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21/09/20 ore

‘Raffaello’ alle Scuderie del Quirinale, ’Le altre opere, Artisti che collezionano artisti’ e ‘Affettività digitali’


  • Giovanni Lauricella

Per la ricorrenza dei 500 anni dalla scomparsa del grande pittore e architetto del rinascimento Raffaello Sanzio (Urbino 1483- Roma 1520) si stanno moltiplicando nel mondo importanti celebrazioni. Alle Scuderie del Quirinale (appartenenti alla Presidenza della Repubblica e gestite dal Mibact attraverso la società in-house ALES)sono esposte opere del grande maestro in una mostra dal titolo “Raffaello”, approvata dal Comitato Nazionale appositamente istituito dal Ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi; la mostra è curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi, con ilcontributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodor; con Sylvia Ferino, presidente del comitato scientifico, hanno collaborato Nicholas Penny (già direttore della National Gallery di Londra), Barbara Jatta (direttore dei Musei Vaticani), Dominique Cordellier (Musée du Louvre), Achim Gnann (Albertina, Vienna), Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut, Firenze).

 

Benché maestro tanto grande, Raffaello non ha mai avuto una personale a Roma: questa è la prima (se non si calcola un’altra, realizzata pochi anni fa al museo Borghese, dove erano esposti prevalentemente disegni); e lo dico ironicamente, perché  adesso si sprecano le personali di giovani artisti che ben presto scompariranno dalla scena artistica, pur riuscendo a fare in prestigiose gallerie sontuose mostre, accompagnate da testi critici di autorevoli professori dell’arte, cosa che in passato non si faceva per nessuno.

 

Per la celebrazione dei 500 anni, oltre che nelle Marche, un’altra sede espositiva di rilievo sarà la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, dove si esporrà a marzo il grande cartone, appena restaurato, per l’affresco  «La scuola di Atene» (1509) che è in Vaticano. Così pure si avranno mostre alla National Gallery di Londra (che possiede undici opere di Raffaello) e anche al Victoria & Albert Museum con sette grandi cartoni per gli arazzi dei santi Pietro e Paolo. Il Louvre presenterà in primavera una mostra sul Rinascimento italiano, «Corpo e anima: scultura in Italia da Donatello a Michelangelo 1460-1520», in cui ci saranno opere di Raffaello prestate da musei italiani.

 

Per “Raffaello” alle Scuderie del Quirinale si sono riunite più di 200 opere, così tante non si erano mai viste: decisivo il contributo delle Gallerie degli Uffizi, con circa 50 opere delle quali oltre 40 dello stesso Raffaello, la Galleria Nazionale d’Arte Antica, la Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la Fondazione Brescia Musei, e all’estero, oltre ai Musei Vaticani, il Louvre, la National Gallery di Londra, il Museo del Prado, la National Gallery of Art di Washington, l’Albertina di Vienna, il British Museum, la Royal Collection, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Musée des Beaux-Arts di Lille. 

 

 

Siamo di fronte a una celebrazione da definirsi identitaria secondo le vulgate politiche che vedrebbe in controtendenza gli USA dove non si studierà più Raffaello: “… l’Università di Yale ha deciso di cancellare il corso di Storia dell’arte per gli studenti della facoltà di Lettere perché l’excursus classico dal Rinascimento a oggi rappresenta una visione parziale, occidentale e maschile della cultura artistica mondiale. Dopo 50 anni i gli studenti di uno dei campus più blasonati e famosi degli Stati Uniti, non dovranno più seguire questo corso introduttivo e generale prima di addentrarsi nei corsi più specialistici: per ora non viene sostituito, in attesa di capire con che cosa lo si potrebbe integrare o cambiare … un segno della vittoria culturale e politica dei globalisti contro i sovranisti” leggo stupito nel Corriere della Sera.    

 

Una mostra, quella di Raffaello che procede cronologicamente a ritroso, dal 1520, anno della morte, con il quadro“Autoritratto con amico”, proveniente dal Louvre, sino alle prime opere giovanili. Si possono ammirare quadri straordinari come quello di Leone X Medici o le splendide madonne come la Madonna della Rosa del Museo del Prado di Madrid, La Madonna Tempi dell’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera e la Madonna d’Alba della National Gallery of Art di Washington. Inoltre i grandi arazzi che fece per San Pietro o, per l’architettura, il plastico del Palazzo Branconio dell’Aquila nell’antica via della Conciliazione presso S. Pietro, purtroppo perso per far erigere il colonnato del Bernini. Testimonianze storiche come il Ritratto di Giulio II suo committente o le lettere di Leone X che lo eleggevano Prefetto delle Antichità di Roma, l’odierno Beni Culturali.

