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05/12/21 ore

Bob Wilson e le CocoRosie, Amos Gitai, Ozpetek: cartellone internazionale per il Teatro della Toscana



Al via la campagna di abbonamenti per la Pergola di Firenze e il Teatro Era di Pontedera che proporranno 23 spettacoli tra tradizione e innovazione, classici come Goldoni e Pirandello e opere originali scritte da drammaturghi contemporanei. 

 

La Fondazione Teatro della Toscana ha annunciato la campagna abbonamenti per la stagione 2021/2022 che ripartirà a dicembre con 15 spettacoli per il Teatro della Pergola e 8 spettacoli al Teatro Era di Pontedera.

 

Al Teatro della Pergola è stato presentato il cartellone con una grande offerta di spettacoli sia nazionali che internazionali con registi del calibro di Bob Wilson e CocoRosie, Amos Ghitai, Emmanuel Demarcy Mota,e il greco Euripides Laskaridis.

 

Tradizione e innovazione questo l’obiettivo della nuova stagione che accanto ai grandi classici come Pirandello e Goldoni proporrà anche testi originali scritti da drammaturghi contemporanei per intercettare un pubblico diversificato. 

 

Tra gli italiani in cartellone Fabrizio Gifuni, Ferzan Ozpetek, Stefano Accorsi, Laura Morante, Monica Guerritore, Massimo Dapporto, Gabriele Lavia, Elena Sofia Ricci e molti altri.

 

Il primo spettacolo in abbonamento alla Pergola inizia il 28 dicembre con Maria Amelia Monti e Marina MassironiIl marito invisibile, un’esilarante commedia scritta da Edoardo Erba, in scena fino al 2 gennaio.

 

Il primo spettacolo in abbonamento al Teatro Era è Io Sarah, io Tosca (4-5 dicembre) in cui Laura Morante è Sarah Bernhardt, la mitica attrice cui Victorien Sardou dedicò La Tosca, il celebre dramma trasformato in libretto da Illica e Giacosa e messo in musica da Puccini.

 

Alla Pergola, il Teatro Civile è rappresentato da Stefano Accorsi con il debutto di Storia di 1 di Lucia Calamaro e Daniele Finzi Pasca (in prima nazionale al Teatro Era); Fabrizio Gifuni in Con il vostro irridente silenzio, uno studio sulle lettere dalla prigionia e sul Memoriale di Aldo Moro.

 

Ferzan Özpetek porta a teatro la sua Ferzaneide, un viaggio sentimentale attraverso il racconto dei suoi ricordi, e la trasposizione del suo celebre film Mine vaganti.

 

I testi del teatro classico sono portati in scena da Glauco Mauri e Roberto Sturno con Il canto dell’usignolo, poesie e monologhi di Shakespeare; Monica Guerritore con L’anima buona di Sezuan di Brecht, Roberto Andò dirige Renato Carpentieri e Imma Villa in Piazza degli Eroi di BernhardGabriele Lavia con Il berretto a sonagli diPirandello, Andreé Ruth Shammahdirige Massimo Dapporto ne Il delitto di Via dell’Orsina di Labiche,Sebastiano Lo Monaco è Enrico IV di Pirandello diretto da Yannis Kokkos, Luca De Fusco con La locandiera di Goldoni.

 

A Elio Germano si deve la sperimentazione di Così è (o mi pare) – Una riscrittura per realtà virtuale di “Così è (se vi pare)” di Pirandello, programmato nel Saloncino ‘Paolo Poli’ dopo il grande successo delle anteprime.

 

Gli spettacoli degli artisti stranieri non costituiscono un “inserto” nella stagione: è la stagione stessa che si colora di proposte sovranazionali. Bob Wilson e CocoRosie presentano Jungle Book; Emmanuel Demarcy-Mota dirige Six Personnages En Quête D'Auteur di Pirandello e Ionesco Suite da Ionesco; Euripides Laskaridis propone Elenit; Amos Gitai è il regista di Exils Interieurs.

 

In parallelo con quella di Firenze, è la linea strategica che si sta portando avanti sul Teatro Era e sull’area della Valdera, con un teatro fondato su un’articolata e diversificata proposta, attraverso l’innesto di spettacoli significativi sull’esperienza del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale.

 

Elena Sofia Ricci e Gabriele Anagni debuttano ne La dolce ala della giovinezza di Tennessee Williams, con scene, costumi e regia di Pier Luigi Pizzi, il 30 e 31 ottobre.

 

Il CSRT è impegnato nel progetto Ai confini delle arti con la produzione dell’opera video di Rä di Martino Fuori dai teatri, con gli attori Lino Musella e Anna Bellato, in prima assoluta allo Schermo dell’arte Festival di cinema e arte contemporanea di Firenze il 13 novembre (il 12 marzo al Teatro Era). 

 

In cartellone, artisti del calibro di Lino Musella, Roberto Bacci, Michele Santeramo, Elio Germano, Teho Teardo, Laura Morante, Beppe Navello con l’anteprima de La seconda sorpresa dell’amore di Marivaux, Maria Amelia Monti, Marina Massironi, Stefano Accorsi, Motus, Compagnia Opus Ballet. Evento speciale il festival sul territorio Te lo dico in segreto.

 

Quanto alla trasmissione dei saperi, alla promozione e valorizzazione delle competenze, sono aperte le iscrizioni ai corsi del Laboratorio d'Arte del Teatro della Pergola. Fino al 31 ottobre, inoltre, le scuole fiorentine possono aderire alle attività didattiche dietro le quinte promosse all'interno del progetto Le Chiavi della Città dell'Assessorato all'Educazione del Comune di Firenze.

 

Il Centro di Avviamento all’Espressione si prepara a ripartire da gennaio con i suoi corsi di teatro aperti a tutti, le attività sul territorio e il corso di formazione per attori. Si evidenzia in modo sempre più preciso il suo ruolo non soltanto di propulsione e diffusione del Metodo Mimico, ma di centro di ricerca teso a superare il concetto classico di formazione, punto di riferimento del percorso definito con il manifesto Per un Nuovo Teatro e vero e proprio motore culturale delle attività della Fondazione.

 

La campagna abbonamenti del Teatro della Pergola prevede innanzitutto il ritorno alla formula a turno fisso del classico abbonamento completo (rinnovi dal 2 novembre, nuovi acquisti dal 16) e di una formula “Solo Europa” dedicata agli spettacoli internazionali. Per cementare la varietà nella formula a scelta ScegliPergola (in vendita dal 23 ottobre) sarà possibile scegliere spettacoli da tutto il cartellone, sia italiani che internazionali. La replica del 31 dicembre de Il marito invisibile sarà in vendita dal 2 novembre. Mine Vaganti di Özpetek, sospeso a causa del Covid-19, è stato riprogrammato: i biglietti già acquistati sono validi per le date della prima settimana di recite (22-29 marzo).

 

Si conferma alta l’attenzione ai giovani, con la formula Pergola Young Card per gli under30 che consente per ogni spettacolo l'acquisto di un biglietto a soli 12€, oltre a una serie di altre agevolazioni e iniziative dedicate, realizzate con il sostegno di UniCoop Firenze, tradizionale sponsor della stagione.

 

La biglietteria è in Via della Pergola al numero 12. I biglietti singoli vanno in vendita dal 30 novembre. Importante novità di quest’anno è la recita alle 18:45 del giovedì. Da segnalare, inoltre, la riapertura di Guido Guidi al Teatro.

 

La campagna abbonamenti del Teatro Era, in partenza dall’11 novembre, riguarda gli spettacoli Io Sarah, io Tosca, Tavola tavola, chiodo chiodo…, Il marito invisibile, Marjorie Prime, Storia di 1, Paradiso XXXIII. Sono fuori abbonamento Svegliami e Tutto brucia.

 

Sempre dall’11 novembre sono in vendita i biglietti per tutti gli spettacoli in abbonamento e fuori abbonamento, compreso il progetto speciale Te lo dico in segreto. La dolce ala della giovinezza e Le quattro stagioni sono invece già in vendita.

 

Approfondimento

  

Il teatro come fattore attivo nella società, luogo di incontro e di arricchimento. Per la stagione 2021/2022, finalmente completa, la Fondazione Teatro della Toscana si conferma non interessata alla semplice programmazione di spettacoli, quanto, piuttosto, al consolidamento di un rapporto con il nostro pubblico presente e futuro.

 

Centrale, per tutti noi, è la costruzione e cura di una comunità coesa, raccolta attorno alla nostra storia, proiettata nel domani, rappresentata dal Teatro della Pergola di Firenze e dal Teatro Era di Pontedera. Continua e si rafforza, quindi, l’investimento sulla qualità professionale degli artisti in cartellone, in un rapporto da sempre fruttuoso tra tradizione e innovazione.

 

Produzioni e coproduzioni ricercano la qualità attraverso i nomi di artisti riconosciuti a livello nazionale, con uno sguardo internazionale rivolto alle eccellenze europee. Con tutto questo ci misuriamo da quando, all’inizio dell’avventura del Teatro della Toscana, che quest’anno compie 10 anni, abbiamo con tutti noi stessi tentato di capire, giorno dopo giorno, dove indirizzare la ricerca, ossia come poter creare le condizioni nelle quali far nascere davvero una nuova, autentica possibilità espressiva, un futuro di reale novità per questo “meraviglioso strumento di comprensione fra gli uomini” che è il Teatro.

 

Esplorare il complesso rapporto con la nostra quotidianità è proprio uno dei temi al centro del nuovo spettacolo di Stefano Accorsi: Storia di 1 di Lucia Calamaro e Daniele Finzi Pasca, anche regista, in prima nazionale al Teatro Era di Pontedera il 5 e 6 febbraio e al Teatro della Pergola dal 5 al 10 aprile, produzione Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana. Angelo – la sua storia, la sua biografia, il suo sentire – e la rete di circostanze che lo uncinano, malgrado lui, ad alcuni eventi della storia d’Italia. Una storia che ha le curiose caratteristiche di essere quella di un passato recente, quasi un dietro del presente se vogliamo: dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Ottanta.

 

È uno squarcio soggettivo di una vita in un passato che per ora non molla, non la smette di passare e ripassare; che si ostina; che resiste; lasciando tracce ovunque, mentre abita, come un fantasma, l’immaginario delle nostre vite.

 

Il percorso produttivo e coproduttivo della Fondazione consolida le vere e fattive consonanze costruite con Teatri e Compagnie ‘partner’, compagni di viaggio e di progetto, con i quali si realizzano le produzioni e le attività, toccando con i risultati raggiunti le città che vengono individuate come ‘capitali del teatro’. Strutture che si identificano con persone che condividono un’idea e con essa un rischio culturale reale per costruire il vero teatro del futuro, tenendo come riferimento i classici e la nuova drammaturgia: i teatri Stabile di Napoli, Stabile del Friuli Venezia Giulia, Ambra Jovinelli di Roma, Franco Parenti di Milano, La Comunità di Giancarlo Sepe sempre a Roma, e con le compagnie Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo, Gli Ipocriti Melina Balsamo diretta da Pierfrancesco Favino, Compagnia Mauri Sturno, Associazione Teatro Europeo, Best Live, Infinito Produzioni, Effimera srl.

 

Veniamo al programma completo del Teatro della Pergola. Nella Sala Grande, in scena fino a domenica, troviamo Stefano Massini, Paolo Jannacci, Daniele Moretto con Storie. A seguire, Memorie di Adriano di Maurizio Scaparro con Pino Micol (5-7 novembre), Laura Morante in Io Sarah, io Tosca (9-14 novembre), Elena Sofia Ricci e Gabriele Anagni ne La dolce ala della giovinezza di Tennessee Williams, con scene, costumi e regia di Pier Luigi Pizzi (16-21 novembre), La seconda sorpresa dell’amore di Marivaux diretto da Beppe Navello (23-28 novembre), Pinocchio da Collodi diretto da Pier Paolo Pacini (7-12 dicembre), Germania Anni ’20 di Giancarlo Sepe (14-19 dicembre). 

 

Evento speciale il 29 novembre Ferzan Özpetek con il suo Ferzaneide, un viaggio sentimentale attraverso il racconto dei ricordi del grande regista, delle suggestioni e delle figure umane che hanno ispirato molti dei suoi film. Da solo sul palco incontra il pubblico con il racconto della sua carriera artistica e del suo sentimento per la vita, la sua e quella degli altri.

