Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

29/02/24 ore

"Stories" del collettivo Cracking Art. Fino al 10 luglio a Villa Malfitano e Villa Trabia a Palermo


  • Giovanni Lauricella

La mostra "Stories" di Cracking Art a Palermo mi ha stimolato riflessioni su alcuni aspetti perversi dell’arte “per gioco”, di cui oggi voglio parlare. 

 

Non è strano trovarsi di fronte a un’opera d’arte che non soddisfa i propri gusti, come anche vedere mostre che non sono di nostro gradimento: ciò è accaduto anche in tempi molto lontani, ma pare che adesso sia un problema sempre più ricorrente.

 

Non starò qui a elencarne tutti i motivi; mi limiterò a dire che da un bel po’ di anni a questa parte assistiamo a una produzione di basso livello. Si tratta di un fenomeno dilagante, che ha preso potere come se fosse una tendenza acclarata, che produce un’arte per alcuni aspetti perversa che tenterò di spiegare.

 

Non è più una sorpresa trovarsi di fronte a un muro o a una facciata di edificio dipinte a gusto di qualche anonimo pittore, che si è impadronito di quella visuale cittadina trattandola come se fosse di sua proprietà, con il pretesto di riqualificarla. È un fenomeno culturale manipolatorio (sono sempre quartieri popolari) che si subisce con molta rassegnazione.

 

Se si possono accettare alcune opere murali realizzate da maestri importanti come Banksy o come quella di Keith Haring a Pisa, il resto è di dubbia validità, in quanto è evidente che ci troviamo di fronte a un fenomeno di autocelebrazione di artisti che non hanno altra possibilità che quella di imporsi alla vista degli altri in maniera arbitraria e illegale. 

 

Questo atteggiamento è  di fatto una ribellione al sistema dell’arte, che discrimina chi non fa parte del “cerchio magico” degli insider o raccomandati, e che al contempo ne celebra l’arte come se fosse loro appannaggio, anche  a dispetto della collettività. Se questa è una forma di violenza “artistica” che si subisce, ce ne sono anche altre, più subdole ma altrettanto dispotiche. In effetti l’occupazione degli spazi pubblici meno nobili da parte degli esclusi è altrettanto arbitraria, un po’ come le occupazioni degli immobili sfitti.

 


 

Art Toys è indubbiamente una tra le frontiere dell’arte che ha più seguaci al mondo grazie al supporto della televisione e del cinema. Molti Toys devono la loro esistenza all’enorme successo cinematografico di alcuni film, diventati saghe che imperversano nelle sale cinematografiche e nella televisione. Un fenomeno dovuto anche  all’enorme mercato commerciale che si è sviluppato intorno con libri, manifesti, pupazzi e gadget vari, il così detto merchandising.

 

Infatti, per alcuni prodotti industriali di èlite non si capisce quanto siano giocattoli o opere d’arte, almeno per le quotazioni che hanno; se poi si va a considerare quelle piccole riproduzioni di eroi del fumetto in gomma o resina che affollano le mensole dei vari fan, il dubbio diventa più forte. Calcolate che si parla di prezzi all’inizio produzione, perché poi alcuni di essi vengono saccheggiati da uno stuolo sterminato di amatori e collezionisti con il risultato che successivamente acquistano un valore sempre crescente.

 

Per esempio, ciò è avvenuto con le sneakers; clamoroso fu quel paio di scarpette di gomma da due soldi dai colori improbabili della Lidl, che quando uscì nel mercato causò una febbre d’acquisto tale che i primi modelli a qualche giorno dall’inizio vendita presero quotazioni di mercato ragguardevoli. Sono primati che nel campo dell’arte è difficile avere e non vi parlo nemmeno dell’arte seria che sappiamo ignorata dai più.

