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01/06/20 ore

'Perdita di qualità, perdita di identità': Gianfranco Baruchello


  • Giovanni Lauricella

"Perdita di qualità, perdita d'identità", curata da Silvano Manganaro, è una riflessione sulle trasformazioni operate dal tempo su quello che resta di alcune sbiadite foto segnaletiche provenienti dagli schedari dell'Archivio della Polizia di Stato di Livorno, città dove l'artista (che vive a Roma da tempo) è nato nel 1924.

 

Si tratta di immagini deteriorate e consunte, vecchie più di cinquant’anni, un po’ come quelle esposte alla libreria-galleria romana “Il Museo del Louvre” a via della Reginella il 31 gennaio 2008 , dal titolo “Identificazione”, un vero e proprio archivio criminale che scorre lungo le pareti dell’ esposizione-installazione, ideata da Giuseppe Casetti e curata da Achille Bonito Oliva, già recensita in questa rubrica.

 

Nella mostra in questione la riproduzione delle foto in grande formato e la voce dell’artista che recita sommessamente un testo di Gramsci fa apparire le foto cariche di memoria.

 

Lo spazio espositivo è suddiviso in tanti piccoli spazi ognuno dei quali contiene una foto, come a dare l’impressione di celle di prigione: idea molto bella e suggestiva, che soffre peraltro della realizzazione in un piccolo spazio, al punto da che le celle sembrano delle cornici in muratura per delle foto che sono pure di grande formato, con una suddivisione degli spazi che affatica la comprensione dell’opera di Baruchello in quanto chi guarda le foto non entra nelle piccole stanzette e resta fuori in quello che sembra un corridoio.

 

Indubbiamente sarebbe stato meglio ambientare la mostra in uno spazio più ampio, dove lo spettatore entrasse nella cella e restasse a riflettere sul ritratto fotografico di volta in volta esposto. Eppure abbiamo in città tanti edifici giganteschi abbandonati o quasi (e molti persino fatiscenti) che non vengono abbattuti per realizzare nuove costruzioni, come il gigantesco S. Michele, uno tra gli edifici più grandi di Roma, che è ormai una fabbrica di stipendi per dipendenti dei Beni Culturali assenteisti, tanto che basta andarci di pomeriggio per accorgersi di che luogo spettrale che è, tanto è vasto, tanto è vuoto.

 

In più la crisi economica che stiamo attraversando costringe gli artisti a fare piccole opere e i locali delle gallerie private, che sono piccole e anguste, sembrano delle boutique. Si fanno anche mostre di successo in un Bed & Breackfast di viale Regina Margherita, “La Sapientia House”, collettive organizzate da Allegra Armani, dove ho incontrato bravi artisti, tra cui segnalo Bato.

 

E pensare che allo stesso orario, dalle 19 in poi, il MAXXI o il MACRO sono chiusi e figuriamoci di sabato…Sì, c’è molta difficoltà a fare cultura come c’è tanta voglia di farla e tanta gente che si dà da fare con il risultato paradossale che ci si trova sommersi da tanta mediocrità.

 

Dovrebbero interdire il centro storico alle gallerie di arte contemporanea perché generalmente sono prive di spazi propri alle esposizioni, il che credo che snaturi il senso dell’arte contemporanea, che impedisca di realizzare installazioni, happening, performance di ampio respiro, senza dire che obbliga gli invitati a violare i vincoli alla circolazione stradale ecc. ecc

 

Una mostra di Baruchello, artista molto importante che tra l’altro ha un fisico non affatto piccolo, non può ridimensionarsi al punto tale da costituire un evento simbolico, altrimenti è frustrante e non offre sbocchi culturali soddisfacenti.


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