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25/02/18 ore

Disegni smisurati del ‘900 italiano e tante altre schizofrenie varie


  • Giovanni Lauricella

Nella spettacolare cornice del Casino dei Principi a Villa Torlonia c’è una strana mostra che è fatta non con le opere vere e proprie ma con quello che  serviva a prepararleDisegni smisurati del ‘900 italiano come evento artistico mi ha stimolato diverse riflessioni su uno schizofrenico anno appena trascorso.

 

Enormi disegni su cartoni preparatori di affreschi, arazzi, vetrate dei primi del  Novecento, quando la committenza pubblica richiedeva grandi opere per esaltare il fascismo, sono in mostra nell’ex- residenza di Mussolini, fatto che dovrebbe lasciare sorpresi dopo la recente legge Fiano ma che invece non desta nessun dibattito.  Disegni smisurati del ‘900 italiano presenta realizzazioni dai contenuti discutibili ma che rivelano, anche se non sono i definitivi, capacità esecutive di perizia e abilità oggi purtroppo sconosciute.

 

I curatori, Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, hanno avuto l’idea di allestire una sorta di pinacoteca con una trentina di disegni che sono di artisti che al giorno d’oggi non dicono niente perché tramontati insieme al regime che li ha resi famosi: Adolfo De Carolis, Giulio Bargellini, Achille Funi, Gino Severini, Publio Morbiducci,  Ottone Rosai e Pietro Gaudenzi.

 

Molti di questi grandi disegni sono diventati gli affreschi che enfatizzavano gli edifici di grandi enti, banche, ecc. ovvero del tipo di quelli del castello di Rodi, definita dagli inglesi “a fascist Folly”.  Insomma sembra che ci volesse un provvedimento legislativo contro l’apologia di fascismo per esibire addirittura le follie artistiche del Ventennio.

 

Un po’ tutto l’anno è stato strano, peraltro: abbiamo avuto tantissime mostre che dimostrano un discreto livello generale ma non particolarmente significativo al punto che il pubblico, non lasciandosi persuadere, ha punito le aspettative degli organizzatori. La mostra dell’anno 2017 doveva essere quella di Giuseppe Penone che ha avuto tutto per sé il maestoso Palazzo della Civiltà all’EUR con il risultato di una risposta di pubblico molto tiepida.

 

Già la mostra alla Gagosian, sempre di Penone, che c’era stata pochi giorni prima di quella al Palazzo della Civiltà, in Agenzia Radicale da me recensita, era profetica dell’insuccesso. Infatti è stato così anche per il suo albero Foglie di pietra posto a largo Goldoni davanti a Fendi, che non ha prodotto gli esiti sperati da questo autore, uno dei massimi artisti viventi a livello internazionale.

 

Il grande masso di marmo che sorregge l’esile albero di bronzo di ben undici tonnellate sospeso a una decina di metri di altezza sopra i passanti della trafficatissima piazza non solo non ha creato quel sensazionalismo sperato, anzi, non se lo è filato nessuno, al punto che possiamo dire che “Spelacchio”, l’albero di Natale capitolino di piazza Venezia, ha avuto più successo di critica e di pubblico.

 


 

Non voglio subissarvi delle prevedibili allusioni-tormentone dei media ma certo che il confronto Penone - Raggi, ammesso che possa esistere, vedrebbe vincitrice la sindaca romana, e certo avrà creato imbarazzo in qualche ambiente la notizia che si vuole trasformare l’albero del comune di Roma in un’istallazione museale.

 

Non è una battuta, ma pare che a Roma proceda tutto così compresa la recente nomina di De Finis a direttore del MACRO da una giunta che si è pronunciata per gli sgomberi degli edifici occupati. Ve ne ricorderete se avete letto la recensione di alcuni mesi fa sul MAAM (museo dell’altro e dell’altrove), una ex- struttura industriale di insaccati suini fatiscente che è anche controversa residenza di immigrati e rom posta sulla via Prenestina, dai più definita come esempio di “poveraccismo”.

 

Un capolavoro artistico-sociologico di indubbio fascino pasoliniano che ha dato a De Finis l’accesso alla carica di direttore al MACRO, pare dovuta anche dal fatto che era amico di scuola dell’assessore alla cultura di Roma, una scelta che sta facendo indignare molti addetti ai lavori. Dal macello dei suini a quello dei bovini, la linea di continuità è evidente …

 

Anche se il MAAM è imparagonabile con il regime fascista, si è assistito invero a un surrogato di regime la cui regia è ridotta a quella degli amici del muretto, e pensare che ci eravamo scandalizzati dei furbetti del quartiere ...

 

Così, a stento, ritorniamo alla mostra che avevamo trattato all’inizio: infatti il MAAM vanta numerosi dipinti smisurati su muro, murales, graffiti o street art che sia, una moda che enfatizza l’occupazione degli edifici dismessi. Inoltre se si volesse paragonare la produzione del Ventennio con il contemporaneo estraendo le opere dai magazzini dei musei, sarebbe un altro punto a sfavore per i tempi di oggi perché molte opere sono impresentabili in quanto rovinate per sempre, anche se vecchie di pochi anni, come i palloncini di ManzoniFiato d’artista”, che sono sgonfi da tempo. Problemi che resteranno gravi lacune nell’arte contemporanea specie per quello che riguarda l’Arte Povera.

 

Un paragone con il passato difficile da fare perché metterebbe la cultura attuale su un terreno talmente debole da rischiare il ridicolo, ma se un volto noto della tv delle Iene, Luca Bizzarri, lo troviamo alla presidenza di Palazzo Ducale, vuol dire che le cose devono andare così, pazienza.

 


 

Disegni smisurati del ‘900 italiano e tante altre schizofrenie varie

Curatori: Marco Fabio Apolloni, Monica Cardarelli

Musei di Villa Torlonia - Casino dei Principi - Roma

Dal 23 Novembre 2017 al 18 Marzo 2018

Enti promotori: Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - Assessorato alla Crescita culturale

 

 


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