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01/06/20 ore

Eletti i componenti della Consulta per l'arte contemporanea di Roma. Non mancano i difetti


  • Giovanni Lauricella

La Consulta per l'arte contemporanea è un organismo autocostituitosi per occuparsi dei problemi dell'arte che, da qualche anno, tenta di dire qualcosa in questo difficile campo culturale. Come tutti sanno ebbe nei dissensi emersi per la nomina del direttore del Macro le sue origini, proprio perché, a detta del movimento della Consulta, si voleva dare un incarico del genere a chi non solo avesse i titoli ma che rivestisse tale incarico solo dopo aver vinto la selezione di un regolare bando di concorso internazionale, regola che si richiedeva essere applicata per tutti i musei romani.

 

Tutto questo per difendere l'alto profilo che un incarico del genere dovrebbe avere, a dispetto di nomine politiche desiderate dall’amministrazione di destra, che a detta di tutti non rilanciava Roma a livello internazionale.

 

Una prova di forza contro il governo che ebbe un discreto successo nelle assemblee che si ebbero in quei giorni, nell’ambito del movimento che si costituì proprio al Macro. Gli stessi promotori pochi giorni fa si sono riuniti per eleggere i propri esponenti tra i primi cinque che avrebbero ottenuto i maggiori voti.

 

Come da scorretta pratica elettorale si è fatta poca pubblicità ad un’elezione di pubblico interesse, che vedeva proprio nell'utenza dei musei e nei loro operatori la spinta dal basso per avere dei nuovi interlocutori dell'arte contemporanea a Roma: secondo noi si doveva fare almeno una grossa assemblea pubblica per invitare la cittadinanza romana, nel senso che si doveva dare diffusione all’iniziativa a tutti i livelli e non nei canali di limitata conoscenza.

 

Così facendo si è avuta la partecipazione degli amici degli amici perché, forse, se si fosse saputo troppo in giro si sarebbe perso il controllo della situazione, forse, provo ad immaginare, per dare una continuità con gli eletti della scorsa volta.

 

Sta di fatto che alle elezioni avvenute la scorsa domenica 2 febbraio si sono presentati quelli che sapevano di essere eletti, con il loro seguito, insieme ad alcuni altri di poche speranze buoni per dare credibilità ad una elezione che altrimenti sarebbe apparsa troppo ristretta.

 

Qualcosa pare non abbia funzionato nella mobilitazione degli amici degli amici così si è avuta la sorpresa che tra i primi cinque si è ben posizionata Laura Palmieri, iscrittasi in sordina due giorni prima delle elezioni, mentre il maggiore esponente dell'arte contemporanea internazionale, Kounellis ha preso cinquanta voti ed è stato incluso tra i vincitori insieme ad un' altro candidato di minore importanza che ha ottenuto la stessa quantità di voti, sommando i voti in un ticket.

 

Ecco i risultati delle elezioni di domenica 2 febbraio 2014: totali votanti 262, schede bianche 1, schede nulle 0, Raffaella Bozzini 39, Gianluca Brogna 77, Davide Dormino 87, Raffaele Gavarro 146, Silvia Litardi 122, Laura Palmieri 100, Pirri/Kounellis 112, Filippo Riniolo 75, Francesco Sibilla 75, Marcello Smarrelli 69; eletti Raffaele Gavarro, Silvia Litardi, Pirri/Kounellis, Laura Palmieri, Davide Dormino.

 

Contrari a queste elezioni? No anzi, proprio per quello che è successo i promotori dovrebbero riconoscere ufficialmente i difetti di intenti e risolverli; in pratica più di prima gli eletti devono lavorare per dare a Roma la giusta rappresentanza e una corretta visione culturale.

 

Lo faranno? Staremo a vedere, ma si ha già l'impressione che i furbetti del quartiere siano all'opera per buttare all'aria le carte da gioco dando un calcio al tavolo. Ovviamente speriamo di sbagliarci.

 

 


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