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19/08/22 ore

Due mostre, Metafore dello sguardo e la crisi greca disegnata da fumettisti greci


  • Giovanni Lauricella

Due mostre di disegni totalmente differenti, ma che indirettamente mettono in discussione il mondo della cultura, pertanto da analizzare insieme. Iniziamo però con una domanda. Vi ricordate di Charlie Hebdo? Crediamo che vi ricordate molto bene del drammatico attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico francese più noto, per la grande mobilitazione che c’è stata a Parigi per onorare i disegnatori uccisi e per la difesa della libertà di satira e per tutto quello che è avvenuto nel minoritario mondo democratico collocato prevalentemente in un occidente sempre più stritolato da potenze dittatoriali.

 

Per la prima volta si è visto il volto fiero della democrazia occidentale nei confronti di chi ci voleva portare nell’oscurantismo integralista. Per la prima volta si è difesa la satira da chi la condannava come satanica avversione religiosa. Furono giorni memorabili in cui si pensava che dopo tanta tolleranza si doveva dare una risposta decisa sulla nostra identità sociale nei confronti di chi ci ricattava con la violenza per farci soccombere all’estremismo islamismo. Provocatoriamente avevamo chiesto se vi ricordavate perché dopo tanto furore e la rivendicazione della giustezza della satira si è tornati ad un pavido silenzio. Satiricamente si direbbe che se si fosse insistito troppo si sarebbe rischiato di far scomparire il fondamentalismo islamico.

 

E’ stata infatti una piacevole sorpresa venire a sapere che alla galleria Triconomia c’é una mostra di fumetti satirici sulla crisi greca. Toh, avevamo pensato, si ritorna alla carica! Non è così, purtroppo, ma finalmente abbiamo una mostra di simpatici fumetti satirici che mette in luce gli avvenimenti storico-politici in cui ci troviamo coinvolti.

 

Accontentiamoci, meglio di niente: pensate che oltre ai migliori fumettisti greci c’è ne uno di Charlie Hebdo. Disegni di: Michael Kountouris, Petros Christoulias, Soloup, Thanassis Dimou, Thanassis Petrou, Giorgos Botsos, un argomento importante, quello della crisi greca, meglio spiegato da questi artisti che dai politici che su questo argomento hanno creato solo confusione.

 

 

 

Di tutt’altra fattezza la geniale mostra ai Musei Capitolini: Raffaello Parmigianino Barocci. Metafore dello sguardo, curata sapientemente da Marzia Faietti direttrice del gabinetto disegni e stampe degli Uffizi di Firenze e dai suoi eccellenti collaboratori.

 

Una complessa iniziativa di straordinario spessore intellettuale che raccoglie indiscutibili capolavori del ‘500 messi insieme dal tema dello sguardo. Parmigianino e Barocci sono da considerarsi continuatori di Raffaello. Il Parmigianino avrà anche lui, come Raffaello, una vita “spericolata”; i lavori della loro breve carriera insieme a quelli del Barocci a tutt’oggi offrono spunti culturali inesauribili e questa mostra ne è l’ennesima dimostrazione.

 

Lo sguardo come metafora dell’approccio al sapere di quel tempo travagliato che fu la Controriforma, in cui il manierismo non a caso offre lo sbocco interpretativo delle aspettative culturali che sempre di più travolgeranno il pensiero europeo: quest’ultimo già fecondo nel Rinascimento si proietterà verso orizzonti sempre più vasti e globali, irriducibili alla concezione albertiana e pertanto bisognosi di un nuovo approccio scientifico.

 

La mostra inizia con il tema dell’autoritratto di Raffaello, Parmigianino e Barocci. Piccoli quadri esposti (mancherebbe quello del Parmigianino entro uno specchio convesso è un dipinto a olio su tavola convessa, 1524 circa, conservato nel Kunsthistorisches Museum di Vienna) che già esprimono una soggettività profetica di tutto quello che accadrà a breve. Non sono più solo i maestri del dipingere ma pensatori intellettuali di un nuovo corso del tempo.

 

Raffaello (1483 – 1520), l’urbinate ragazzaccio efebico, che morirà di sifilide, è quello che dipinge la Scuola di Atene, cioè la summa del pensiero più alto di quel periodo, il platonismo tradotto in una iconografia dottrinalmente perfetta tanto da divenire un manifesto e una lezione di filosofia. Parmigianino (1503-1540) è lo scienziato alchimista che brucia la sua folgorante carriera perché crede nei suoi studi e diventerà povero e pazzo. Meno noto, è l’altro continuatore di Raffaello,  Federico Barocci (1528 o 1535 – 1612) è considerato uno dei più eleganti esponenti del manierismo.

 

Alla rappresentazione del volto con lo sguardo leggermente abbassato verso lo spettatore, che si ritrova in altri ritratti di quel periodo, si arriva abbandonando la rappresentazione di profilo che era quella precedentemente in voga, per esprimere una intelligenza contemplativa,proiettata verso una concezione di idee di pensiero scientifico. Un uomo inteso come coscienza critica che si pone il problema di capire la natura, non solo di riprodurla. Così la visione che offre la finestra dietro i ritratti è una metafora dell’apertura necessaria che va oltre il fenomeno e verso conoscenze future. Non è la rappresentazione di un uomo passivo nell’ambito della conoscenza dogmatica, bensì reattivo, che vuole scoprire- se non controllare- i fenomeni a lui intorno.

 

Proprio il Parmigianino lascia intravedere nel suo autoritratto, sopra la testa, le ossessioni della sua ricerca alchemica. Ma quella che è la visuale paesaggistica è anche caratterizzata, come in una sala apposita di soli disegni, dalla peculiarità dei dettagli, espressione della nuova ricerca che vuole andare oltre l’aspetto apparente.

 

Insomma ritratti di una concezione concettuale, in una mostra che si può dire circolare perché si sviluppa e si accresce di scoperte nel percorso, non a caso segnato da un grande specchio dove lo spettatore si vede riflesso, altra metafora della visione.

 

Tanti disegni, incisioni e quadri del ‘500 per una mostra di opere di alto pensiero che ci fanno riflettere sulle mostre molto più pretenziose degli artisti concettuali contemporanei, molto supponenti e spocchiosi, al punto che spesso, invece di mostrare vere e proprie opere, esibiscono il loro potere giocando su un concettuale talmente  minimal, come a dimostrare irrisione alle stesse istituzioni artistiche che li supportano. Spesso sforano su contenuti futili se non banali, una “maniera”, quella di adesso,che a differenza dei cosiddetti manieristi vuole fare sfoggio di sapere autoreferenziale, come a dire “io sono grande io posso!”.

 

Meno male che almeno ci sono i vignettisti greci, che ci dicono qualcosa di importante. (Nel frattempo Charlie Hebdo ha annunciato che non criticherà più Maometto e Tsipras ha cominciato il suo secondo mandato di capo del governo uniformandosi alle direttive europee).

 

Raffaello Parmigianino e Barocci

Metafore dello sguardo

2 ottobre 2015 – 10 gennaio 2016

Musei Capitolini

Roma

 

ελλάς

La crisi greca disegnata da fumettisti greci

Dal 30 Settembre, fino al 15 Ottobre

Galleria Tricromia  (via della barchetta, 13 , Roma) 

 

 


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