 

La stagione in abbonamento della Pergola inizia con Maria Amelia Monti e Marina Massironi ne Il marito invisibile di Edoardo Erba (28 dicembre - 2 gennaio). In cartellone fino a maggio 2022, Monica Guerritore dirige e interpreta L’anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht (11-16 gennaio); Fabrizio Gifuni debutta Con il vostro irridente silenzio (18-23 gennaio); Bob Wilson e CocoRosie presentano Jungle Book (3-6 febbraio); Emmanuel Demarcy-Mota dirige Six Personnages En Quête D'Auteur di Luigi Pirandello (16-18 febbraio); Roberto Andò dirige Renato Carpentieri e Imma Villa in Piazza degli Eroi di Thomas Bernard (22-27 febbraio); Euripides Laskaridis propone Elenit (4-5 marzo); Andrée Ruht Shammah guida Massimo Dapporto ne Il delitto di Via dell’Orsina di Eugène Marin Labiche (8-13 marzo); Sebastiano Lo Monaco è Enrico IV di Luigi Pirandello (15-20 marzo); Ferzan Özpetek porta a teatro le sue Mine vaganti (22 marzo - 3 aprile); Stefano Accorsi debutta in Storia di 1 di Lucia Calamaro e Daniele Finzi Pasca, anche regista (5-10 aprile); Amos Gitai è il regista di Exils Interieurs (13-14 aprile); Gabriele Lavia dirige e interpreta Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello (19-24 aprile); Luca De Fusco propone La locandiera di Carlo Goldoni (26-30 aprile); Glauco Mauri e Roberto Sturno sono gli interpreti de Il canto dell’usignolo da William Shakespeare (3-8 maggio).

 

Nel Saloncino ‘Paolo Poli’, fuori abbonamento, Elio Germano propone il suo Così è (o mi pare) – Una riscrittura per realtà virtuale di “Così è (se vi pare)” di Luigi Pirandello (11-21 novembre) in cui il testo di Pirandello viene calato nella società moderna, dove “spiare” l’altro risulta ancora più semplice grazie all’uso dei nuovi media. Lo spettacolo, fruito dal pubblico tramite appositi visori, apre la possibilità di un'esperienza individuale e collettiva unica nel suo genere, utile alla finalità del racconto e alla riflessione pirandelliana su cosa sia reale e cosa sia vero. Emmanuel Demarcy-Mota propone Ionesco Suite da Eugène Ionesco (17-19 febbraio), tra gli spettacoli inseribili nell’abbonamento “Solo Europa”. Fuori abbonamento, Ugo De Vita, nell’ambito del progetto “Per amor dei poeti”, propone Le poesie di Eduardo (7-8 dicembre) con letture tratte dalla raccolta omonima pubblicata da Einaudi, Biglietto lasciato prima di non andare via su testi scelti di Giorgio Caproni (22-23 febbraio) e Lettura per amore e per forza su testi scelti di Pier Paolo Pasolini (8-9 marzo).

 

L’attività di relazioni internazionali del Teatro della Pergola può dunque finalmente concretizzarsi nella proposta degli spettacoli coprodotti, e più volte rimandati a causa delle restrizioni agli spostamenti: non un “inserto” nella stagione, ma la stagione stessa che si colora di proposte sovranazionali.

 

L’asse principale si muove nel solco del rapporto, forte e reso sempre più coeso dalle comuni difficoltà attraversate, con il Théâtre de la Ville di Parigi e con il suo direttore Emmanuel Demarcy-Mota: fondato su una comune visione del teatro del futuro, su una forte europeizzazione dell’agire artistico, sull’impegno costante nei confronti dei giovani. Sarà Bob Wilson – altra costante delle relazioni passate, presenti e future del Teatro della Pergola –, ad aprire idealmente il 2022 con il suo Jungle Book, colorato spettacolo a predominanza musicale (a cura di CocoRosie) da Kipling con performer giovani: uno spettacolo per un pubblico vasto, adatto a famiglie e bambini, che in questi giorni riprende il suo cammino dal Théâtre du Châtelet di Parigi nell’ambito del Festival d’Automne.

 

Sarà poi di scena la troupe del Théâtre de la Ville, lo straordinario patrimonio di attori che è alla base di tutte le iniziative del teatro parigino. Andranno in scena contemporaneamente due regie di Demarcy-Mota, l’edizione francese dei Sei personaggi che, come omaggio a Pirandello e al rapporto con l’Italia ha riaperto il Théâtre de la Ville dopo il secondo lockdown, e Ionesco Suite, pastiche di testi del drammaturgo di origine rumena che proprio la pandemia, con le sue assurdità, ha riportato al centro della riflessione. Arriverà ad aprile invece Exils Interiéurs, lo spettacolo che Amos Gitai ha dedicato al tema del ruolo dell’intellettuale in temperie di dittatura, con un cast di assoluta rilevanza nel quale spicca un inedito Pippo Delbono nel ruolo di Antonio Gramsci.

 

Proseguiranno anche il programma delle Consultazioni poetiche e musicali, finalmente approdate alla dimensione in presenza, e le attività della Carta 18-XXI, la chiamata all’impegno rivolta al mondo del sapere per i “maggiorenni del nuovo millennio”, che quest’anno saranno dedicate al rapporto tra teatro, scienza e ambiente.

 

Bob Wilson sarà anche a fine marzo protagonista e conduttore di Campus Dante, esperienza formativa attorno al lavoro preparatorio per uno spettacolo sulla Divina Commedia, che coinvolgerà attori della Scuola Orazio Costa e della scuola del Teatro Biondo di Palermo; il rapporto tra Firenze e Palermo, che nel 2021 ha visto Charles Chemin, co-regista di Wilson, lavorare con i giovani del Biondo, prosegue quindi nel segno dell’attenzione alle nuove generazioni.

 

Di Chemin sarà ripreso nel 2022 interno/esterno, il lavoro da Maeterlinck con gli attori della Scuola Costa presentato a maggio scorso in anteprima e destinato ad approdare a Parigi nel quadro degli Chantiers d’Europe del Théâtre de la Ville.

 

Il percorso intrapreso con la compagnia di Dimitris Papaioannou si arricchisce di un nuovo capitolo: la partecipazione alla realizzazione di Nowhere – Director’s Cut, versione filmata dello spettacolo il cui editing è stato commissionato da Dance Umbrella e Ruhrfestspiele Recklinghausen col sostegno di Saitama Arts Theatre, del National Theater & Concert Hall di Taipei e del Teatro della Pergola, che sarà presentato in prima digitale italiana sul sito della Pergola dal 2 al 5 dicembre. Non farà tappa a Firenze, invece, Transverse Orientation, decisione presa di comune accordo con la compagnia per questioni di calendarizzazione. Siamo felici che lo spettacolo abbia avuto tappe presso gli altri partner italiani della produzione (Napoli, Torino e Reggio Emilia). Segnaleremo le eventuali nuove date nel nostro paese del 2022.

 

Nel 2021, dunque, il Teatro della Pergola si è impegnato fortemente con i suoi partner sul fronte delle creazioni digitali, considerate non tanto come surrogato in tempi di impossibilità quando come diversa frontiera della creatività; oltre a Nowhere – Director’s Cut, da ricordare l’intervento in Maestro de Barra di Israel Galván, vincitore recentemente di due prestigiosi premi Bessie a New York, e in Here not Here di Euripides Laskarids.

Proprio il performer greco, con la sua arte non classificabile e i suoi mondi ammantati di grottesco e di sorridente cattiveria, sarà protagonista di Elenit: uno spettacolo assolutamente da scoprire per la maniera in cui rivoluziona i confini tra generi diversi e che, come Transverse Orientation, ha ripreso la propria tournee internazionale, nel segno di una speranza di normalità che cresce continuamente.

 

Si allarga costantemente, dunque, il raggio della diplomazia culturale del Teatro della Pergola, nel quale si inscrivono – tra gli altri - i rapporti con Onassis Stegi di Atene con CAP Ucla di Los Angeles; e nuove relazioni si aggiungeranno nel corso del 2022.

 

Quanto alla trasmissione dei saperi, alla promozione e valorizzazione delle competenze, sono aperte le iscrizioni ai corsi del Laboratorio d'Arte del Teatro della Pergola. La maschera teatrale è il corso diTecnica e decorazionetenuto da Elena Bianchini (8-11 novembre); Un gioiello per la Fata Turchina è il corso diAccessori e bijoux per il teatrotenuto da Riccardo Penko (13-14 novembre) Redingote e finanziera è il corso di Guardaroba maschile nell’Ottocentotenuto da Dagmar Elizabeht Mecca (29 novembre – 10 dicembre).

 

Il Centro di Avviamento all’Espressione si prepara a ripartire da gennaio con i suoi corsi di teatro aperti a tutti, le attività sul territorio e il corso di formazione per attori. Si evidenzia in modo sempre più preciso il suo ruolo non soltanto di propulsione e diffusione del Metodo Mimico, ma di centro di ricerca teso a superare il concetto classico di formazione, punto di riferimento del percorso definito con il manifesto Per un Nuovo Teatro e vero e proprio motore culturale delle attività della Fondazione.

 

Innovativa linea strategica, che procede in parallelo con quella di Firenze, è quella che si sta portando avanti sull’area della Valdera, attraverso un doppio processo: da una parte, al Teatro Era, l’innesto di una sezione significativa di spettacoli sull’esperienza del Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, luogo storico a livello nazionale e internazionale; dall’altra, la definizione di un vero e proprio “cantiere” teatrale, che attraverso l’esperienza del FestiValdera e l’esperienza speciale del festival Te lo dico in segreto (20 novembre – 13 dicembre).

 

Un teatro fondato su un’articolata e diversificata proposta che inizia con Elena Sofia Ricci e Gabriele Anagni ne La dolce ala della giovinezza, scene, costumi e regia di Pier Luigi Pizzi (30-31 ottobre); La Compagnia Opus Ballet ne Le quattro stagioni (5-6 novembre); Beppe Navello dirige in anteprima La seconda sorpresa dell’amore (21 novembre); Elio Germano propone il suo Così è (o mi pare) (23-28 novembre); Laura Morante dirige e interpreta Io Sarah, io Tosca (4-5 dicembre); Tavola, tavola, chiodo, chiodo di e con Lino Musella (11-12 dicembre); Maria Amelia Monti e Marina Massironi ne Il marito invisibile di Edoardo Erba (8-9 gennaio); Ivana Monti interpreta Marjorie Prime diretto da Raphael Tobia Vogel (13-14 gennaio); Stefano Accorsi debutta in prima nazionale con Storia di 1 di Lucia Calamaro e Daniele Finzi Pasca, anche regista (5-6 febbraio); Elio Germano e Teho Teardo portano in scena Paradiso XXXIII (18-19 febbraio); Roberto Bacci alla regia e Michele Santeramo al testo presentano Svegliami (4-6 marzo); chiudono la stagione i Motus con Silvia Calderoni in Tutto Brucia (31 marzo).

 

Evento speciale la proiezione di Fuori dai teatri a cura di Rä di Martino (12 marzo). Fa parte del progetto Ai confini delle arti: persone corpi immagini natura e tecnologie che intende riattraversare il passato con azioni e attività diverse, ma intimamente collegate tra loro: offrire immagini del passato allo sguardo d’artista dell’oggi, ponendo l’accento sull’energia delle origini e senza alcuna volontà documentaristica.