 

La mostra si conclude con un disegno a matita della mano sinistra, che Raffaello si è ritratto a quindici anni ed è il primo disegno conservato del gran Maestro. Per aver vissuto soli 37 anni, non si riesce a immaginare come abbia fatto in una così  breve carriera di pittore e architetto a realizzare tante opere di cui solo una parte sono esposte alle Scuderie del Quirinale; penso che Raffaello non abbia nemmeno avuto tempo di rendersi conto del grande livello di prestigio raggiunto, fama che lo consacrò a essere uno tra i più grandi pittori di sempre.

 

 

 

Infatti, pochi grandi artisti ebbero seguaci come Raffaello che può vantare diverse scuole che portano il suo nome (manierismo alla Raffaello dal ‘500 in poi, nell’800 i Nazareni tedeschi o i più famosi “preraffaelliti” inglesi, e poi tanti seguaci ancora nel XX secolo tra cui Salvador Dalì che lo idolatrava);  insomma egli resta un riferimento nell’arte che non ha eguali nella storia della pittura.

 

Manca qui lo spazio per un discorso sul classicismo di Raffaello, ma mi limiterò a un cenno. Come ognuno di noi sa, il Rinascimento ricercava in tutte le espressioni culturali il canone della perfezione, dell’armonia, del bello ideale. Pertanto Raffaello Sanzio, che aveva affinato un peculiare talento per esprimere tale ideale, ne divenne il maestro paradigmatico. Parimenti, nel campo letterario, il petrarchismo elaborò un linguaggio depurato per esprimere l’amore: pittura e poesia generarono codici universali per la forma mentis dell’uomo europeo: come ben ci spiega la nota formula Ut pictura poesis.                              

 

Per avere un’idea dell’importanza e delle aspettative che stanno dietro a questa mostra basta citare le seguenti dichiarazioni. “La mostra su Raffaello è una grande mostra europea che raccoglie capolavori mai riuniti finora. Il giusto modo per celebrare la grandezza e la fama di un artista universale a 500 anni dalla sua morte. La prestigiosa esposizione alle Scuderie del Quirinale, che come quella dedicata a Leonardo al Louvre vede la collaborazione dei più grandi musei italiani e internazionali, permetterà al pubblico di ammirare un corpus considerevole di opere di Raffaello” ha dichiarato Ministro Mibact Dario Franceschini.

 


“La mostra di Raffaello, realizzata in collaborazione scientifica e di prestiti con gli Uffizi, è la dimostrazione di quanto sia corretta la collocazione delle Scuderie del Quirinale in stretto collegamento con il grande sistema dei musei statali. È il coronamento ideale dei vent’anni di apertura al pubblico delle Scuderie del Quirinale”.  Ha così detto il presidente delle Scuderie del Quirinale Mario Di Simoni.


“Le Gallerie degli Uffizi, dove si concentra il più grande numero di dipinti e disegni di Raffaello al mondo, partecipano con entusiasmo all’organizzazione di questa ricorrenza epocale, per offrire una nuova, approfondita visione di Raffaello, specialmente per il periodo in cui l’artista visse a Roma. La mostra, frutto di una collaborazione senza precedenti tra le Gallerie degli Uffizi e le Scuderie del Quirinale, si svolge non a caso nella capitale: Roma non è solo una tappa biografica dell’artista, ma il simbolo della dimensione nazionale della sua arte e del suo pensiero” ha dichiarato il direttore Gallerie degli Uffizi Schmidt.  

 

        

 

Una mostra, quella di “Raffaello”, che apre dopo il divieto governativo di concedere manifestazioni pubbliche per colpa del coronavirus, eccezione forse dovuta ai 75 mila biglietti già venduti e all’indotto commerciale che crea, insomma alla speranza di risollevare la nostra devastata economia. Segnale contraddittorio rispetto ad altre manifestazioni culturali che non vengono fatte o ai cinema chiusi insieme agli stadi, benché le cui programmate partite di calcio hanno già venduto centinaia di migliaia di biglietti.

 

Tutto ciò è stato ben sottolineato da dichiarazioni pubbliche di Giovanni Malagò, rammaricato presidente del CONI, come pure non è mancata l’uscita furiosa di Vittorio Sgarbi che accusava il governo.

