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16/11/18 ore

Scorribanda. Sessanta anni dell’Attico di Fabio Sargentini


  • Giovanni Lauricella

Bella scorribanda, fatta da chi ha abolito, insieme agli innovatori degli ultimi decenni, il concetto estetico di bellezza, realizzata con una mostra che è la proposizione di una diversa forma d’arte, di cui Fabio Sargentini non è stato semplice gallerista, ma attivo propugnatore, tanto quanto gli artisti da lui scelti con i quali è diventato famoso in tutto il mondo

 

Entrando alla Galleria Nazionale nella prima sala centrale, la più grande di tutte, ti sembra di vedere una quadreria del Settecento, di quelle ritratte dal Panini al tempo dell’horror vacui, e invece no, è la migliore produzione artistica dagli anni ’60 a oggi, la celebrazione dei sessanta anni della galleria l’Attico di Fabio Sargentini, dopo le mostre e incontri che si sono avuti per i cinquanta anni dal ’68. "È uno spazio enorme, bellissimo, ma difficile da domare, perciò ho posizionato le opere di trentanove artisti legati alla mia storia, installandole sui muri, una accanto all'altra, senza soluzione di continuità" dice Fabio Sargentini.

 

Definisco bella la vista perché i quadri, esposti insieme a due sculture, sono piacevoli, sensazione sempre più rara per chi visita mostre di arte contemporanea, "un linguaggio che ho sempre avuto nel cuore" sostiene il gallerista.

 

Fabio Sargentini è famoso perché ha dato vita all’Attico di via Beccaria, una delle gallerie più innovative del mondo, dove si facevano performance, danza, musica e video, pascolo di cavalli e “lago incantato” inondando tutta la galleria di centinaia di metri cubi d’ acqua.

 


 

Poi si è trasferito a via del Paradiso in un edificio storico di pregio pieno di stucchi e di soffitti affrescati per esporre pittura e fare teatro, come un ritorno al gusto classico dell’arte, una sensazione che hai adesso alla Galleria Nazionale con i quadri uno attaccato all’altro, come facevano i collezionisti, con il plauso del Gotha dell’arte contemporanea.

 

La frase ricorrente negli anni ’60 era quella che dicevano tutti gli artisti e i galleristi della neoavanguardia “... l’arte non è quella che si appende a un muro …” poi si è fatta tutt’altra scelta. Ditemi se non può avere consenso Fabio Sargentini che ha venduto le sue opere nelle più importanti gallerie del mondo, come pure se non si può permettere di fare quello che vuole quando ha fatto di tutto e di più.

 


 

L’impatto che hai della mostra è che essa tratta della pittura in quanto tale, di quadri che si litigano tra loro l’importanza dovuta. Bella pittura dove primeggia l’enorme quadro di Palmieri, il più grande di tutti, denso di pennellate spesse di colore, che hai proprio di fronte appena entri nella sala.

 

Un trionfo della pittura, proprio quello che per anni ha duramente combattuto in acerrime battaglie contro chi la sosteneva. La cosa strana è che sono esposti con i loro quadri proprio i paladini di questa dirompente concezione anticonvenzionale insieme a tutti gli altri che fecero proprio della pittura la grande fortuna: Pino Pascali, Jannis Kounellis, Ontani, Pistoletto, Mafai, Mattiacci Leoncillo, Nagasawa, Uncini Nunzio, Tirelli, Pizzi Cannella, Limoni, Luzzi, Palmieri, Luca Padroni, Matteo Montani ecc.

 

 

Cosa dire adesso se non che Sargentini è stato bravo, che è riuscito a sbarazzarsi di chi voleva e di raggiungere i suoi fini sino a arrivare al successo mondiale, un grande professionista dell’arte che ha dimostrato di non avere rivali in astuzia e infatti dice: “Ho voluto dare a questa mostra, che occupa tutto il Salone Centrale della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, un titolo che rispecchiasse lo spirito d'avventura che mi ha animato nella conduzione de L'Attico, la mia galleria d'arte.  C'è infatti in Scorribanda un che di piratesco, di corsaro che mi piace. Esso si attaglia bene alla disposizione delle opere sulla parete, pensata da me come un racconto senza pause.  L’idea, semplice ma efficace, si basa sull’annullamento della canonica distanza tra quadro e quadro. Lo sguardo non viene così a cadere necessariamente su una singola opera ma su una pluralità. Scorribanda è a tutti gli effetti un’installazione. Una quarantina di opere, tra dipinti e sculture di grande formato, dalla fine degli anni '50 al giorno d'oggi. Un colpo d'occhio a 360 gradi che sa di accerchiamento. Dato l'accostamento di diversi stili ed epoche l'effetto dovrebbe essere spaesante, spettacolare.  Godiamocelo!".

 

Di continuo sopraggiunge Cristiana Collu direttrice della galleria Nazionale "La Scorribanda di una vita, magnificamente, sontuosamente vera, autentica, onesta, forte, muscolosa, alza la testa, il sopracciglio, ride scanzonata o si incupisce, non si prende sul serio ma è bene non fidarsi che subito cambia umore. Un'architettura effimera, una giostra, una cintura stretta che vive nell'architettura del Bazzani del Salone Centrale".

 


 

Scorribanda

Sessanta anni dell’Attico di Fabio Sargentini

dal 23 gennaio al 4 marzo 2018-01-23

Galleria Nazionale - Roma

 

 


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