 

 

Gli spettacoli al Teatro della Pergola

 


 

11 – 21 novembre | Saloncino ‘Paolo Poli’

Fondazione Teatro della Toscana, Infinito Produzioni Teatrali, Gold Productions

Elio Germano

COSÌ È (O MI PARE)

Una riscrittura per realtà virtuale di "Così è (se vi pare)"

di Luigi Pirandello

adattamento e regia Elio Germano

con Gaetano Bruno, Serena Barone, Michele Sinisi, Natalia Magni, Caterina Biasiol, Daniele Parisi, Maria Sole Mansutti, Gioia Salvatori, Marco Ripoldi, Fabrizio Careddu, Davide Grillo, Bruno Valente, Lisio Castiglia, Luisa Bosi, Ivo Romagnoli

con la partecipazione di Isabella Ragonese e Pippo Di Marca

sound design Gabry Fasano

costumi Andrea Cavalletto

vr supervisor e final design Omar Rashid

in collaborazione con il Laboratorio d’arte del Teatro della Pergola

puppet Eugenio Casini

prodotto da Pierfrancesco Pisani, Alessandro Mancini, Omar Rashid, Luca Fortino, Elio Germano

le riprese si sono svolte presso la Tenuta Bossi dei Marchesi Gondi e il Teatro della Pergola di Firenze

la produzione ringrazia Benedetta Cappon, Artisti 7607, Iman Pisani, Alfredo D'Adamo, Elena Bianchini, Gerardo Gondi, Luca Viola, Valentina Di Cesare, Giacomo Gandossi, Martina Rojas Chaigneau, Francesco Esposito, Margherita Landi, Matilde Arrighi, Duccio Cecchi, Ettore Bettarelli, Gilda, Didì

 

Così è (o mi pare) è una riscrittura per realtà virtuale di Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello, adattato e diretto da Elio Germano, anche interprete di Lamberto Laudisi.

 

In un salotto dell’alta borghesia si sviluppa il testodi Luigi Pirandello che mette in discussione l’idea di “verità assoluta”: un intero paesino viene turbato dall’arrivo del signor Ponza e della signora Frola, un genero e sua suocera che sembrano raccontare versioni diverse di una stessa storia con “protagonista” la moglie e figlia, la signora Ponza. I cittadini non sanno più a chi e a che cosa credere, ma non possono smettere di indagare alla ricerca di una verità che, forse, non esiste.

 

Così è (o mi pare) cala il lavoro pirandelliano nella società moderna, dove “spiare” l’altro risulta ancora più semplice grazie all’uso dei nuovi media. Lo spettacolo è stato infatti pensato per essere realizzato in realtà virtuale, un nuovo strumento tecnologico, tra cinema e teatro, in grado di porre lo spettatore al centro della scena. Tramite cuffie e visori il pubblico si trova a essere non più a teatro, ma all’interno del lussuoso appartamento dove si svolge la storia, più precisamente all’interno del corpo di uno dei personaggi, che vede e ascolta tutto: il Commendator Laudisi, anziano padre di Lamberto, su una sedia a rotelle, invenzione non presente nel copione originale. Si apre così la possibilità di un’esperienza unica nel suo genere, utile alla finalità del racconto e alla riflessione sul tema pirandelliano di cosa sia reale e cosa sia vero.

 

La prospettiva è duplice: individuale e collettiva. Attraverso la visione simultanea, lo spettatore si trova immerso nella stessa vicenda a cui assistono gli altri, ma può scegliere lui dove e cosa guardare. Contemporaneamente, nello stesso spazio, altre persone fanno la sua medesima esperienza tanto che al termine è possibile confrontarsi rispetto a quanto visto e sperimentato. Esattamente come a margine di uno spettacolo teatrale o di un film.

 


 

29 novembre | Sala Grande

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo presenta

Ferzan Özpetek

FERZANEIDE  Sono ia!

uno spettacolo di Ferzan Özpetek

 

Ferzaneide è un viaggio sentimentale attraverso il racconto dei miei ricordi, delle suggestioni e delle figure umane che hanno ispirato molti dei miei film. Vorrei parlare alle persone che hanno incontrato il mio cinema, ai molti che hanno letto le pagine dei miei tre romanzi, agli altri ancora che hanno ascoltato l’opera lirica delle mie dame straziate d’amore, Aida,Traviata, Butterfly. Oltre un anno fa ho trasferito dal cinema al teatro le Mine Vaganti a me sempre care. E proprio su Mine Vaganti il sipario all’improvviso è calato dolorosamente. Adesso riapriamo con le adeguate attenzioni il sipario su quella bizzarra commedia della quotidianità così da riaccendere i riflettori sulla professionalità e il bisogno di lavoro di tanti nostri collaboratori.

 

In un periodo di sconcerto e sospensione, come è stato l’anno trascorso, continuo a pensare ai tanti operatori e protagonisti del panorama teatrale, del palcoscenico in generale ma pure del comparto musicale, che vivono più di altri se possibile la sorte avversa dei tempi, il disagio delle loro famiglie, la condizione critica della precarietà materiale di un lavoro a cui si sono sempre prestati con passione ed entusiasmo. Anche per questo insieme al produttore Marco Balsamo ho pensato di impegnarmi in prima persona per lanciare un segnale di ripresa di un settore che ha bisogno di sostegno, solidarietà e soprattutto di fiducia. Così come ho pensato alla necessità di sostegno e solidarietà verso Emergency del compianto Gino Strada. Nei prossimi mesi spero di portare questo spettacolo Ferzaneide, che al momento sarà per alcuni giorni all’Ambra Jovinelli di Roma, in date sparse qua e là in Italia, in teatri grandi così come in altri meno conosciuti.

 

Questa volta sul palco ci sarò io, io solo, ad incontrare il pubblico con il racconto della mia carriera artistica e del mio sentimento per la vita, la mia e quella degli altri. Nell’amore, nell’amicizia, nello stupore, in tutti quei gesti e luoghi illuminati dalla passione.

 

Negli anni ho sposato molte cause all’insegna del coraggio. Coraggio. Forse in questa parola è racchiuso il senso di quello che dirò sera dopo sera. Il coraggio di inseguire i propri sogni. Il coraggio di sfidare i pregiudizi. Il coraggio di essere felici. E sperare di tornare, finalmente, ad esserlo di nuovo. A teatro, al cinema, ai concerti, ai musei. Ovunque.

Ferzan Ozpetek

 

 

 

28 dicembre 2021 – 2 gennaio 2022 | Sala Grande

Gli Ipocriti Melina Balsamo srl diretta da Pierfrancesco Favino

Maria Amelia Monti, Marina Massironi

IL MARITO INVISIBILE

scritto e diretto da Edoardo Erba

scene Luigi Ferrigno

musiche Massimiliano Gagliardi

costumi Nunzia Russo

luci Giuseppe D’Alterio

video Davide Di Nardo, Leonardo Erba

 

Una videochat fra due amiche cinquantenni, Fiamma e Lorella, che non si vedono da tempo. I saluti di rito, qualche chiacchiera, finché Lorella annuncia a sorpresa: mi sono sposata! La cosa sarebbe già straordinaria di per sé, vista la sua proverbiale sfortuna con gli uomini. Ma diventa ancora più incredibile quando lei rivela che il nuovo marito ha... non proprio un difetto, una particolarità: è invisibile. 

 

Fiamma teme che l'isolamento abbia prodotto danni irreparabili nella mente dell'amica. Si propone di aiutarla, ma non ha fatto i conti con la fatale, sconcertante, attrazione di noi tutti per l'invisibilità.

 

Il marito invisibile di Edoardo Erba è un'esilarante commedia sulla scomparsa della nostra vita di relazione. Le due protagoniste ci accompagnano con la loro personalissima comicità in un viaggio che dà i brividi per quanto è scottante e attuale.

 


 

11 – 16 gennaio 2022 | Sala Grande

Best Live, Fondazione Teatro della Toscana

Monica Guerritore

L'ANIMA BUONA DI SEZUAN

di Bertolt Brecht

con Matteo Cirillo, Alessandro Di Somma, Enzo Gambino, Nicolò Giacalone, Francesco Godina, Diego Migeni e Lucilla Mininno 

scene da un'idea di Luciano Damiani

costumi Walter Azzini

regia Monica Guerritore 

 

Nella capitale della provincia cinese del Sezuan giungono tre dèi alla ricerca di qualche anima buona e ne trovano solo una nella prostituta Shen Te, che accorda loro ricovero per la notte. 

 

Il compenso per tale atto di bontà è una tonda sommetta, mille dollari d'argento, ossia, per Shen Te, la possibilità di vivere bene. Ma il compenso è accompagnato dal comandamento di continuare a praticare la bontà.

 

La povera Shen Te apre una tabaccheria e si trova subito addosso uno sciame di parassiti, falsi e veri parenti bisognosi, esigenti fino alla ferocia, da cui Shen Te è costretta a difendersi.

 

Per farlo, una notte, si traveste da cugino cattivo e spietato con tutti ma poi ama... debolezze tu non avevi. Io sì... una... amavo.

 

Riporto in scena L'Anima buona nella versione di Giorgio Strehler. Il grande testo di Brecht ha visto nella versione scenica di Strehler lievitare la sua anima incerta e umana e oggi raccontarci nel nostro scoprirci un popolo dalle maschere di cattivi. Mi misuro con il passato per togliergli, come dice Pirandello nei Giganti «l'impalpabilità del non-essere». E non ho paura. Poggio sulle spalle di un gigante.

 

I grandi testi sono immortali germinatori di nuove visioni, versioni, a indicare il tempo in cui vengono letti compresi e rielaborati, ma le versioni sceniche che, come nel caso di Strehler, hanno la grandezza di un’opera d'arte si perdono. Mentre oggi quella versione di Strehler è lo specchio di quello che stiamo diventando.

Nell’Anima buona c’è tutta la tenerezza e l’amore per gli esseri umani costretti dalla povertà e dalla sofferenza a divorarsi gli uni con gli altri, ma sempre raccontati con lo sguardo tenero e buffo di chi comprende. Teatro civile, politico, di poesia.

Monica Guerritore

 


 

18 gennaio – 23 gennaio 2022 | Sala Grande

Cadmo Ass. Culturale

Fabrizio Gifuni

CON IL VOSTRO IRRIDENTE SILENZIO

Studio sulle lettere dalla prigionia e sul memoriale di Aldo Moro

ideazione e drammaturgia Fabrizio Gifuni

si ringraziano Nicola Lagioia e il Salone internazionale del Libro di Torino, Christian Raimo per la collaborazione, Francesco Maria Biscione e Miguel Gotor per la consulenza storica

 

Aldo Moro durante la prigionia parla, ricorda, scrive, risponde, interroga, confessa, accusa, si congeda. Moltiplica le parole su carta: scrive lettere, si rivolge ai familiari, agli amici, ai colleghi di partito, ai rappresentanti delle istituzioni; annota brevi disposizioni testamentarie. E insieme compone un lungo testo politico, storico, personale – il cosiddetto memoriale – partendo dalle domande poste dai suoi carcerieri. 

 

Le lettere e il memoriale sono le ultime parole di Moro, l’insieme delle carte scritte nei 55 giorni della sua prigionia: quelle ritrovate o, meglio, quelle fino a noi pervenute. Un fiume di parole inarrestabile che si cercò subito di arginare, silenziare, mistificare, irridere. Moro non è Moro, veniva detto. 

 

La stampa, in modo pressoché unanime, martellò l’opinione pubblica sconfessando le sue parole, mentre Moro urlava dal carcere il proprio sdegno per quest’ulteriore crudele tortura. 

A distanza di quarant’anni il destino di queste carte non è molto cambiato. Poche persone le hanno davvero lette, molti hanno scelto di dimenticarle.

 

I corpi a cui non riusciamo a dare degna sepoltura tornano però periodicamente a far sentire la propria voce. Le lettere e il memoriale sono oggi due presenze fantasmatiche, il corpo di Moro è lo spettro che ancora occupa il palcoscenico della nostra storia di ombre. 

 

Dopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini, in due spettacoli struggenti e feroci, riannodando una lacerante antibiografia della nazione, Fabrizio Gifuni attraverso un doloroso e ostinato lavoro di drammaturgia si confronta con lo scritto più scabro e nudo della storia d'Italia.

