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23/06/17 ore

Arte giapponese al museo Hermann Nietsche di Napoli



C'è un edificio tutto bianco, affondato tra le case del centro storico di Napoli, ha una terrazza tutt'intorno da dove la città si vede grande e infinita. L'edificio è una ex centrale elettrica che Peppe Morra ha trasformato in un museo, il museo Hermann Nietsche, che non ha niente di museale, di statico. Il vulcanico Morra lo trasforma ogni volta.

 

Ora accoglie una mostra di arte giapponese. La mostra è molto ricca, vale la pena visitarla, anche perché è un mezzo per comprendere un popolo differente dal nostro, che, pure lui, si trova a una svolta epocale e subisce un certo disorientamento.

 

Qui la sua arte a volte si rifugia con infantile innocenza nel gioco, tal altra risente di una profonda consapevolezza, talvolta si richiama al passato, tal altra tenta una creatività nuova. Ma è

 

sempre vivacemente colorata e mai dimentica la precisione e la delicatezza che sembra essere una caratteristica di questo popolo.

 

L'attuale senso del tempo che passa e tutto cancella si è espresso, all'inaugurazione di qualche giorno fa (24/10), in una performance varia e vivace che ha visto alla prova artisti attivi con il loro pennello a dipingere sulla plastica.

 

Interessante è stata la performance di Setsuko, artista giapponese sposata a un architetto italiano: con il canto e gesti espressivi ha risvegliato con dolce sollecitudine delle persone di varie etnie giacenti sotto bianchi lenzuoli: l'amore non fa differenze.

 

La stessa artista è autrice di un disegno su una vetrata del museo, che rappresenta il profilo di una donna morta e di un bambino che cerca il seno della madre ormai cadavere. Il disegno è il rifacimento di un particolare di un affresco di Mattia Preti ormai scomparso, che rappresentava la peste di Napoli del 1656.

 

Le linee del disegno di Setsuko non sono nette ma composte da tanti piccoli ovuli, che riprendono la struttura del bacillo che causò il terribile male. Il tempo cancellerà anche questo disegno. Prima che lo faccia, vale la pena affrettarsi a guardarlo, a contemplarlo e, attraverso la trasparenza del vetro, contemplare il suo sovrapporsi su Napoli e il suo Vesuvio.

 

Ed è naturale che venga alla mente un paragone tra la donna appestata e la Napoli attuale.

 

Adriana Dragoni

 

 


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