingrato".

 

Si scontrano sul campo due libertà: quella dell’articolo 9 della 194/78, legge che, oltre a garantire il diritto di procedere all’IVG nelle strutture pubbliche e autorizzate, tutela il medico qualora “sollevi obiezione di coscienza con preventiva dichiarazione”, e quella violata delle donne costrette troppo spesso alla “non scelta”.

 

A rivendicare il diritto di “decidere” è stato il Coordinamento di associazioni “Io decido” che ha mosso il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un’azione di protesta contro il Policlinico, esibendo a caratteri cubitali lo striscione: “Obiezione respinta”. Domenico Alessio, direttore generale dell’Ospedale, ha prontamente assicurato di procedere verso una soluzione per “non sottrarsi ad un obbligo di legge”.

 

Quello dell’Umberto I resta, però, solo il caso esemplare di una condizione diffusa: le percentuali di medici obiettori nelle regioni italiane raggiungono il picco del 90% in Molise, Lazio, Campania e provincia di Bolzano, mentre la media nazionale ha toccato la quota del 70%. La conseguenza più immediata è quella dell’assurdo fenomeno migratorio nazionale e persino oltre confine quando si tratta di gravidanze che hanno superato i 90 giorni nei casi di patologie del feto e pericolo per la madre.

 

Il rischio annunciato nell’innalzare indiscriminatamente barriere ideologiche, che nel quotidiano agiscono come ostacoli concreti e insormontabili, è quello di dare ragione all’illegalità, alimentando la clandestinità e l’uso improprio di farmaci che si sostituiscono all’intervento del medico nel più pericoloso dei modi. Da Ncd è invece Eugenia Roccella, vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, a scongiurare questo allarmismo, imputando “le criticità segnalate” ai “problemi dell’organizzazione sanitaria locale”, denunciando così la relativa strumentalizzazione del “falso” problema dell’obiezione di coscienza.

 

Di fronte a visioni così divergenti del fenomeno e alle ambiguità contestate ai dati ufficiali si attende comprensibilmente una risposta politica, soprattutto da un governo che ha utilizzato come argomento forte a sostegno della propria autolegittimazione quello della consistente e per questo innovativa presenza femminile nei ruoli di importanza primaria, a cui dovrebbe conseguentemente corrispondere una sensibilità maggiore anche su temi che, come quello degli ostacoli posti all’IVG, sono scomodamente femminili.

 

Ludovica Passeri

 

 


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