 


 

Tutti segnali contraddittori all’insegna della cultura, non sono mancati, come quella disposizione che chiude alcuni musei e ne tiene aperti altri (alimentando il caos), come ad esempio le collettive che hanno coinvolto un numero considerevole di artisti prevalentemente romani, dal titolo “Le altre opere. Artisti che collezionano artisti”  promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con Hidalgo, Associazione Culturale per la promozione delle Arti Visive e Dreamingvideo. Progetto e ideazione di Lucilla Catania e Daniela Perego; cura scientifica di Lucilla Catania, Claudio Crescentini, Daniela Perego e Federica Pirani; coordinamento tecnico-scientifico di Arianna Angelelli, Laura Panarese, Ileana Pansino, Roberta Perfetti e Carla Scicchitano. Con il supporto tecnico e organizzativo di: Associazione Culturale TRAleVOLTE, Artiamo group, Zètema Progetto Cultura

 

Si tratta di un confronto diretto fra artisti, stili, linguaggi del XX e XXI secolo, iniziato nel 2018 grazie a un notevole impegno organizzativo e portato a termine nel 2020, dove c’è di tutto: pittura, fotografia, bassorilievi. 550 opere prevalentemente di piccola dimensione esposte in 5 musei del sistema Musei Civici: Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna e Museo Napoleonico. Aprirà le danze proprio Daniela Perego che nei panni di artista esporrà anche lei le sue opere al museo Carlo Bilotti insieme a Silvia Mannino, Navid Azimi Sajadi, Mario Nalli, Sandro Sanna e Ivano Troisi. Per tutti gli altri prima tappa sempre il Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, dal 27 febbraio al 29 marzo 2020, con: Ak2deru, Giovanni Albanese, Alessio Ancillai, Sonia Andresano, Paolo Angelosanto, Andrea Aquilanti, Gianni Asdrubali, Ali Assaf, Paolo Assenza, Laura Barbarini, Sara Basta, Angelo Bellobono, Jacopo Benci, Simone Bertugno, Arianna Bonamore, Pino Boresta, Martha Boyden e Aurelio Bulzatti.  A seguire, Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, dal 6 marzo al 19 aprile 2020: Oreste Casalini, Tommaso Cascella, Gea Casolaro, Massimo Catalani, Lucilla Catania, Auro e Celso Ceccobelli, Bruno Ceccobelli e Francesco Cervelli. Museo di Roma in Trastevere, dal 13 marzo al 19 aprile 2020: Primarosa Cesarini Sforza, Silvia Codignola, Marco Colazzo, Giulia Del Papa, Gianni Dessì, Alberto Di Fabio, Mauro Di Silvestre, Davide Dormino, Stefania Fabrizi, Mariana Ferratto, Emanuela Fiorelli, Ileana Florescu, Stefano Fontebasso De Martino, Ines Fontenla e Pietro Fortuna.  Galleria d’Arte Moderna, dall’8 aprile al 3 giugno 2020: Licia Galizia, Paola Gandolfi, Silvia Giambrone, Luca Grechi, H.H. Lim, Francesco Impellizzeri, Myriam Laplante, Donatella Landi, Giancarlo Limoni, Massimo Livadiotti, Adele Lotito, Serafino Maiorano, Roberta Maola, Gian Maria Mazzei, Vittorio Messina, Daniela Monaci, Matteo Montani, Veronica Montanino, Gianfranco Notargiacomo, Luca Padroni, Claudio Palmieri, Laura Palmieri, Marina Paris, Daniela Perego, Alessandro Piangiamore, Giuseppe Pietroniro, Roberto Pietrosanti, Alfredo Pirri, Gioacchino Pontrelli, Claudia Quintieri, Paolo Radi, Renzogallo, Fiorella Rizzo, Pietro Ruffo e Massimo Ruiu. Museo Napoleonico, dal 19 giugno al 27 settembre 2020: Guendalina Salini, Giuseppe Salvatori, Sandro Sanna, Vincenzo Scolamiero, Donatella Spaziani, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Francesca Tulli, Edith Urban e Fiorenzo Zaffina.

 

 

Come pure la collettiva organizzata e curata da Carla MazzoniAffettività digitali” a Palazzo Santa Chiara di:Ennio Calabria, Antonella Cappuccio, Stefano Ciotti, Letizia Cucciarelli, Laura D'Andrea, Verena D'Alessandro, Carlo D'Orta, Franco Ferrari, Carlo Frisardi, Stefania Lubrani, Alessandra Pedonesi, Marilisa Pizzorno,  con testo critico in catalogodi Gabriele Bianconi e saggio di Tiziana Caroselli.

 

A dir poco encomiabile l’impegno di Carla Mazzoni che, pur non offrendo il 2x1, museo più mostra, come le collettive precedenti, indice la mostra “Affettività digitali” da lei ideata, dal 29 febbraio al 25 marzo a Palazzo Santa Chiara di Roma, lottando col suo stile raffinato contro l’isolamento imposto dal Covid 19. Tutti appuntamenti che richiedono sempre verifiche telefoniche perché da un momento all’altro tutto potrebbe cambiare.

 

 


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