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02/03/24 ore

‘A(r)mati’ la mostra di Mario Iaione alla Fondazione Banco Napoli



di Adriana Dragoni

 

Grande successo di pubblico alla mostra di scultura nella sede napoletana della Fondazione Banco Napoli, a via dei Tribunali. È un luogo denso di storia. La lunga fila di sale ci portano all'ampio salone dove c'è la conferenza di presentazione delle opere in mostra. È affollatissimo, tanto da lasciare all'impiedi molte persone, che si distribuiscono lungo le pareti dalla sala.

 

Siamo in quell'Archivio Storico napoletano che è il più grande del mondo e, dal maggio scorso, iscritto nel Registro della Memoria del Mondo tenuto dall'Unesco.

 

Qui intorno, vi sono i numerosi scaffali che contengono i documenti bancari dal XVI al XIX secolo. Sono testimonianza, non solo economica, del tempo passato, e fanno immaginare, dietro le cifre, la realtà delle vite di tanti che ormai non ci sono più. Forse è interessante riportare alcune note sull’Archivio.

 

La sua storia inizia dalla fondazione, a Napoli, nel lontano 1538, del Monte di Pietà, un banco che aveva lo scopo filantropico del prestito su pegno senza interessi. In seguito, sette furono i banchi, riuniti poi, nel Settecento, dal re Ferdinando di Borbone. Oggi,  dopo le contestate vicende degli anni Novanta, la Fondazione non ha più rapporti di proprietà con il Banco di Napoli. La sua esistenza è volta alla missione di valorizzare le iniziative sociali, tra le quali le opere artistiche.

 

Appunto in questa missione rientra la mostra “A(r)mati” delle opere di Mario Iaione, il giovane scultore napoletano, che acquisterà, secondo il pronostico, un posto di rilievo tra gli artisti della nuova generazione  L'esperienza di Mario Iaione è partita da una fantasia popolaresca che non si è scansata dal mettere in scena le maschere di Pulcinella accanto a quella, famosa in Italia e nel mondo, di Lello Esposito.

 


 

Nei primi tempi della sua attività artistica, infatti, Mario si è immerso nel mondo della tradizione partenopea, dove ritrovava i segni più veraci dell'umanità. Ma sempre, nella sua arte, esprime i sentimenti umani più profondi, che parlano di sé, di Napoli e del mondo. Poi, via via, acquista il coraggio dell'innovazione artistica, unita a una forte intensità di significato.

 

E crea immagini nuove, in forme originali, per giungere naturalmente a una raffigurazione curata, a volte dall'eleganza raffinata. Le sue figure sono spesso visi impressi da una forte emozione. Non sono ritratti – è stato osservato - ma pensieri, sentimenti, sensazioni che, nella figurazione di un volto umano, cercano di trovare espressione.

 

 

 

Tante facce, diversi atteggiamenti, che non tentano nessuna verosimiglianza ma cercano di dare voce all'anima del personaggio rappresentato con la deformazione stilizzata di un nuovo espressionismo. A volte la figura si sdoppia, esprimendo un ambiguo sentimento, molto potente. E si confronta con l'altro e forse si domanda: chi sei? chi sono? qual è il mio vero volto?

 

Altre volte l'artista intuisce l'uomo futuro come un essere meccanico, fatto di piastre metalliche, giunture da officina, complicati meccanismi: tanti visi di un mondo iperuranio, che pure torna a essere umano.

 


 

L'autore svela così la sua forte personalità, che, per essere se stessa, tenta di liberarsi dagli impedimenti che la bloccano, come appunto capita a ogni giovane uomo e, soprattutto, a ogni artista sincero, con tante idee urgenti, che vogliono dire, che vogliono vivere.

 

 


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