 


 

3 – 6 febbraio 2022 | Sala Grande

Théâtre de la Ville - Parigi

in coproduzione con Les Théâtres de la Ville du Luxembourg, Les Nuits de Fourvière - Lione, Düsseldorfer Schauspielhaus - Düsseldorf, Manchester International Festival, Fondazione Teatro della Toscana, deSingel - Anversa, Festspielhaus St. Pölten - Austria 

in collaborazione con EdM Productions

Robert Wilson

JUNGLE BOOK

da “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling

con Heza Botto/Roberto Jean, William Edimo/Gaël Sall, Naïs El Fassi, Yuming Hey, Laetitia Lalle Bi Benie, Emma Liégeois/ Nancy Nkusi, Jo Moss, Olga Mouak, François Pain-Douzenel

e i musicisti Takuya Nakamura, Asya Sorshneva, Tez, Douglas Wieselma

musica e testi CocoRosie

costumi Jacques Reynaud

co-regia Charles Chemin

collaborazione alla scenografia Annick Lavallée-Benny

collaborazione al disegno luci Marcello Lumaca

collaborazione alla creazione dei costumi Pascale Paume

sound designer Nick Sagar

make up design Manu Halligan

direzione musicale Douglas Wieselman

scene, accessori e costumi realizzati da Atelier del Théâtre du Châtelet, Paris

protesi realizzate da Daniel Cendron

regia, scene e luci Robert Wilson

 

ll visionario regista Robert Wilson unisce le forze con il surreale duo folk CocoRosie – è la loro quarta collaborazione in teatro – per un’entusiasmante rivisitazione del famoso romanzo di Kipling Il libro della giungla. Jungle Book è un progetto avviato dal Théâtre de la Ville di Parigi, coprodotto dal Teatro della Pergola di Firenze, presentato in anteprima mondiale al Grand Théâtre du Luxembourg il 26 aprile 2019. Un cast di giovani musicisti / interpreti abiterà gli splendidi paesaggi di Wilson e il suono unico delle CocoRosie in una produzione di teatro musicale pensata per il pubblico e le famiglie giovani.

 

Il romanzo di Kipling ha avuto infinite rappresentazioni nel corso degli anni. Il mondo che Kipling ha creato ha intrattenuto generazioni di bambini e adulti che hanno scoperto questo classico indimenticabile nelle sue numerose rappresentazioni artistiche. Le parole dello scrittore britannico si materializzeranno attraverso la capacità di Wilson di creare visioni inaspettate e astratte che spesso guardano il mondo attraverso gli occhi di un bambino. Quando gli è stato chiesto di dirigere Jungle Book, Wilson ha dichiarato: «Jungle Book è un’opera per tutte le età. Mi è sempre piaciuto quello che Baudelaire diceva: “Il genio non è altro che l’infanzia riconquistata a piacimento”».

 

Un sogno comune guida la creazione di Jungle Book di Robert Wilson, uno spettacolo per tutte le età, una favola sull’umanità e un inno alla differenza. Uno spettacolo che spiegherebbe tutto il genio di questo artista unico come un manifesto di ciò che il Théâtre de la Ville e il Teatro della Pergola difendono in termini di creazione per tutto il pubblico.

 

16 – 18 febbraio 2022 | Sala Grande

Théâtre de la Ville - Paris, Les Théâtres de la Ville du Luxembourg, Comédie de Genève, Compagnie des Millefontaines

Emmanuel Demarcy-Mota

SIX PERSONNAGES EN QUÊTE D’AUTEUR

di Luigi Pirandello

traduzione e adattamento François Regnault

con Hugues Quester, Alain Libolt, Valérie Dashwood, Sarah Karbasnikoff, Stéphane Krähenbühl, Chloé Chazé, Céline Carrère, Charles-Roger Bour, Philippe Demarle, Sandra Faure, Gaëlle Guillou, Gérald Maillet, Pascal Vuillemot, Jauris Casanova

disegno luci Yves Collet

costumi Corinne Baudelot

musiche Jefferson Lembeye

make-up Catherine Nicolas

assistente light designer Thomas Falinower

assistente alla regia Christophe Lemaire

regia Emmanuel Demarcy-Mota

 

Luigi Pirandello causò un grande scandalo con la prima esecuzione della sua commedia Sei personaggi in cerca d’autore. Il giorno dopo, i giornali scrissero che Pirandello aveva causato il più grande scandalo teatrale d'Europa. Il pubblico di Roma non era evidentemente pronto per uno spettacolo che violi le leggi del teatro.

 

In Sei personaggi in cerca d’autore, un gruppo di attori e un regista stanno provando per una nuova commedia, quando sei personaggi improvvisamente irrompono. Sono stati abbandonati dal loro autore e sono venuti per avere una spiegazione. Gli attori devono aiutarli in questo, recitandoli e facendoli così diventare 'reali'. Tuttavia, questo dimostra di essere impegnativo, perché questi personaggi non si lasciano ritrarre così facilmente, preferiscono condurre le proprie vite. Fino al tragico epilogo.

 

Fin da piccolo, Emmanuel Demarcy-Mota è stato molto affascinato dal lavoro di Pirandello, che lo ispira ancora e ancora. In Sei personaggi in cerca d’autore Pirandello sfida l'impossibilità del teatro in modo molto concreto. Richiama l'attenzione sull'incongruenza tra illusione e realtà. «Ciò che mi interessa di più in questa commedia, è come l'orribile tragedia dei personaggi e il bisogno artistico di dipingere questo convergere», ha detto il regista a “The Huffington Post”. Le domande che Pirandello affronta nella commedia sono anche domande che Demarcy-Mota e i suoi attori si sono posti nel processo di prova. Quando un attore è veritiero? Quando è artificiale? E il regista, a che punto è sincero il suo metodo artistico? In questo modo, il tema - il rapporto tra finzione e realtà - ha effetto a vari livelli.

 

17 – 19 febbraio 2022 | Saloncino ‘Paolo Poli’

Théâtre de la Ville - Paris

Emmanuel Demarcy-Mota

IONESCO SUITE

lavoro collettivo basato sugli scritti di Eugene Ionesco

tratti da “Jack, or the submission, “Delirium for two, “The bald soprano”, “Exercises of conversation and French diction”, “The Lesson

con Charles-Roger Bour, Céline Carrère, Jauris Casanova, Antonin Chalon, Sandra Faure, Stéphane Krähenbühl, Gérald Maillet

musiche Jefferson Lembeye, Walter N’Guyen

lighting design Yves Collet

costumi Fanny Brouste

make-up Catherine Nicolas

assistente alla regia Christophe Lemaire

assistente ai costumi Alix Descieux-Read

secondo assistente alla regia Julie Peigné

regia Emmanuel Demarcy-Mota 

 

Poco dopo aver diretto Rhinoceros, e dopo i grandi allestimenti come Love’s Labor’s Lost e Six Characters in Search of an Author (una serie di opere progettate per palcoscenici molto grandi) Emmanuel Demarcy-Mota ha riunito tutti i suoi attori a Reims per leggere testi di Ionesco: «Gli attori erano seduti intorno a un tavolo, alcune sedie a destra, altre a sinistra, lettura, improvvisazione, condivisione di linee. Mi sono seduto ad ascoltare, ad osservarli e provare piacere nel riscoprire ognuno di loro, lasciandomi affascinare e amare da loro, senza una meta particolare, senza l'obbligo di produrre immediatamente un lavoro per la scena, senza un'apertura programmata».

 

Emmanuel Demarcy-Mota decise allora di continuare questo esperimento e di avviare un processo di ricerca intorno a Ionesco, attraverso il quale ogni attore poteva sviluppare i propri sentimenti e la propria immaginazione. Suggerì un progetto in cui gli attori sarebbero stati in stretto contatto con il pubblico. «Li volevo vedere più vicini, diventare intimi, immaginare il pubblico. Ho voluto guardarli da vicino, diventare intimi, immaginando il pubblico tra di noi, e dove lasciare che tutti sperimentino liberamente, sfidare l'imprevisto e l'inedito, sperimentare la parte che non potrebbe mai essere offerta. Erano liberi di sperimentarsi in un altro genere, in un'altra età, un altro mondo. Questo ha permesso a ognuno di loro di sorprenderci, di mostrare cose che non avevamo mai visto in loro, che non sospettavamo. Ho detto loro: “Ascoltatevi, sognate, la forma vi seguirà a tempo debito.” Alla fine la nostra ricerca è diventata il materiale per una performance e, una volta messa in scena, l'oggetto di un incontro pubblico».

 

22 – 23 febbraio 2022 | Saloncino ‘Paolo Poli’

Alice in cerca di teatro no-profit 

nell’ambito del progetto “Per amor dei poeti”

Ugo De Vita

BIGLIETTO LASCIATO PRIMA DI NON ANDARE VIA

Recital letterario in un tempo 

dalle raccolte poetiche di Giorgio Caproni

con la partecipazione di Filippo dell’Arte 

aiuto regia Enea De Vita 

 

Ugo De Vita legge poesie scelte di Giorgio Caproni, una tra le più alte voci del Novecento italiano. Un seminario anticiperà l’evento spettacolare per ricordare Caproni e la sua figura di poeta.

 

22 – 27 febbraio 2022 | Sala Grande

Teatro di Napoli, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Fondazione Teatro della Toscana

Renato Carpentieri, Imma Villa

PIAZZA DEGLI EROI

di Thomas Bernhard

traduzione Roberto Menin

con Betti Pedrazzi, Silvia Ajelli, Paolo Cresta, Francesca Cutolo, Stefano Jotti, Valeria Luchetti, Vincenzo Pasquariello, Enzo Salomone

scene e disegno luci Gianni Carluccio

costumi Daniela Cernigliaro

suono Hubert Westkemper

regia Roberto Andò

 

Piazza degli Eroi (Heldenplatz) apparso nel 1988, è l’ultimo testo teatrale di Thomas Bernhard, e uno dei suoi indiscussi capolavori. Quando il grande scrittore austriaco morì, il 12 febbraio del 1989, il pubblico che lo aveva amato recepì il messaggio di radicale drammaticità di quest’opera con una emozione talmente intensa da risultare insopportabile, e lo associò all’atto notarile che lo scrittore aveva depositato, a quel testamento in cui, con altrettanta visionaria provocazione, Bernhard aveva disposto che nel suo paese d’origine fosse vietata sia la pubblicazione dei suoi testi, sia la loro messinscena. 

 

Il clamore suscitato a Vienna al debutto di Piazza degli Eroi confermò l’immagine di uno scrittore furiosamente critico nei confronti del permanere in Austria di strutture autoritarie e fasciste, e il giudizio feroce per la classe politica che vi si era impiantata dal dopoguerra, colpevole di non aver mai veramente tagliato col passato nazista. 

Piazza degli eroi è dunque il testo più politico di Thomas Bernhard, beninteso nella cifra esistenziale e metafisica che alla politica ha sempre voluto attribuire questo autore. Pur essendo ritenuto una summa dei temi di questo autentico genio della letteratura e del teatro, ed essere stato sin dalla sua apparizione oggetto di importanti messinscene in Europa e nel mondo, Piazza degli Eroi non è mai stato rappresentato in Italia.

Ognuno degli spettatori che assisterà a una recita di Piazza degli Eroi, capirà subito che l’azione si svolge in una qualsiasi piazza da comizio, di una qualsiasi città d’Europa. L’Austria di Bernhard (dallo scrittore intravista profeticamente nei primi consensi per Haider), nel giro di una trentina e passa d’anni, è ormai ovunque.

Roberto Andò

 

4 – 5 marzo 2022 | Sala Grande

una produzione Onassis Stegi – Atene

sostenuto da The Fondation D’entreprise Hermès Within The Framework Of The New Settings Program

In coproduzione con Théâtre de la Ville, Teatro della Pergola, Pôle européen de création – Ministère de la Culture / Maison de la Danse en soutien à la Biennale de la danse de Lyon 2020, Teatro Municipal do Porto, Festival TransAmériques, Les Halles de Schaerbeek, Teatre Lliure, Malraux - Scène Νationale Chambéry Savoie, Théâtre de Liège, Julidans, Bonlieu Scène Nationale Annecy

in collaborazione con ICI—Centre Chorégraphique National Montpellier – Occitanie (FR)

in associazione con EdM Productions e Rial & Eshelman

finanziato da the Hellenic Ministry of Culture and Sports

Euripides Laskaridis

ELENIT – the things we know we knew are now behind

ideato & diretto da Euripides Laskaridis

con Amalia Kosma / Chrysanthi Fytiza, Chara Kotsali / Eirini Boudali, Manos Kotsaris, Euripides Laskaridis, Thanos Lekkas / Konstantinos Georgopoulos, Dimitris Matsoukas, Efthimios Moschopoulos, Giorgos Poulios, Michalis Valasoglou / Nikos Dragonas, Fay Xhuma

costumista Angelos Mentis

musica & sound design Giorgos Poulios

scenografo Loukas Bakas

lighting design Eliza Alexandropoulou

consulente alla drammaturgia Alexandros Mistriotis

associate movement director Nikos Dragonas

un progetto di Euripides Laskaridis // Osmosis

La tournée di Elenit riceve il generoso supporto del Programma “Outward Turn” Cultural Export di Onassis Culture / Stegi.

