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15/10/19 ore

Aborto, i passi indietro dell'America



I cowboys repubblicani prendono al laccio la libertà di scelta delle donne e vincono la loro lunga battaglia “in difesa della vita”: il Texas diventerà lo Stato con la legge sull'aborto più restrittiva degli Stati Uniti.

 

Il governatore Rick Perry, infatti, firmerà a breve il provvedimento, che ha ricevuto l'ok definitivo dei senatori grazie anche a qualche defezione tra i democratici. Una votazione terminata con una furiosa contestazione dentro e fuori le mura del Senato di Austin, con lancio di oggetti e la tentata irruzione dei sostenitori del diritto all'aborto all'interno del palazzo.

 

La nuova legge vieta le interruzioni di gravidanza dopo le 20 settimane dal concepimento – salvo seri rischi per la salute della madre – e prevede nuovi criteri, molto più severi, sulle procedure mediche delle cliniche abortive e dei medici: l'aborto potrà essere praticato soltanto nei centri chirurgici, che in Texas sono soltanto 5 su 42 clinche esistenti.

 

La misura, spiegano i contestatori della legge, obbligando le strutture ad ottenere le licenze e i permessi che devono avere le cliniche che svolgono attività chirurgica, porterà alla chiusura di 37 centri specilizzati nello stato, costringendo moltissime donne a dover affrontare una vera e propria odissea per poter esercitare il proprio diritto ad interrompere una gravidanza.

 

E i militanto pro-aborto non ci stanno e minacciano la guerra e una montagna di ricorsi legali contro una misura che reputano illegittima, mirata a indebolire finanziariamente molte cliniche, costringedole all'inoperatività e restingendo di fatto le possibilità per la popolazione femminile di abortire in sicurezza.

 

Ma, secondo molti, le contestazioni in sede giudiziaria sono il vero obiettivo dei conservatori americani, ansiosi di arrivare a poter sottoporre le proprie leggi restrittive – palesemente in contrasto con la normativa federale – al giudizio della Corte Suprema, per giungere alla modifica o all'abolizione della sentenza 'Roe vs Wade'.

 

Con quest’ultima, infatti, nel 1973 i giudici supremi legalizzarono l'interruzione di gravidanza, lasciando ai singoli Stati la facoltà di varare leggi che definissero i parametri entro cui l'aborto può essere praticato. E dividento profondamente il Paese.

 

Oggi sono sempre più gli Stati che aderiscono a questa deriva anti-abortista, con leggi più o meno restrittive: Kansas, Arizona, Alabama, Mississippi, Ohio, Oklahoma e Wisconsin hanno già approvato testi severi in merito. Per le donne, al momento, il cappio più stretto rimane quello del Texas. (F.U.)


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