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17/04/26 ore

Mario Schifano, mostra al Palazzo delle Esposizioni. Tra mito e esibizione


  • Giovanni Lauricella

 

 

Al Palazzo delle Esposizioni è in programma la mostra dedicata al pittore nato in Libia Mario Schifano (1934, Homs, Libia - 1998, Roma) che si tiene dal 17 marzo al 12 luglio 2026. L'esposizione, curata da Daniela Lancioni, si distingue per l'accurata documentazione e una cura impeccabile che, unite allo straordinario impatto visivo delle opere, garantiscono un’esperienza gratificante per chiunque voglia scoprire o riscoprire questo importante artista romano. 

 

Tuttavia, non è tanto della mostra in sé che voglio parlare, anche se ne consiglio la visita, quanto piuttosto della costruzione storica attorno ad alcune figure di rilievo nell’arte contemporanea, spesso celebrate con eccessivo entusiasmo. Mario Schifano, senza dubbio, è stato uno di questi personaggi: osannato al punto da mettere in secondo piano i suoi stessi colleghi della "Scuola di Piazza del Popolo", il collettivo che segnò profondamente la scena artistica romana dell’epoca. Il destino sembra favorire chi sa promuovere se stesso e, in questo senso, Schifano si rivelò un maestro.

 

Ma che tipo di artista era? Dotato e versatile, la sua carriera fu di indubbio successo, anche se una parte della sua opera rimanda a un’adesione in alcune aspetti pedissequa agli stilemi del pop americano scoperti su alcune riviste, adattati con simboli propri (sua ammissione).

 

Ammetto di essere troppo severo nei confronti di una figura comunque significativa, capace di conquistare la scena internazionale con esposizioni a New York e il riconoscimento come artista pop. Tuttavia, non posso esimermi dal sottolineare come molti dei tratti distintivi della sua produzione sembrino più derivativi che innovativi. 

 

La sua arte era in qualche misura l'espressione del suo credo ideologico vicino al partito comunista: un artista schierato sulla linea della critica anti-imperialista verso gli Stati Uniti, pur senza troppa inclinazione a criticare il blocco sovietico (che, paradossalmente, sembrava apprezzare, anche se si guardò bene dall'andarci). 

 

Era contro il consumismo, la guerra del Vietnam e tutto quel repertorio molto diffuso in quegli anni.Forse ispirato dall'approccio quasi industriale alla produzione artistica di figure come Pablo Picasso, anch'esso dichiaratamente anticapitalista ma di una generazione più anziana, anche Mario Schifano si dedicò a una produzione pressoché sterminata: dipinti, serigrafie, fotografie, filmati e molto altro ancora. Tuttavia, questa prolificità ha generato un problema altrettanto evidente: il proliferare di opere di dubbia autenticità. 

 

Acquistare un'opera di Schifano, oggi, senza una certificazione ultra-verificata rappresenta un rischio considerevole. Sul mercato circolano tanti lavori dalla provenienza incerta, venduti tanto nelle prestigiose gallerie d'arte quanto dai rigattieri. 

 

Osservando la maggior parte dei suoi quadri, si notano approssimazioni, scolature e macchie di colore, spesso giustificate come il frutto di una "licenza d'artista", ma che a mio avviso sono piuttosto segni di una produzione rapida e sommaria. Nell'arte si tende a concedere molta libertà a chi è etichettato come espressionista, permettendogli di dipingere praticamente a proprio piacimento. Tuttavia, un'analisi più critica rivela che l'arte merita uno sguardo più attento e rigoroso. 

 

Nonostante fosse ancora relativamente giovane – morì all'età di 64 anni – il suo stile di vita autodistruttivo purtroppo aveva già lasciato segni evidenti. Sostenuto da galleristi e collezionisti, si è costruitouna sorta di mito dell'artista maledetto.

 

É stato indubbiamente un artista interessante e stimolante, soprattutto per il personaggio che rappresentava. Forse l'unico italiano a frequentare Mick Jagger, Andy Warhol e il jet set artistico americano, e a Roma, era sempre al centro della scena mondana.

 

 

 

Schifano” 

a cura e catalogo di Daniela Lancioni

dal 17 marzo al12 luglio 2026

Palazzo delle Esposizioni, Roma

 

 


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