 

Euripides Laskaridis usa le connotazioni di ridicolo e di trasformazione per esplorare la perseveranza dell’essere umano davanti all’ignoto. I suoi lavori sono caratterizzati dal senso del caos controllato: immersioni profonde e dettagliate che toccano dentro chi siamo, stando fedeli alle specificità di una visione più personale. Non convenzionale, non lineare, queste giocano con le possibilità di quello che ci aspetta attorno a noi – rompendo, distorcendo, ricreando e, con ordinari materiali e resti della vita di tutti i giorni, creano l’inaspettato.

 

Il corpo è il mezzo attraverso il quale Euripides fa vivere lo spazio. L’azione sempre si evolve e gira attorno i personaggi che sono commoventemente reali e minuziosamente costruiti, ma spudoratamente immaginari. Attraverso di loro si aprono nuove frontiere, che sono – simultaneamente – gioiose e struggenti, grottesche e commoventi, spaventose e assurde.

 

Relic (2015) era in una scena domestica, dove sta un solo mortale perso in un mondo terrestre dopo la fine della ragione.

 

Titans (2017) creato in uno spazio alieno per due, dove le sue divinità abitano, in un regno metafisico in un tempo prima della ragione. 

 

La nuova commedia tragica di Euripide per il 2019 Elenit, dove si espande ancor più questo universo: un insieme di storie per dieci creature e un unico vortice, Elenit perde tutta la ragione per forgiare uno spazio senza passato o futuro. Un monumentale sistema interessato solo all’urgenza del momento. Un luogo dove le cose che sappiamo, capiamo che ora sono dietro di noi.

 

8 – 9 marzo 2022 | Saloncino ‘Paolo Poli’

Alice in cerca di teatro no-profit 

nell’ambito del progetto “Per amor dei poeti”

Ugo De Vita 

PPP-Lettura per amore e per forza 

Recital letterario in un tempo 

da versi e prose di Pier Paolo Pasolini 

con Fabio Consiglio violino

e con MaurizioBrunetti

aiuto regia Enea De Vita 

 

In occasione del centenario della nascita di Pasolini, uno spettacolo con una scelta rinnovata di suoi versi e prose. Ugo De Vita, che con la consulenza dei testi di Alberto Moravia già nel 1983 aveva portato in scena i versi e le prose del poeta di Casarsa, ripercorre qui la scrittura dell’intellettuale corsaro, privilegiando alla dimensione del cineasta e dell’intellettuale raffinatissimo quella del poeta e del romanziere. 

 

Le musiche si concentrano sul repertorio barocco con alcuni brani scelti tra quelli dei temi da film, nel risuonare delle note di J.S. Bach. Anche in questo caso, un seminario anticiperà l’evento spettacolare per ricordare Pasolini, il poeta e l’uomo, oltre che l’intellettuale anticonformista e geniale.

 

8 – 13 marzo 2022 | Sala Grande

Teatro Franco Parenti, Fondazione Teatro della Toscana

Massimo Dapporto, Antonello Fassari

IL DELITTO DI VIA DELL’ORSINA (L’Affaire de la rue de Lourcine)

di Eugène Labiche

traduzione Andrée Ruth Shammah e Giorgio Melazzi

con Susanna Marcomeni, Marco Balbi, Andrea Soffiantini, Francesco Brandi

scene Margherita Palli

costumi Caterina Visconti ispirati dall’artista Paolo Ventura

luci Camilla Piccioni

musiche Alessandro Nidi

regia e adattamento Andrée Ruth Shammah

 

Un uomo si sveglia e si ritrova uno sconosciuto nel letto, entrambi hanno una gran sete, le mani sporche e le tasche piene di carbone ma non sanno perché, non ricordano niente della notte precedente. Lentamente i due tentano di ricostruire quanto accaduto, ma l’unica cosa di cui sono certi è di essere stati entrambi ad una festa di ex allievi del liceo. Di quello che è accaduto quando hanno lasciato il raduno non sanno niente.

 

Da un giornale apprendono che una giovane carbonaia è morta quella notte e tra una serie di malintesi ed equivoci si fa strada la possibilità che i due abbiano commesso quell’efferato omicidio.

 

Una situazione paradossale, un po’ beckettiana brillantemente costruita da un gigante della drammaturgia come Eugène Marin Labiche. Non è un caso che questo testo sia stato scelto da registi come Patrice Chereau, che l’ha messo in scena nel 1966 in Francia e da Klaus Michael Grüber in Germania. Appena l’ho letto ho pensato che sarebbe stata una grande sfida, un’opportunità per una regia sorprendente.

 

Pensando a questi due personaggi, profondamente diversi l’uno dall’altro: uno ricco, nobile, elegante e l’altro rozzo, volgare, proletario che devono confrontarsi con quello che credono di aver fatto, ho pensato subito a Massimo Dapporto e Antonello Fassari, un’accoppiata con cui non ho mai avuto l’occasione di lavorare – e che non ha mai lavorato assieme – ma che credo perfetta per dare vita a questa storia.

 

Io la vivo come una scommessa, come la possibilità di dare vita ad uno spettacolo leggero e divertente ma allo stesso tempo profondo; una riflessione sull’insensatezza e l’assurdità della vita. 

Andrée Ruth Shammah

 

15 – 20 marzo 2022 | Sala Grande

Associazione SiciliaTeatro, Teatro Stabile del Veneto, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Teatro Stabile di Catania

Sebastiano Lo Monaco

ENRICO IV

di Luigi Pirandello

con Mariàngeles Torres, Claudio Mazzenga, Rosario Petix, Luca Iacono

e con Sergio Mancinelli, Francesco Iaia, Giulia Tomaselli, Marcello Montalto, Gaetano Tizzano, Tommaso Garrè

costumi Paola Mariani

luci Jacopo Pantani

collaboratrice artistica Anne Blancard

aiuto regia Stephan Grögler

aiuto scenografo Cleo Laigret

scene e regia Yannis Kokkos

 

Una sfida rilevante per l’epoca contemporanea è costruire una società critica, nella quale siano presenti osservatori critici che sappiano da un lato promuovere una cultura del pensiero e della riflessione e dall’altro prendere decisioni ponderate.

 

La produzione dell’Enrico IV di Luigi Pirandello per la regia di Yannis Kokkos, coniuga e mette a disposizione dello spettatore lo sguardo di uno dei maggiori autori del ‘900 filtrato dalla cultura e dall’esperienza di uno dei più incisivi e stimati registi viventi.

 

Lo spettatore viene accolto, quasi a sua insaputa, all’interno di una seduta psicoanalitica dalla quale uscirà, a fine spettacolo, con molti e rilevanti quesiti sul suo vissuto. 

 

Come è noto infatti Luigi Pirandello ebbe a sviluppare nel suo Teatro i temi, allora nascenti, della psicologia del profondo, riferibili agli studi di Sigmund Freud e alla successiva Scuola di Francoforte.

 

Enrico IV è un testo con cui si sono misurati grandi attori italiani ed europei. Sebastiano Lo Monaco, dopo il fertile incontro con Yannis Kokkos, nell’Edipo a Colono di Sofocle, nel 2018, al Teatro Greco di Siracusa, ha deciso di portarlo in scena, continuando così la sua ricerca intorno al mondo pirandelliano.

 

Così, il tema della follia, presente in opere come Il berretto a sonagli e in Così è (se vi pare), già interpretate da Lo Monaco, si trasforma in rappresentazione della follia, fino a esibirla. In fondo, Enrico, per poterla mostrare attraverso una cosciente finzione, deve rinsavire, e mettere a nudo il rapporto tra maschera e smascheramento, recitando la follia ed evidenziando il carattere metateatrale che si può applicare al testo.

 

22 marzo – 3 aprile 2022 | Sala Grande

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana

MINE VAGANTI

scene Luigi Ferrigno

costumi Alessandro Lai  

luci Pasquale Mari

uno spettacolo di Ferzan Özpetek

 

Come trasporto i sentimenti, i momenti malinconici, le risate sul palcoscenico?

 

Questa è stata la prima domanda che mi sono posto, e che mi ha portato un po’ di ansia, quando ha cominciato a prendere corpo l’ipotesi di teatralizzare Mine vaganti. La prima volta che raccontai la storia al produttore cinematografico Domenico Procacci, lui rimase molto colpito aggiungendo entusiasta che sarebbe potuta diventare anche un ottimo testo teatrale. Poco dopo avviammo il progetto del film e chiamammo Ivan Cotroneo a collaborare alla sceneggiatura.

 

Oggi, dietro invito di Marco Balsamo, quella prospettiva si realizza con un cast corale e un impianto che lascia intatto lo spirito della pellicola.

 

Certo, ho dovuto lavorare per sottrazioni, lasciando quell’essenziale intrigante, attraente, umoristico. Ho tralasciato circostanze che mi piacevano tanto, ma quello che il cinema mostra, il teatro nasconde, e così ho sacrificato scene e ne ho inventate altre, anche per dare nuova linfa all’allestimento.

 

L’ambientazione pure cambia. Ora una vicenda del genere non potrebbe reggere nel Salento, perciò l’ho ambientata in una cittadina tipo Gragnano o lì vicino. In un posto dove un coming out ancora susciterebbe scandalo. Rimane la famiglia Cantone, proprietaria di un grosso pastificio, con le sue radicate tradizioni culturali alto borghesi e un padre desideroso di lasciare in eredità la direzione dell’azienda ai due figli. Tutto precipita quando uno dei due si dichiara omosessuale, battendo sul tempo il minore tornato da Roma proprio per aprirsi ai suoi cari e vivere nella verità.

 

Ho realizzato una commedia che mi farebbe piacere andare a vedere a teatro, dove lo spettatore è parte integrante della messa in scena e interagisce con gli attori, che spesso recitano in platea come se fossero nella piazza del paese e verso cui guardano quando parlano. La piazza/pubblico è il cuore pulsante che scandisce i battiti della pièce.

Ferzan Özpetek

 

 

 

5 – 10 aprile 2022 | Sala Grande

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana

Stefano Accorsi

STORIA DI 1

scritto da Lucia Calamaro – Daniele Finzi Pasca

regia Daniele Finzi Pasca

 

Il tempo, la storia, un passato che è ancora forse troppo vicino per percepirlo davvero come “Storia”. Stefano Accorsi incontra Lucia Calamaro, una delle voci femminili più accreditate e ammirate della drammaturgia contemporanea, e Daniele Finzi Pasca. La regia è dello stesso Finzi Pasca.

 

13 – 14 aprile 2022 | Sala Grande

Théâtre de La Ville-Paris

in associazione con Agav Films

Amos Gitai

EXILS INTÉRIEURS

testi di Thomas Mann, Rosa Luxemburg, Albert Camus, Antonio Gramsci, Else Lasker Schüler 

estratti video da film di Amos Gitai “Berlin-Jerusalem”, “Kippour”, “Lullaby To My Father”, “Promised Land”, “Tsili” 

con Natalie Dessay, Pippo Delbono, Jerome Kircher, Markus Gertken, Hans-Peter Cloos, Talia Di Vries

musicisti Philippe Cassard pianoforte, Alexey Kochetkov violino, Bruno Maurice fisarmonica-Accordéon 

voci di Hannah Schygulla e Jeanne Moreau

luci/lighting design Jean Kalman 

costumi Emmanuelle Thomas

assistente alla regia Talia Di Vries  

regia Amos Gitai 

 

Combinando brani musicali, proiezioni di film e lettura di vari testi, Exils intérieurs è un dialogo immaginario tra Thomas Mann e sua moglie Katia, Rosa Luxemburg, e Albert Camus sul tema della posizione dell'artista (quando si trova) di fronte all'oppressione. Quando un artista prende posizione contro un regime autoritario, quali sono le conseguenze per la sua vita e il suo lavoro?

 

Nel 1936 Thomas Mann viveva ormai da tre anni in esilio volontario in Svizzera. Ma non aveva fatto assolutamente nessuna dichiarazione pubblica riguardo alla politica. Si era persino rifiutato di partecipare al Congresso degli scrittori per la difesa della cultura, sebbene suo fratello Heinrich vi avesse svolto un ruolo importante.