 


 

Per chi vuole curiosare o vuol fare un affare c’è un modello 38 in vendita in internet al prezzo di 3500 euro, prezzo base di inizio asta, per una sneakers della Lidl. Lo stesso accade per alcuni modelli della Swatch, che già quando escono prendono quotazioni stellari. Se si mettessero in internet le opere del cinquanta per cento degli artisti che conosco a un prezzo base d’inizio asta di 350 euro, il 10% della scarpa di Lidl, anche aspettando una settimana o un mese non se li comprerebbe nessuno. Accetto scommesse. Si, i soldi, sono quelli che ha fatto Jeff Koons, il più ricco artista al mondo che ha realizzato il Coniglio d’acciaio a 91,1 milioni di dollari e Balloon dog più o meno alla stessa cifra, record di vendita che tutti i toys people aspirano.

 

Che volete che vi dica, questo è il mondo dell’arte dove, quando non è buono, il “pesce puzza sempre dalla testa”, ma anche gli olezzi della coda non sono tra i migliori.

 

La verità è che chi gestisce la cultura è talmente al di fuori delle complicatissime dinamiche dell’arte che ovviamente non le tratta affatto e, se ci mette mano, immancabilmente fa più danni di quanto si possa immaginare.

 


 

Non si capisce perché nel campo della finanza si mette un ministro che proviene dal settore mentre per l’arte o la cultura spesso si mette un politico esperto, se tutto va bene, d’ideologia, come se fosse un sapere compatibile. Se poi consideriamo che i politici preposti alla cultura sono quelli di serie b, si possono immaginare i risultati, che peggiorano con il costume di mettere a carico della collettività le mogli, le o gli amanti e le varie concubine, che furbescamente vengono inserite, allora potete immaginare che quel che dico del mondo dell’arte è ancora poco.

 

Un esempio eclatante di quanto sopra è la  mostra "Stories" di Cracking Art a Palermo, come avevo preannunciato,  che ha infestato con chiocciole, conigli, gatti, passeri e animali vari di grandi dimensioni e dai colori improbabili, alcune ville della storica città. Pop Art dicono loro, meglio dire pupazzi di plastica, alla faccia dell’inquinamento, perché il fatto che sia riciclata non vuol dire che se dispersa nell’ambiente faccia bene.

 


 

"Gioia e amore per la natura" dice Alex del collettivo Cracking Art. Cracking in inglese vuol dire rottura, anche se non so se hanno fatto una svista involontaria, in quanto tra i significati modulabili cracking me up vuol dire mi fa schifo! Gli autori si celano sotto la dicitura Cracking Art e dispongono anche dell’omonimo sito dove, come in un comune e-commerce propongono il loro merchandising.

 

Hanno la possibilità di fare mostre altamente invasive del luogo che scelgono e godono, come in questo caso, del mecenatismo di organizzatori come il professore Emmanuele Emmanuele e del sostegno di prestigiose istituzioni, come Terzo Pilastro, la Fondazione Cultura e Arte con il supporto organizzativo di Comediarting,  di Arthemisia e della Fondazione Whitaker, nonché del patrocinio dell'Assessorato alle Culture del Comune di Palermo.

 


 

Se poi rammentiamo che quelle ville hanno una storia e una bellezza riconosciute nel tempo come il meglio dell’architettura palermitana che ha avuto nel neoclassico uno dei suoi massimi splendori, per loro questo non conta nulla, perché fanno come vogliono e ti piazzano i loro giocattoli giganteschi dove hanno deciso. 

 

 


Aggiungi commento


Archivio notizie di Agenzia Radicale

é uscito il N° 118 di Quaderni Radicali

"Politica senza idee - La crisi del Partito Democratico"

Anno 46° Speciale Febbraio 2023

è uscito il libro 

di Giuseppe Rippa

con Luigi O. Rintallo

"Napoli dove vai"

Aiutiamoli a casa loro? Lo stiamo già facendo ma male.

videoag.jpg
qrtv.jpg

è uscito il nuovo libro 

di Giuseppe Rippa

con Luigi O. Rintallo

"l'altro Radicale
Essere liberali
senza aggettivi"

 (Guida editori) 

disponibile
in tutte la librerie