 

Poiché era senza dubbio il più eminente scrittore tedesco del suo tempo, era stato spinto da entrambe le parti a prendere posizione. I nazisti insistettero perché tornasse in Germania e lasciarono intendere che le sue idee inconcepibili sulla libertà sarebbero state ignorate se avesse detto una parola di lode verso il Führer. Gli antifascisti lo pregarono di unirsi a loro. Nel 1936 decise di esprimersi sul tema dell'antisemitismo nazista. Il giorno successivo è stato privato della sua nazionalità tedesca ed è diventato apolide.

Odile Quirot

 

19 – 24 aprile 2022 | Sala Grande

Gabriele Lavia, Federica di Martino

IL BERRETTO A SONAGLI

di Luigi Pirandello

con Francesco Bonomo, Matilde Piana, Maribella Piana, Mario Pietramala, Giovanna Guida, Beatrice Ceccherini

scene Alessandro Camera

costumi ideati dagli allievi del Terzo Anno dell’Accademia Costume e Modadi Roma coordinatore Andrea Viotti

musiche Antonio di Pofi

regia Gabriele Lavia

 

ll berretto a sonagli fu scritta da Luigi Pirandello nel 1916 in siciliano per il grande Angelo Musco a cui la commedia non piaceva e con la quale non ebbe successo: la regia era di Nino Martoglio.

 

Poi Pirandello la tradusse in italiano.

 

Non c’è dubbio che in siciliano questa “commedia nerissima” sia più viva e lancinante. Noi faremo una mescolanza tra la “prima” e la “seconda” versione di questo “specchio” di una umanità che fonda la sua convivenza “civile” sulla menzogna.

 

Scivoleremo di qua e di là, tra la lingua italiana e la “lingua” siciliana.

 

Il berretto a sonagli è il primo esempio radicale di testo italiano “espressionista” amarissimo comicissimo e crudele.

 

Se Pirandello avesse voluto fare illustrare il suo Berretto a Sonagli avrebbe cercato sicuramente il grande pittore Grotz, con i suoi personaggi deformi, taluni con facce da bestie.

Ne L’uomo la bestia e la virtù Pirandello suggerisce “orecchie di scimmia”, “facce da porco” per i suoi personaggi.

 

Qui, senza le “imbestiature” eccessive (Pirandello usa spesso il verbo imbestiarsi), ci troviamo di fronte a un espressionismo feroce che vuole rappresentare una società “malata di menzogna”.

E che fonda il suo essere su quella “menzogna” del vivere sociale sulla menzogna.

La verità non può trovare casa nella “società umana”. Solo un pazzo può dirla...

Ma tanto, si sa “...è pazzo!”.

 

Così la signora Beatrice Fiorica ha svelato la verità e ora “deve” civilmente, socialmente, essere pazza.

Gabriele Lavia

 

26 – 30 aprile 2022 | Sala Grande

Tradizione e Turismo srl - Centro di Produzione Teatrale

Lara Sansone, Francesco Biscione, Vittorio Ciorcalo, Cinzia Cordella, Gennaro Di Biase, Giacinto Palmarini, Gilda Postiglione 

LA LOCANDIERA

di Carlo Goldoni

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

disegno luci Gigi Saccomandi

musiche a cura di Paolo Coletta

aiuto regia Lucia Rocco

regia Luca De Fusco

 

Torno a Goldoni dopo dieci anni. L’ho molto frequentato durante il mio decennio veneto mettendo in scena La bottega del caffè con Pagliai, la Trilogia della villeggiatura con Lello Arena e infine L’impresario delle Smirne con Eros Pagni. Ritrovo ne La Locandiera la perfezione della drammaturgia goldoniana, il suo meccanismo a mosaico che la rende perfetta se la compagnia è dotata di tutte le tessere giuste. Il regista deve rispettare ed anzi sforzarsi di riprodurre il mosaico ma può poi darsi delle libertà interpretative. Per la terza volta ho ambiento Goldoni negli anni ’50.

 

Trovo che ci sia un’analogia tra la freschezza e l’ottimismo della nascente borghesia italiana del ’700 e quello della borghesia italiana degli inizi del boom economico del secolo scorso. 

 

Le trasposizioni, a mio avviso, rivitalizzano i testi e ne dimostrano l’eternità. Come già feci nell’Impresario, innesto musica e canzoni nello spettacolo. In quel caso lo spunto era quello delle musiche di Nino Rota, per la versione di Visconti. 

 

In questo caso, con maggiore libertà, immagino che al centro della locanda super stilizzata di Marta Crisolini ci sia un jukebox e che proprio la musica sia il filo sottile che lega Mirandolina e Fabrizio. Non possiamo infatti concepire oggi che questa affascinante locandiera sposi alla fine Fabrizio solo per seguire il consiglio del padre. Ma la cornice canora e la presunzione di un reale feeling tra i due sposi non ci fa dimenticare il cinismo della protagonista e le nevrosi del cavaliere, i due tratti più contemporanei del testo. 

 Luca De Fusco

 

3 – 8 maggio 2022 | Sala Grande

Compagnia Mauri Sturno

Glauco Mauri, Roberto Sturno

IL CANTO DELL’USIGNOLO

musiche composte ed eseguite da Giovanni Zappalorto

Marzio Audino percussioni 

Marzia Ricciardi violino 

 

Il canto dell’usignolo è una breve favola di Gotthold Ephraim Lessing. 

Un pastore, in una triste sera di primavera dice a un usignolo – «Caro usignolo, perché non canti più? Te ne stai muto da tanto tempo. Il tuo canto mi teneva compagnia: era così dolce, mi aiutava nei momenti di tristezza, mi era di tanto aiuto. Perché, caro usignolo, non canti più?»  «Ahimè – rispose l’usignolo – ma non senti come gracidano forte le rane? Fanno tanto tanto chiasso e io ho perso la voglia di cantare. Ma tu non le senti?»  «Certo che le sento – rispose il pastore – ma è il tuo silenzio che mi condanna a sentirle».

 

Chi ha il dono di «cantare» quindi canti, per non condannarci a sentire il tanto gracidare della banalità e della volgarità che ci circonda. C’è tanto chiasso intorno a noi che abbiamo bisogno che si alzi un canto di poesia e di umanità. 

 

Glauco Mauri e Roberto Sturno, accompagnati dalle musiche composte ed eseguite in scena da Giovanni Zappalorto, sono i protagonisti della serata che attraverso la poesia dei brani tratti da: Enrico V, Come vi piace, Riccardo II, Timone d’Atene, Giulio Cesare, I Sonetti, Re Lear, La Tempesta, danno voce alle immortali opere di Shakespeare, «l’usignolo» che con il suo canto ci parla della vita di tutti noi.

 

Abbonamenti e biglietti

 

Dal 2 al 14 novembre: rinnovo dell’abbonamento Completo per gli abbonati della stagione 2019/2020 (con mantenimento del posto). Dopo il 14 novembre i posti non confermati saranno a disposizione del teatro per soddisfare le richieste d’acquisto di nuovi abbonamenti.

Dal 16 novembre: nuovi acquisti delle formule Completo

Dal 23 novembre: in vendita Sceglipergolax4 e Solo Europa

Dal 30 novembre: in vendita biglietti singoli per tutti gli spettacoli in scena dal 28 dicembre

 

Gli spettacoli al Teatro Era  

 

30 – 31 ottobre 2021

Fondazione Teatro della Toscana - Best Live

Elena Sofia Ricci, Gabriele Anagni

LA DOLCE ALA DELLA GIOVINEZZA

di Tennessee Williams

traduzione Masolino d'Amico

con Chiara Degani, Flavio Francucci, Giorgio Sales, Alberto Penna, Valentina Martone, Eros Pascale, Marco Fanizzi

musiche composte da Stefano Mainetti

light designer Pietro Sperduti

scene, costumi e regia Pier Luigi Pizzi

 

Scritta nel 1952 e debuttata a Broadway nel 1959, La dolce ala della giovinezza parla del gigolo Chance Wayne che torna nella sua città natale in Florida con la star in declino Alexandra Del Lago per cercare di riprendersi quello che aveva lasciato nella sua giovinezza, Heavenly, il suo primo amore.

 

La proposta del Teatro della Toscana di pensare a un progetto di regia per La dolce ala della giovinezza è stato di grande stimolo e dopo un’attenta lettura, ho accettato, forte del fatto che avrei avuto la presenza nel cast, di Elena Sofia Ricci, nel ruolo della protagonista.

 

Come d’abitudine il mio progetto comprende l’ambientazione e i vestiti. Williams ha una straordinaria abilità a costruire personaggi femminili al limite del delirio, sul bordo dell’abisso. Alexandra del Lago, star del cinema in declino, non più giovanissima, alcolizzata e depressa, in fuga da quello che crede un insuccesso del suo ultimo film, cerca un rimedio alla solitudine nelle braccia di un gigolò, giovane e bello, un attore fallito in cerca di rilancio, ma destinato ad una triste fine, una volta che ha perduto il suo unico bene, la gioventù. Ma Williams, da grande drammaturgo è capace sempre di stupirci.

 Pier Luigi Pizzi

 

5 – 6 novembre 2021

COB Compagnia Opus Ballet 

Aura Calarco, Emiliano Candiago, Sofia Galvan, Stefania Menestrina, Gaia Mondini, Giulia Orlando, Riccardo Papa, Frederic Zoungla

LE QUATTRO STAGIONI

musiche Antonio Vivaldi
coreografia Aurelie Mounier
direzione artistica Rosanna Brocanello

consulenza artistica Laura Pulin

maître de ballet Christophe Ferrari

 

Come in un grande polittico rinascimentale così Le quattro stagioni appaiono ai nostri sensi. Vivaldi, non solo compositore, ma grande esperto di strumenti musicali, ha creato quest'opera come una vera e propria immensa sceneggiatura cinematografica.

 

Gli elementi che la compongono concorrono a farci meditare, nella loro narrazione, sul rapporto tra la natura, l'uomo e il tempo. Prendono così forma nel nostro pensiero, le piante, gli animali, il vento, i sassi... e nella straordinaria sequenza vivaldiana gli uccelli, l'acqua, i pastori, le danze, il caldo, il freddo... le quattro stagioni.

 

Le stagioni profonde: la natura, che si manifesta nelle varie forme, dorme e si risveglia, muore e rinasce come la fenice, come un respiro in quattro tempi pari a un metronomo. La natura serve all'uomo per vivere ed egli si adatta ai vari cicli per giungere fino alla vecchiaia e alla morte come nelle età dell'uomo di Cranach.

 

L'uomo vive la sua vita parallela alla natura in continuo movimento, così come gli strumenti musicali ci accompagnano in questo viaggio nell'anima: Vivaldi invita ad avere il massimo rispetto ed equilibrio nei confronti della natura, perché, come ben sappiamo, l'uomo può anche distruggerla e danneggiarla.

 

Il tempo determina non solo il ciclo continuo della natura ma anche la durata della vita dell'uomo che comunque sempre sorprende. Così tutti gli elementi naturali vivono di una loro unicità come gli strumenti musicali. In questo panorama svetta l'albero come elemento di massima importanza, così come l'albero “genealogico” lo è per la vita dell’uomo.

 

In questo viaggio “armonico” l'autore ci accompagna nelle radici del suo tempo attraverso la “natura” che dette a lui immensa notorietà confermandolo come espressione genuina e rappresentativa della civiltà musicale veneziana, così come Pietro Longhi lo fu per pittura.

 

21 novembre 2021

Anteprima Nazionale

 

Associazione Teatro Europeo

Lorenzo Gleijeses, Marcella Favilla, Stefano Moretti, Fabrizio Mortorelli, Giuseppe Nitti

LA SECONDA SORPRESA DELL’AMORE

di Pierre de Marivaux 

scene e costumi Luigi Perego

musiche Germano Mazzocchetti

regia Beppe Navello

 

Per la prima volta in italiano, La seconda sorpresa dell’amore viene presentato al pubblico del nostro Paese grazie a un progetto accolto dal Ministero della Cultura per incoraggiare la conoscenza di Marivaux, il drammaturgo forse più grande del Settecento francese e che in Italia, nonostante gli storici allestimenti di Strehler, di Chéreau e di altri importanti registi, non è mai riuscito a conquistare spazi stabili nei repertori teatrali: curioso destino per un autore che, durante tutta la sua vita, preferì lavorare con il Théâtre des Italiens piuttosto che con la Comédie Française, trovando negli attori eredi della Commedia dell’Arte maggiore consonanza di gusti e di maestria espressiva; considerandoli, insomma, più capaci di raccontare, con i gesti e l’ossessività di un eloquio tenacemente alla ricerca dell’esattezza, l’evento protagonista della sua poetica: il percorso delle emozioni e dei sentimenti che nascono, si muovono, crescono, si ribellano alla saggezza e al controllo del buon senso, erompendo alla fine in un palingenetico fuoco di rinnovamento.

 

La drammaturgia marivaudiana si è sviluppata tra la Comédie Française e il Théâtre des Italiens e il testo in oggetto era stato proposto agli Italiens e poi, dopo il rifiuto di questi, presentato ai Francesi. Un critico molto importante (Macchia) dice addirittura che la differenza tra la Sorpresa e la Seconda Sorpresa è la stessa che appare nei due quadri di Watteau. Insomma, sarebbero l’immagine giusta per il nostro spettacolo, magari con le didascalie sotto che, citando il titolo, richiamano la pendolarità del teatro di Marivaux.

 Beppe Navello

 

23 – 28 novembre 2021

Fondazione Teatro della Toscana, Infinito Produzioni Teatrali, Gold Productions

Elio Germano

COSÌ È (O MI PARE)

Una riscrittura per realtà virtuale di "Così è (se vi pare)"

di Luigi Pirandello

adattamento e regia Elio Germano

con Gaetano Bruno, Serena Barone, Michele Sinisi, Natalia Magni, Caterina Biasiol, Daniele Parisi, Maria Sole Mansutti, Gioia Salvatori, Marco Ripoldi, Fabrizio Careddu, Davide Grillo, Bruno Valente, Lisio Castiglia, Luisa Bosi, Ivo Romagnoli

con la partecipazione di Isabella Ragonese e Pippo Di Marca

sound design Gabry Fasano

costumi Andrea Cavalletto

vr supervisor e final design Omar Rashid

in collaborazione con il Laboratorio d’arte del Teatro della Pergola

puppet Eugenio Casini

prodotto da Pierfrancesco Pisani, Alessandro Mancini, Omar Rashid, Luca Fortino, Elio Germano

le riprese si sono svolte presso la Tenuta Bossi dei Marchesi Gondi e il Teatro della Pergola di Firenze

la produzione ringrazia Benedetta Cappon, Artisti 7607, Iman Pisani, Alfredo D'Adamo, Elena Bianchini, Gerardo Gondi, Luca Viola, Valentina Di Cesare, Giacomo Gandossi, Martina Rojas Chaigneau, Francesco Esposito, Margherita Landi, Matilde Arrighi, Duccio Cecchi, Ettore Bettarelli, Gilda, Didì

 

Così è (o mi pare) è una riscrittura per realtà virtuale di Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello, adattato e diretto da Elio Germano, anche interprete di Lamberto Laudisi.

 

In un salotto dell’alta borghesia si sviluppa il testodi Luigi Pirandello che mette in discussione l’idea di “verità assoluta”: un intero paesino viene turbato dall’arrivo del signor Ponza e della signora Frola, un genero e sua suocera che sembrano raccontare versioni diverse di una stessa storia con “protagonista” la moglie e figlia, la signora Ponza. I cittadini non sanno più a chi e a che cosa credere, ma non possono smettere di indagare alla ricerca di una verità che, forse, non esiste.

 

Così è (o mi pare) cala il lavoro pirandelliano nella società moderna, dove “spiare” l’altro risulta ancora più semplice grazie all’uso dei nuovi media. Lo spettacolo è stato infatti pensato per essere realizzato in realtà virtuale, un nuovo strumento tecnologico, tra cinema e teatro, in grado di porre lo spettatore al centro della scena. Tramite cuffie e visori il pubblico si trova a essere non più a teatro, ma all’interno del lussuoso appartamento dove si svolge la storia, più precisamente all’interno del corpo di uno dei personaggi, che vede e ascolta tutto: il Commendator Laudisi, anziano padre di Lamberto, su una sedia a rotelle, invenzione non presente nel copione originale. Si apre così la possibilità di un’esperienza unica nel suo genere, utile alla finalità del racconto e alla riflessione sul tema pirandelliano di cosa sia reale e cosa sia vero.

 

La prospettiva è duplice: individuale e collettiva. Attraverso la visione simultanea, lo spettatore si trova immerso nella stessa vicenda a cui assistono gli altri, ma può scegliere lui dove e cosa guardare. Contemporaneamente, nello stesso spazio, altre persone fanno la sua medesima esperienza tanto che al termine è possibile confrontarsi rispetto a quanto visto e sperimentato. Esattamente come a margine di uno spettacolo teatrale o di un film.

 


 

4 – 5 dicembre 2021

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana

Laura Morante

IO SARAH, IO TOSCA

di Laura Morante

con Chiara Catalano voce e pianoforte

scene Luigi Ferrigno

costumi Agata Cannizzaro

musiche Mimosa Campironi

luci Tommaso Toscano

regia Daniele Costantini

 

Laura Morante in Io Sarah, io Tosca è Sarah Bernhardt, la mitica attrice cui Victorien Sardou dedicò La Tosca, il celebre dramma trasformato in libretto da Illica e Giacosa e messo in musica da Puccini.

 

Lo spettacolo è costruito in tre quadri: il primo, il 3 novembre 1887, all’inizio delle prove; il secondo due settimane dopo; il terzo all’alba del 24 novembre, il giorno della prima rappresentazione di Tosca

 

In scena ci sono Laura Morante e la giovane musicista Mimosa Campironi, che interagisce, commenta e dialoga soltanto con il suono del suo pianoforte e con il canto, in un flusso continuo di recitazione, azione e musica avvincente, emozionante, e a tratti anche divertente.

 

La realtà e la finzione finiscono per mescolarsi in un gioco di specchi che apre squarci di verità nell’affascinante leggenda di Sarah Bernhardt, donna tenace e vulnerabile, indomabile e raffinata, cinica e generosa, che fu la prima diva di fama mondiale.

 

Ho intrapreso un lungo percorso, attraverso la vasta mole di libri dedicati a Sarah Bernhardt, partendo dalla sua autobiografia, tanto rivelatrice del suo carattere, quanto imprecisa, sfuggente e lacunosa per quanto riguarda le vicende non sempre edificanti che hanno contribuito a farne un’attrice e una donna famosissima – osannata e aspramente criticata, ma costantemente al centro della scena – e soprattutto per quel che concerne i fatti della sua vita privata e sentimentale. Più andavo avanti nella mia esplorazione, più mi convincevo che il confronto fra Sarah e Tosca, attraverso la dialettica in gran parte misteriosa e inconscia che sempre si crea fra un personaggio e l’attore che lo interpreta, poteva operare un progressivo e affascinante disvelamento della personalità di Sarah stessa, che gelosia, passione, rabbia, devozione, ribellione non appartenevano solo alla finzione del dramma di Sardou, ma anche alla sua prima magistrale interprete.

Laura Morante

 

11 – 12 dicembre 2021

Elledieffe, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale 

Lino Musella

TAVOLA TAVOLA, CHIODO CHIODO…

un progetto di Lino Musella e Tommaso De Filippo

tratto da appunti, articoli, corrispondenze e carteggi di Eduardo De Filippo

uno spettacolo di e con Lino Musella 

musiche dal vivo Marco Vidino   

scene Paola Castrignanò

disegno luci Pietro Sperduti

suono Marco D’Ambrosio

 

Tavola tavola, chiodo chiodo… una nuova produzione di Elledieffe e dello Stabile di Napoli con Lino Musella, autentico talento della scena, tra i più apprezzati della sua generazione, vincitore – tra gli altri – nel 2019 del Premio Ubu come migliore attore a dare il la a questo nuovo progetto, fortemente voluto dall’attore napoletano, sono state le tante riflessioni emerse, durante la pandemia, sul mondo dello spettacolo e sulle sue sorti. 

 

Tommaso De Filippo – impegnato nella cura dell’eredità culturale della famiglia – ha appoggiato Lino Musella nella sua ricerca nelle memorie di Eduardo volendo incoraggiare fortemente il dialogo tra generazioni in scena. 

 

L’attore dà dunque voce e corpo alle parole delle lettere indirizzate alle Istituzioni, al discorso al Senato, agli appunti, ai carteggi relativi all’impresa estenuante per la costruzione e il mantenimento del Teatro San Ferdinando; ad affiancarlo in scena il maestro Marco Vidino che esegue dal vivo musiche originali appositamente composte per lo spettacolo.

 

In questo tempo mi è capitato di rifugiarmi nelle parole dei grandi: poeti, scrittori, drammaturghi, filosofi, per cercare conforto, ispirazione o addirittura per trovare, in quelle stesse parole scritte in passato, risposte a un presente che oggi possiamo definire senza dubbio più presente che mai; è nato così in me il desiderio di riscoprire l’Eduardo capocomico e – mano mano – ne è venuto fuori un ritratto d’artista non solo legato al talento e alla bellezza delle sue opere, ma piuttosto alle sue battaglie donchisciottesche condotte instancabilmente tra poche vittorie e molti fallimenti.

Lino Musella

 

8 – 9 gennaio 2022

Gli Ipocriti Melina Balsamo srl diretta da Pierfrancesco Favino

Maria Amelia Monti, Marina Massironi

IL MARITO INVISIBILE

scritto e diretto da Edoardo Erba

scene Luigi Ferrigno

musiche Massimiliano Gagliardi

costumi Nunzia Russo

luci Giuseppe D’Alterio

video Davide Di Nardo, Leonardo Erba

 

Una videochat fra due amiche cinquantenni, Fiamma e Lorella, che non si vedono da tempo. I saluti di rito, qualche chiacchiera, finché Lorella annuncia a sorpresa: mi sono sposata! La cosa sarebbe già straordinaria di per sé, vista la sua proverbiale sfortuna con gli uomini. Ma diventa ancora più incredibile quando lei rivela che il nuovo marito ha... non proprio un difetto, una particolarità: è invisibile. 

 

Fiamma teme che l'isolamento abbia prodotto danni irreparabili nella mente dell'amica. Si propone di aiutarla, ma non ha fatto i conti con la fatale, sconcertante, attrazione di noi tutti per l'invisibilità.

 

Il marito invisibile di Edoardo Erba è un'esilarante commedia sulla scomparsa della nostra vita di relazione. Le due protagoniste ci accompagnano con la loro personalissima comicità in un viaggio che dà i brividi per quanto è scottante e attuale.

 

13 – 14 gennaio 2022

Teatro Franco Parenti
Ivana Monti

MARJORIE PRIME

di Jordan Harrison 

traduzione Matteo Colombo

con Elena Lietti, Pietro Micci, Francesco Sferrazza Papa

scene Marco Cristini

costumi Sasha Nikolaeva

luci Paolo Casati

video Cristina Crippa

regia Raphael Tobia Vogel

 

Dopo i successi di Buon anno, ragazzi e Per strada, Raphael Tobia Vogel affronta un nuovo capitolo del suo percorso mettendosi alla prova con un nuovo spettacolo. Testo finalista al Premio Pulitzer 2015, Marjorie Prime declina con estrema delicatezza alcuni dei temi chiave della fantascienza odierna, interrogandosi sulla vecchiaia, sul decadimento fisico e mentale, sulla memoria individuale e collettiva, su quello che resterà di noi, sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale e le nuove forme di vita digitale.

 

L’ottantenne Marjorie (interpretata da Ivana Monti) passa le sue giornate a conversare con il Prime, una copia digitale e ringiovanita del defunto marito che condivide con lei i ricordi per supportarne la memoria incerta, perché affetta da Alzheimer. In questo senso si affida ai ricordi che il Prime di suo marito Walter ha ormai interiorizzato e costruito dopo varie conversazioni intercorse con lei, la figlia e il genero.

 

L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per sconfiggere la solitudine o aiutare l’essere umano a conoscersi meglio? Può soddisfare i nostri più chiari bisogni e i nostri più intimi desideri? Lo spettacolo mette in scena vite in carne ed ossa che finiscono e vite virtuali che prendono possesso dei nostri spazi e dei nostri ricordi. Ma che cosa sono questi ricordi? A chi appartengono? Cosa ci stanno raccontando davvero Marjorie, Walter e la figlia Tess?

 

5 – 6 febbraio 2022

Prima Nazionale

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo

in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana

Stefano Accorsi

STORIA DI 1

scritto da Lucia Calamaro – Daniele Finzi Pasca

regia Daniele Finzi Pasca

 

Il tempo, la storia, un passato che è ancora forse troppo vicino per percepirlo davvero come “Storia”. Stefano Accorsi incontra Lucia Calamaro, una delle voci femminili più accreditate e ammirate della drammaturgia contemporanea, e Daniele Finzi Pasca. La regia è dello stesso Finzi Pasca.

 

18 – 19 febbraio 2022

Pierfrancesco Pisani per Infinito Produzioni

in coproduzione con Ravenna Festival, Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Franco Parenti, Teatro Abbado di Ferrara, Teatro Galli di Rimini

presentano

Elio Germano, Teho Teardo

PARADISO XXXIII

di Elio Germano, Teho Teardo

drammaturgia Elio Germano

drammaturgia sonora Teho Teardo

con Laura Bisceglia (violoncello) e Ambra Chiara Michelangeli (viola)

disegno luci Pasquale Mari

video artists Sergio Pappalettera e Marino Capitanio

scene design Matteo Oioli

regia Simone Ferrari & Lulu Helbaek

 

Uno spettacolo divulgativo senza che niente sia spiegato.

 

Dante Alighieri, nel 33esimo canto del Paradiso, si trova nell'impaccio dell'essere umano che prova a descrivere l'immenso, l'indicibile, prova a raccontare l’irraccontabile.

 

Questo scarto rispetto alla “somma meraviglia” sarà messo in scena da Elio Germano e Teho Teardo in Paradiso XXXIII creando un’esperienza unica, quasi fisica per lo spettatore al cospetto dell’immensità.

 

Elio Germano e Teho Teardo sono la voce e la musica per dire la bellezza e avvicinarsi al mistero, mostrando quello che non si potrà mai descrivere logicamente. Il 33esimo canto verrà attraversato parola per parola, accompagnato dalla musica dal vivo con strumenti di tutte le epoche e giochi sonori.

 

Ogni parola del testo è accompagnata a sua volta dalle immagini e dagli effetti speciali di Simone Ferrari e Lulu Helbæk. Grazie alla loro esperienza, accadrà qualcosa di magico e meraviglioso, qualcosa di inspiegabile, fatto di riflessi e di luci, trascendendo qualsiasi concetto di teatro, concerto o rappresentazione dantesca.

 

4 – 6 marzo 2022

Fondazione Teatro della Toscana - CSRT

Elisa Cuppini, Maurizio Donadoni, Francesco Puleo 

SVEGLIAMI
di Michele Santeramo

regia e spazio scenico Roberto Bacci

con Elisa Cuppini, Maurizio Donadoni, Francesco Puleo

costumi Elena Bianchini

oggetti di scena Daniela Giurlani

musiche Ares Tavolazzi

 

“Questa è la storia di una famiglia. Moglie, marito, suo fratello. Una famiglia affogata nei rancori e nella ripetizione. Le presenze sono troppo ingombranti, e quando diventa impossibile vivere bene, quando le persone che vedi ogni giorno sono quelle che sei costretto a vedere ogni giorno, allora le reazioni possono essere estreme. Gente che non si è scelta, che è capitata, gente alla quale si è legati da un solo legame affettivo che ha a che fare col dovere dell’affetto, il nucleo delle insoddisfazioni e della violenza, il luogo primigenio dell’insofferenza. In scena, qui, tre personaggi dimostrano la necessità dell’evasione da quella prigione di affetti. La libertà dalle cose è indispensabile.

 

’assenza di legami è a volte alla base della costruzione di legami veri e scelti. Questi tre non sono soltanto costretti a stare insieme dai legami di sangue. Sono teatranti: una compagnia di giro che li costringe a lavorare sotto le direttive di uno di loro, convinto che il teatro sia ancora il posto nel quale, a cercar bene, si possa trovare qualcosa di vero. Una famiglia. Il contesto inventato dalla violenza per affermarsi incontrastata”. 

Michele Santeramo

 

31 marzo 2022

Motus e Teatro di Roma – Teatro Nazionale 

con Kunstencentrum Vooruit vzw (BE)

TUTTO BRUCIA

ideazione e regia Daniela Nicolò e Enrico Casagrande

con Silvia Calderoni, Stefania Tansini e R.Y.F. (Francesca Morello) alle canzoni e musiche live

testi delle lyrics Ilenia Caleo e R.Y.F. (Francesca Morello)

 

Il titolo evoca le parole di Cassandra nella riscrittura delle Troiane di Jean Paul Sartre… Una frase che già di per sé mette a nudo la traiettoria di questo nuovo progetto Motus. Da tempo avevamo desiderio di continuare lo scavo, dopo il viaggio dentro l’Antigone, fra le figure femminili del tragico che ancora oggi riverberano. 

 

La ricerca è cominciata prima del lockdown e ora assume inevitabilmente altra luce e urgenza.
La pandemia e il disastro climatico segnano la fine di un’epoca e Le Troiane iniziano con una fine. Tragedia anomala, senza conflitto e tessitura, o meglio il conflitto c’è stato, ma è già avvenuto: Ilio è già stata distrutta. Le donne, ridotte a bottino di guerra, attendono la spartizione, di lì a poco partiranno per mare, schiave, verso territori stranieri. Non c’è trama né intreccio, solo un perpetuo evocare gli spettri del passato.


La parola di Ecuba è lamento, parola che seppellisce i morti; la parola di Cassandra rompe la stasi e dà fuoco al futuro.

 

Ma al centro ci sono il dolore e lo strazio del lutto, che, fuori dalla sfera personalistica, aprono una questione fortemente politica. Quali sono i corpi da piangere e quali no? Quali forme abbiamo a disposizione per esprimere il lutto, il dolore della perdita (o anche separazione dal proprio luogo d’origine, come avviene per le comunità diasporiche)?, si chiede Judith Butler in un saggio sul lutto collettivo.

 

Durante la pandemia, le cerimonie per i morti sono state sospese, e i corpi sono stati sepolti d’ufficio, di nascosto, in silenzio, senza saluto. Lo stesso accade per i corpi migranti morti in mare, per i clandestini o per le prostitute giustiziate dal sistema della tratta. Quali vite contano, dunque? Cosa rende una vita degna di lutto?


Ripartiamo da queste domande urticanti per costruire Tutto Brucia che sarà inevitabilmente oscuro… ma colmo di abbacinante furore.

 

EVENTO SPECIALE

 

TE LO DICO IN SEGRETO

Un’esperienza in quattro serate nelle quali il teatro diventa motore immobile della ricerca di luoghi segreti nel territorio.

 

Sabato 20 novembre 2021, ore 18.00

Ex Cinema Passerotti, Peccioli (PI) 

PERSONAGGI/LUOGHI SEGRETI

Una conferenza in due movimenti

con Francesco Ghiaccio e Giselle Llaino

 

Una doppia conferenza che introduce e illustra i due temi portanti del progetto: i personaggi e i luoghi segreti. Nel primo movimento Francesco Ghiaccio ci accompagna alla scoperta di come le persone vere, le loro esperienze vissute, possano diventare personaggi, invenzioni. Giselle Llaino, nel secondo movimento della conferenza spettacolo, racconta come i luoghi possano diventare produttori di storie, inventante, fantastiche, concrete.

 

 

28 novembre 2021, ore 16.30 prima replica | ore 18.30 seconda replica

Tenuta di Camugliano, Ponsacco (PI) 

ZAMPANO’

di Michele Santeramo

con Arturo Muselli

fotografia di Marco Ghidelli

ispirato a “La Strada” di Federico Fellini

 

Zampanò è un uomo alla deriva. Non ha più segreti, non ha più bisogno di menzogne, racconta la sua vita come in un ennesimo spettacolo fatto per strada, nella speranza di vedere negli occhi di uno spettatore l’ombra di una comprensione, il primo movimento di un abbraccio che consoli.

 

1° dicembre 2021, ore 19.00 prima replica | ore 21.15 seconda replica

Villa Toscanelli, Pontedera (PI) 

ONOFF

di Michele Santeramo

con Giulio Scarpati

fotografia di Marco Ghidelli

ispirato a “Una Pura Formalità” di Giuseppe Tornatore

 

Dimenticarsi di sé, perdersi, non avere memoria, sono le premesse forse per cercare una nuova condizione, un nuovo modo di stare nelle cose. Per provare a vedere nello specchio una faccia che finalmente non si riconosce più, che racconti una possibilità diversa.  

 

13 dicembre 2021, ore 19 prima replica | ore 21.15 seconda replica

Tempio di Minerva medica, Montefoscoli – Palaia (PI)

FRANKENSTEIN

di Michele Santeramo

con Lino Musella e Michele Santeramo

fotografia di Marco Ghidelli

ispirato a “Frankenstein Junior” di Mel Brooks

 

Si pensa sempre più spesso che la comicità sia istinto, boutade, più difficilmente ci si ferma a pensare che una soluzione comica porta con sé approfondimenti caratteriali, riflessioni, confronti, tutti al servizio di una risata. Che significa, nel profondo, quel “si può fare!”. Che emozione nasconde, a cosa si riferisce veramente?

 

Con il sostegno di Fondazione Peccioli per l'Arte nell'ambito del "Bando 2021. Promozione degli eventi culturali in Valdera”

 

EVENTO SPECIALE

 


 

12 marzo 2022, ore 21

Fondazione Teatro della Toscana – Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale

FUORI DAI TEATRI 

un film di Rä di Martino

interviste a Roberto Bacci, Dario Marconcini, Carla Pollastrelli, Luca Dini, Teresa Telara

recitate verbàtim da Lino Musella e Anna Bellato

fotografia Simone D’Arcangelo

montaggio Benedetta Marchiori

musiche Mauro Remiddi

suono Luca Matteucci

 

progetto sviluppato in collaborazione con

LO SCHERMO DELL’ARTE Festival di cinema e arte contemporanea

 

Fuori dai Teatri è un film prodotto dal Centro per la Ricerca e la Sperimentazione Teatrale del Teatro della Toscana affidato all’artista Rä di Martino, che restituisce la storia dei primi anni dell’esperienza teatrale del Piccolo Teatro di Pontedera e del CSRT, a partire dalle immagini dell’archivio di Pontedera e dalle interviste ai protagonisti di quella storia: una riflessione in termini critici delle opere e delle attività che hanno caratterizzato il Centro di Pontedera.

 

La prima assoluta sabato 13 novembre 2021, ore 21, al Cinema La Compagnia, nell’ambito della 14a Edizione Lo Schermo Dell’arte, Festival di cinema e arte contemporanea.

 

Le interviste audio alle figure chiave della storia del teatro di Pontedera mi hanno fatto ragionare principalmente su come il raccontare una storia iniziata quasi cinquanta anni fa diventi un lavoro sulla memoria, sull’impossibilità per un regista che affronta l’argomento oggi di avere un racconto unico e oggettivo e forse anche quanto questo non sia necessario. Infatti i diversi i racconti, le memorie i punti in cui si intersecano o sono in disaccordo, uniti alle immagini storiche, le centinaia di foto e i materiali video, creano un collage poliedrico di un’esperienza che non vuole essere univoca, che non voleva essere documentata ma vissuta e trasmessa di persona. 

 

Le interviste ai protagonisti dei primi anni, cioè della nascita del teatro di Pontedera divengono un tessuto mnemonico, un testo quasi una sceneggiatura, per dipanare le immagini di questo bellissimo archivio. 

 

Due attori, Lino Musella e Anna Bellato, reinterpretano con la tecnica VERBATIM (tecnica che ho già usato in due progetti: La camera, 2006 e The Show MAS Go On, 2014) le voci registrate delle interviste ascoltandole con degli auricolari e ri-recitandole in synch. Riportano i racconti degli stessi anni e degli stessi avvenimenti raccontati dai diversi punti di vista, intersecando le immagini d’archivio, fotografiche e video. 

Rä di Martino

 

www.teatrodellatoscana.it

 

 


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